Terminator Genisys

USA - 2015
2,5/5
Terminator Genisys
Per proteggere Sarah Connor e salvaguardare il futuro, il leader della resistenza umana John Connor decide di spedire indietro al 1984 il Sergente Kyle Reese. Tuttavia, un evento inaspettato crea una frattura nella linea temporale e il Sergente Reese si ritrova in un passato nuovo e sconosciuto. La sua nuova missione diventa quindi ripristinare il futuro e per riuscire dovrà fronteggiare improbabili alleati, tra cui il nuovo terminator T-800, il Guardiano e nuovi, pericolosi nemici...
  • Altri titoli:
    Terminator: Genesis
    Terminator 5
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS, CODEX ARRIRAW (2.8K) (3.4K), (2K)/PANAVISION, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: personaggi creati da James Cameron Writer e Gale Anne Hurd
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES E SKYDANCE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 9 Luglio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Partiamo dalle note liete. Tra queste, il ritorno alla saga di Arnold Schwarzenegger 12 anni dopo Le macchine ribelli. Se non altro non fa più politica.
A dire il vero non fa più nemmeno tanto bene il cyborg. L'età si fa sentire. E si fa vedere. Meglio riderci su. Il T-800 è una parodia incanutita del robot che fu. C'è una scena in cui l'odierno cyber-Arnold si scontra con quello giovane di 30 anni fa (magie del digitale!). Indovinate chi ha la meglio.
Altre cose degne di nota: Jason Clarke - che qui interpreta John Connor - è un attore fantastico, con una faccia a punta che con un po' cipria e una parrucca sarebbe quella di un boiardo del settecento. Infido ma elegante.
Anche la giovanissima Emilia Clarke, venuta fuori dal Trono di spade, se la cava egregiamente e riesce a non far rimpiangere troppo Linda Hamilton nel ruolo di Sarah Connor. Pure se Linda Hamilton onestamente era tutta un'altra storia. Diciamo che la Clarke potrebbe essere la figlia viziata della Hamilton, che è già qualcosa.
Chi non merita questa saga è invece l'attore che interpreta Kyle Reese, ovvero faccia da bamboccio Jay Courtney. Qui la produzione ha preso un grosso abbaglio. O un grande raccomandato. In ogni caso provate a metterlo a confronto con il Michael Biehn dell'84. Anzi lasciate perdere, non provateci nemmeno.

Come avrete capito molti dei personaggi dell'originale fanno capolino in questo quinto episodio della saga, che è a metà strada tra il sequel, il remake e il reboot dei primi due Terminator. E purtroppo a metà rimane, come inespresso.
L'incipit, ambientato nel 2029, in un pianeta terra raso al suolo dalle macchine guidate da Skynet (è il cervellone, il software malvagio che ha dato vita alla sommossa anti-umana dei cyborg), lascia ben sperare. Qui vivono in clandestinità il leggendario John Connor, il sodale Kyle Reese e un esercito di volontari. Ma il solo modo per battere Skynet ed evitare la cyber-apocalisse (raccontati nel terzo e nel quarto Terminator) è impedire che avvenga il Giorno del Giudizio (al centro di Terminator 2), ovvero nell'ordine 1) salvare Sarah Connor e permetterle così di dare alla luce il futuro salvatore dell'umanità e 2) distruggere Genysis, un'app sotto cui si cela Sklynet che, una volta istallata nei device del pianeta, prolifererebbe senza più ostacoli. Per fare ciò John Connor manda Kyle Reese indietro nel tempo per svolgere le incombenze di cui sopra, il che è precisamente quel che avviene nel primo Terminator. Tuttavia l'intromissione di un cyborg-infiltrato nella resistenza umana compromette i piani di Connor e ridisegna il passato. Il che è precisamente l'idea alla base della serie tv tratta dalla saga, The Sarah Connor Chronicle.

Dopotutto la sceneggiatura di Laeta Kalogridis e Patrick Lussier è un rimettere insieme cocci e spunti dei vari Terminator, al netto di ogni originalità. La disinvoltura con cui vengono utilizzati i viaggi a/r nel tempo è poi la tipica furbata di chi non sa bene che cosa inventarsi. Senza contare che i continui slittamenti temporali (dal 2029 al 1984, dal 1997 al 2017) danno vita a una serie di contrattempi degni di una soap opera - madri che incontrano figli più grandi di loro, discepoli che si riscoprono padri dei loro maestri, donne che non sanno come dire a uomini ignari il destino di amore e morte che li attende. Il tutto frullato con nostalgica autoironia, come da (stanca) routine postmoderna.
Insomma non c'è nulla o nessuno che si possa prendere sul serio. Né tragedie in cui credere. Il che rischia di diventare un dramma per la fantascienza distopica. Sempre più euforica nei modi e disforica negli esiti.

E dire che Alan Taylor (Thor: The Dark World) ce la mette tutta per dare un po' di schiaffoni d'adrenalina, lavorando sulle scene d'azione con briosa ferocia (il top è l'inseguimento motocicletta-pulmino scuola sul Golden Gate Bridge di San Francisco).
Con le violente percussioni di Lorne Balfe (musiche) e il mondo elegantemente virato in nero di Kramer Morgenthau (fotografia), gli ultimi rigurgiti di una saga che perso fede nell'apocalisse.

NOTE

- LAETA KALOGRIDIS FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"(...) è un film in cui si parla troppo. Problema, questo, che affligge gran parte del cinema d'azione americano contemporaneo e che rende ancor più miracoloso ed emozionante il ritorno di 'Mad Max'. Diversamente da 'Mad Max: Fury Road', 'Genisys' non è un film rivoluzionario. Anzi, la frequenza del suo polso si può immaginare a partire dal nome con cui Sarah Connor (...) si rivolge ad Arnold, «Pops», che è un vezzeggiativo della parola «papà» così old fashion che siamo quasi al nonno. In effetti, un po' vecchia maniera è tutto questo intreccio di ritorni al futuro e trame temporali parallele/alternative che, con cura rispettosa quanto opportunistica, ricuce personaggi, storie e stilemi del nuovo film a quello originale del 1984, piuttosto che ai due capitoli che l'hanno seguito, nel 1991 e nel 2003, o all' insignificante 'Terminator Salvation' (2009), in cui Arnold Schwarzenegger non appariva nemmeno perché era occupato a governare la California. Quest'atteggiamento un po' retrò ha giovato al film un'unanimità di recensioni negative. D'altra parte, di questi tempi è facile sparare su Schwarzy: tutto quello che ha fatto da quando ha lasciato Sacramento ed è rientrato a Hollywood, si è tradotto in un flop. (...) In realtà, attaccare 'Genisys' come l'ennesima manifestazione della mancanza di idee del cinema da grande studio è sia troppo facile che sbagliato. Dietro alla macchina da presa, Alan Taylor (regista di un 'Thor', molta televisione di qualità e dell'interessante indie 'Palookaville'), dopo la fiammeggiante parentesi B/horror della distruzione globale di 'Le macchine ribelli' - riporta il colore ai blu e agli acciaio più sobri che Cameron e il suo direttore della fotografia Adam Greenberg avevano usato nei primi due capitoli della serie. E trova alcune interessanti soluzioni visive che fanno del riusaggio stesso una specie di secondo tema del film. (...) Nel ruolo che fu di Edward Fourlong, Nick Stahl e di Christian Bale, si difende bene l'australiano Jason Clarke (...). Però, in confronto alla muscolosissima, portentosa, Linda Hamilton, la Sarah di Emilia Clarke è fuori posto come una bambola Lenci. Il 'Genisys' del titolo si riferisce a un sistema operativo che, inserito in ogni computer, telefono, giocattolo, utensile sarà il veicolo attraverso cui Skynet potrà prendere possesso del mondo. Una prospettiva da incubo, e non necessariamente di fantascienza." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 8 luglio 2015)

"Ci vorrebbero cento pagine per raccontare una sceneggiatura che andrebbe studiata al neurodeliri. (...) Si spara molto ma senza ragione: chiunque venga colpito si ricompone con larghe chiazze argentee. Moltissimo rumore per nulla: colpa di un'indigestione con incubo di Cameron nell'82. Il quarto round è di Alan Taylor e sfrutta le doti di Jason Clarke." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 luglio 2015)

"Dopo un inizio che farebbe ben sperare se non fosse la minuziosa decalcomania di quello che ci folgorò nel prototipo, l'unico, vero colpo di scena di un film che si rivela via via sempre più ordinario è affidato all'entrata in campo di un'inedita guerrigliera cresciuta dal T-800 originale che, però, non buca lo schermo e non supporta il generoso sforzo dell'ex governatore di far rivivere la gloria del passato. Certo le sequenze spettacolari sono ottime e abbondanti, ma al rilievo degli attori comprimari, alle battute dei dialoghi e persino all'esercizio d'autoironia riservato come sempre al mattatore mancano la freschezza e la verve, sia pure apocalittiche, del geniale tocco cameroniano. Inoltre l'impressione personale è che il guazzabuglio delle date (2029,poi 1984 e proprio quando t'aspetti lo scoccare del «giorno del giudizio» nel fatidico 1997, la battaglia finale spostata a vent'anni più tardi per colpa del Genisys del titolo) sia aumentato in maniera esponenziale a danno dell'implacabile senso di predestinazione e a favore dell'ormai insopportabile e codina reprimenda contro la società schiavizzata dai social network." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 luglio 2015)

"(...) il nuovo 'Terminator' è un solido prodotto che non mancherà di affermarsi al botteghino: gli effetti speciali sono di ottima qualità, il 3D funziona bene, il regista Alan Taylor (...) guida efficacemente lo spettacolo. Certo, non c'è nessuna inventiva, si tratta di materiale riciclato: anzi la pratica citazionistica è così esplicita che sembra di vedere estratti delle precedenti pellicole. D'altronde la macchina del post-moderno non è forse basata su un ricettacolo di affinità e richiami a opere del passato? In qualche modo, di questa estetica 'Genysis' è un perfetto esempio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 luglio 2015)

"(...) gli sceneggiatori conducono lo spettatore in una giostra di false piste e false identità a catena; affaticandolo un po'. Schwarzie si offre dosi massicce di autoironia; l'Emilia Clarke del 'Trono di spade' è troppo ragazzina per convincere come valorosa guerriera. Se il film incassa sarà il primo di una nuova trilogia." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 luglio 2015)

"(...) il film non è obsoleto, al contrario, incarna lo stato dell'arte dei franchise, delle saghe hollywoodiane qui e ora: oggi la "vecchiaia" è la benvenuta, perché fidelizza e rassicura il pubblico, refrattario alle novità e ben disposto a farsi re-irretire da quel che già conosce. Non solo al cinema, viviamo in un'epoca di piena restaurazione, e Terminator Genisys, che criticamente andrebbe velocemente rubricato nel faldone "boiate pazzesche", è un'ottima cartina al tornasole. (...) questo reboot (rilancio) della saga tende a riscriverla in tutto e per tutto , senza temere il revisionismo, l'apostasia e, sì, il ridicolo: a furia di andare su e giù per il tempo legami di parentela alberi genealogici (...) si confondono, si innestano e "incestano" come se non ci fosse un domani - del resto, non c'è nemmeno uno ieri e un oggi degni di tal nome. (...) 'Terminator Genisys' non fa altro che ammucchiare, sparigliare, elidere ed eludere i segni già disseminati nei capitoli precedenti: un mischione, figlio della serializzazione del linguaggio di noi analfabeti contemporanei. E che dire della nostalgia canaglia, altro pilastro della Hollywood dei reboot, dei prequel e dei sequel? La cristallizzazione di un eterno presente, meglio, di un'eterna giovinezza oggi ha una nuova arma: il lifting. Nella società è la chirurgia estetica, nei film è la CGI, le immagini (ri)generate al computer: l'Arnold Schwarzenegger che fu (1984) combatte con quello odierno, soprattutto, condivide la stessa inquadratura. Non è questione di cosmesi, è un altro trucco: CGI." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 luglio 2015)

"La necessità di sfogliare all'indietro le pagine della storia per cancellare vecchi capitoli e scriverne nuovi è una vera e propria ossessione di tutto il cinema di oggi. Ne è prova 'Terminator Genisys', quinta pellicola di una saga che ha cambiato la fantascienza moderna nel lontano 1984 quando James Cameron rivisitò, dopo 'Il mondo dei robot' (1973) e prima di 'The Matrix' (1999), il tema della guerra tra macchine dotate di intelligenza artificiale e noi esseri umani. Questo Terminator numero cinque diretto da Alan Taylor (...) chiede ai fan di dimenticare il numero tre e quattro riallacciandosi a 'Terminator 2 - Il giorno del giudizio' (1991), sequel dell'originale sempre diretto da Cameron. (...) saltano tutte le connessioni temporali e di sceneggiatura con il passato della saga . Mossa intelligente. (...) un sorprendentemente spiritoso action movie fantascientifico che funziona come un melodramma a tre dove ci sono lui (Reese), lei (Sarah) e il terminator buono. Un Jules e Jim con sparatorie, paradossi temporali e inseguimenti? Proprio così. Di grande fascino nel ruolo del protettore innamoratissimo di Sarah la prova dell'ex governatore della California Arnold Schwarzenegger, diventato una star come muscolosa macchina assassina proprio grazie all'originale di Cameron del 1984. (...) Le parti romantiche sono più convincenti rispetto ad astrusità cronologiche e ridondanti scene d'azione." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 9 luglio 2015)

"Piacerà ai fan della saga, che hanno accolto con inaudito giubilo la notizia che Arnold era tornato (il flop del capitolo precedente era stato attribuito alla quasi totale assenza). E difatti Schwarzy non li delude gli aficionados. La posta è sempre la stessa e inoltre l'ex governatore della California si dimostra, a quasi settant'anni, interprete di non disprezzabili finezze. Ben consapevole di essere il perno della saga, infiocchetta la sua recitazione di tanti ammiccamenti. Strizza l'occhio anche nelle scene più movimentate, stando a significare che comunque lui nonostante sembri un ammasso di ferraglia è sempre in grado di dominare la situazione. Anche se la situazione sembra spesso uscirgli di controllo (il suo robot è un modello desueto, in comprensibile difficoltà di fronte a Terminator aggiornatissimi). Piuttosto, la parte debole del film, è nella sceneggiatura, in un canovaccio che per tentare del nuovo, incasina troppo la situazione (tra robot buoni, cattivi e così cosi uno si perde). Aggiungete al passivo anche un cast di non entusiasmante livello. Emilia Clarke sta costruendosi uno status di divelta fantasy grazie alla regina dei draghi del 'Trono di spade', ma nella parte di Sarah fa rimpiangere la tosta Linda Hamilton degli episodi precedenti. E il John Connor di Jason Clarke è scostante fin dalla prima scena. Che senso hanno i viaggi nel tempo e lotte ferocissime per salvare uno così?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 luglio 2015)

"«I'll be back», prometteva Schwarzenegger nel primo lontano Terminator (1984), senza immaginare che a distanza di 31 anni si sarebbe ricalato in un ruolo che lo rese celebre in tutto il mondo. Potenza di questo reboot che prende il film che fu di James Cameron e lo riscrive totalmente negli eventi, pur utilizzando gli stessi personaggi. Ritroviamo, quindi, John Connor, la madre Sarah, Kyle Reese, Skynet, tutti affidati ad interpreti diversi rispetto all'originale e con una evoluzione e un destino differenti. L'unica presenza costante è quella di Schwarzy, non più nei panni, però, del temibile ed implacabile cyborg, ma qui in versione più «umanizzata», con il compito di difendere Sarah e la sua discendenza. La prima cosa che colpisce in questo tentativo di rilancio della saga è quella di aver imparato molto bene la lezione Marvel degli ultimi anni. Quindi, poco spazio alla parte introspettiva e via libera ad una serie di gag (a volte, eccessivamente ripetute come quella del sorriso stampato di Arnold), intervallate da action puro e da incomprensibili spiegazioni (pseudo) scientifiche che appesantiscono piuttosto che chiarire una trama da 'Ritorno al Futuro' (con tutti quei viaggi nel tempo) che spesso vi lascerà attoniti. (...) Se siete dei fan accaniti della saga, molto probabilmente uscirete dalla sala disgustati. In tanti, però, soprattutto tra i più giovani, non avendo visto i precedenti 'Terminator', si esalteranno davanti al solito abbondare di effetti (neanche così) speciali, con inevitabile sovrapprezzo per il 3D. Così è se vi pare." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 9 luglio 2015)

"'Terminator: Genisys' è un giocattolone spettacolare che non aggiunge niente ai capitoli precedenti e però non deluderà i fan della serie. Indeciso a tutto, il film possiede un suo lato, potremmo dire 'old fashion', soprattutto, e non potrebbe essere altrimenti, nella figura del 'terminator' interpretato dall'inossidabile Arnold Schwarzenegger che per tutto il film ci tiene a sottolineare di essere 'vecchio, non obsoleto'. E dall'altro un lato invece più contemporaneo giocato quasi tutto esclusivamente sugli effetti speciali visivi (i terminator che si liquefanno e si ricreano dalla pozza di metallo liquido). (...) Di colpo di scena in colpo di scena il film porta avanti comunque una sua idea di cinema che è appunto quella del recupero: di brandelli delle puntate precedenti, di una certa ironia (e, per quel poco che gli riesce, anche di autoironia da parte di Schwarzy), per arrivare alla conclusione, che in fondo un po' ci rassicura, che del futuro non sappiamo proprio niente." (Andrea Frambrosi, 'l'Eco di Bergamo', 16 luglio 2015)

"Riecco nonno Schwarzenegger, un po' bolso e piuttosto incartapecorito, nella quarta, inutilissima puntata di una popolare saga. (...) Impossibile cercare di capirci qualcosa nella storia del marcantonio chiamato a difendere la discendenza di Sarah. Qualche lampo d'ironia tiene faticosamente sveglia la platea." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 luglio 2015)
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