SON FRERE

FRANCIA - 2002
SON FRERE
Thomas e Luc, due fratelli, non si parlano da lungo tempo. Luc è omosessuale e Thomas non è mai riuscito ad accettare la diversità di suo fratello e pian piano se ne è discostato. Quando a Thomas viene diagnostica una malattia irreversibile del sangue, per il ragazzo inizia un lungo calvario. In questo momento difficile l'unico ad avvicinarsi a lui è proprio Luc che per curare suo fratello decide di abbandonare le comodità della propria vita, rinunciare al lavoro e all'uomo che ama. Per Thomas questa è l'occasione per ritrovarsi ed esaminare gli sbagli commessi. Nella casa al mare della loro infanzia i due faranno i conti con il loro passato.
  • Altri titoli:
    SEIN BRUDER
    HIS BROTHER
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Tratto da: ROMANZO OMONIMO DI PHILIPPE BESSON
  • Produzione: AZOR FILMS, LOVE STREAMS PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: (2003)
  • Vietato 14
  • Data uscita 22 Agosto 2003

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA A PATRICE CHEREAU AL 53MO FESTIVAL DI BERLINO (2003).

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 2003.

CRITICA

"Se si pensa a 'La regina Margot' (1994), che era ancora un sontuoso spettacolo di impianto teatrale, non si riesce a credere che il regista francese Patrice Chéreau sia potuto tanto rapidamente approdare a una forma di cinema matura ed essenziale come quella espressa da 'Intimacy' (2001) e ora da questo 'Son frère', premiato con l'Orso d'argento alla scorsa Berlinale. (...) Ben coadiuvato da attori pronti ad annullarsi nei personaggi in un'interpretazione interiorizzata e antipsicologica, Chéreau narra l'inesorabile agonia di Thomas, che assistito da Luc passa dalle cure ospedaliere alle rive del mare dove si consuma l'atto finale, esplorando il lento degradarsi del suo corpo e nulla risparmiando allo spettatore dei tormenti di un fisico martoriato da tremori, sudori ed emorragie. Quello del regista è un approccio estremo e naturalista: si potrebbe definire impietoso se non fosse per l'alto livello di stile che, prosciugando la vicenda di facili patetismi, la risolve in una stoica parabola sulla dignità con cui si può affrontare quell'evento fondamentale della vita che è la morte". Alessandra Levantesi , 'La Stampa', 24 agosto 2003)

"Un gioco di specchi che Chéreau - ispiratissimo dal bel libro omonimo di Philippe Besson - ricostruisce con i pezzi di un doloroso puzzle, osservando con compassione, rigore, senza lacrime, come un antropologo della carne, un guardiano del faro, un signore del piano di sopra che conosce già l'epilogo. Nessuno piange Thomas, ognuno elabora il lutto alla sua maniera: anche qui Chéreau è interessato all'evoluzione delle reazioni, alla resistenza nei confronti dell'insostenibilità delle cose. E' Luc (il bravo Eric Caravaca), nella storia, l'alter ego di Patrice. Mentre il grande vecchio Maurice Garrel è una sorta di Caronte: accompagna Thomas al suo segnato destino. Anatomia dell'inferno". (Aldo Fittante, 'Film Tv', 27 agosto 2003)

"Il regista francese mette in scena le cose che più ci fanno paura con realismo e tenerezza insieme; offrendoci una lezione di umanità e calore con un'intensità che, al cinema, è dato trovare soltanto di rado. Se ne può restare 'medusé', per dirla alla francese: affascinati e stupiti come davanti a qualcosa di nuovo e inatteso. Il soggetto è tratto da un romanzo di Philippe Besson, che ricorda abbastanza dappresso 'Cronaca famigliare' di Vasco Pratolini.
Su un soggetto semplice e terribile Chéreau ha realizzato un film tutto materia, cose concrete: la pelle, le cicatrici, il sudore, il sangue sulle lenzuola s'imprimono nella materialità della pellicola con un'evidenza e una fisicità che il cinema corrente sembra ignorare. Ieri lo sapeva fare Robert Bresson, oggi i belgi Dardenne e pochissimi altri. Ed è questa, senza dubbio, una delle cifre più autentiche del cinema europeo quando proclama forte e chiara la propria identità, anziché rincorrere gli americani". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 agosto 2003)
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