Senza tregua

Hard Target

USA - 1993
Senza tregua
A New Orleans una banda di misteriosi assassini uccide a colpi di balestra Binder, un ex veterano. La figlia Natasha, sulle tracce del padre che non vede da anni, trova l'aiuto occasionale di un marinaio esperto in arti marziali, Chance Boudreaux: insieme scoprono che Binder è morto, e una pista li porta a Randal Poe, che assolda barboni e nullafacenti per volantinaggi, ma in realtà procura persone sole ma con un passato nell'esercito per essere inseguite ed uccise da facoltosi maniaci in cerca di violente emozioni. L'organizzatore delle cacce è l'ex mercenario Emil Fouchon, e suo complice è il sadico Pik Van Cleaf. Costui uccide Randal un attimo prima dell'arrivo di Chance con Natasha e di Carmine Mitchell, una scettica agente di polizia, che perisce nel successivo scontro a fuoco. E' ormai guerra aperta: saltato da un ponte su un treno in corsa con la donna, Chance si rifugia nelle paludi, presso lo zio Douvee che lo ha allevato. Mentre costui trattiene i killer, Chance affronta tutta l'orda di assassini in un capannone dove vengono fabbricate le grandi maschere del carnevale, e con l'aiuto dello zio, sopraggiunto, li elimina tutti, ad eccezione di Fouchon, che ferisce Douvee e prende in ostaggio Natasha. Ma Chance riesce, con uno stratagemma, ad eliminarlo.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: JAMES JACKS, SEAN DAIEL - ALPHAVILLE/RENAISSANCE
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO/APRILE 2001.

CRITICA

"E sebbene 'Senza tregua' sia, di gran lunga, il film meno riuscito di Woo, i pregi e le originalità del suo modo di accostarsi al cinema hollywoodiano sono evidenti, paradossali. Basti pensare all'insistito feticismo (tipicamente americano) con il quale intossica i corpi e gli oggetti (armi, pistole, elicotteri, automobili) sottraendo senso - come si suol dire - anche al fisico di Van Damme, inespressivo fino all'inverosimile e reso macchina pulsante, congegno micidiale, meccanismo inumano. Basti pensare al modo con il quale modella il film in direzione del western anacronistico e minuziosamente iconoclasta (non mancano insegnimenti, cavalli, frecce incendiarie). Basti pensare, infine, a come confeziona l'intero manufatto riuscendo a straniare, scomporre o a mantenere in surplasse perfino gli elementi più clamorosi d'ogni film d'azione che si rispetti: esplosioni, massacri, omicidi, fuochi, efferatezze e colpi bassi." (Fabio Bo, 'Il Messaggero')

"John Woo, in fatto di cinema angosciante, sa il fatto suo, ogni elemento, così, ogni tema sono indirizzati a climi scopertamente mozzafiato, con ritmi che rifiutano la sosta e con immagini che, specie in un finale nel sangue ambientato in un deposito di maschere per il carnevale, si affidano ad una fantasia barocca di effetto quasi prezioso anche se l'argomento sono solo sparatorie e corpo a corpo all'insegna del kung fu. Tutto gonfio, tutto esasperato, ma come cinema dell'urlo ('l'urlo di Chen'...). non si poteva andare oltre. Sostiene quasi per intero il peso di questi furori al diapason, l'interpretazione, anzi, l'esibizione costante del belga Jean Claude Van Damme, intento, con quella sua solita aria da damerino con grinta, per metà culturista, a imitare con successo tutti i Rambo di Hollywood. Qualche volta ferito (a differenza dell'invulnerabile Sylvester Stallone), ma alla fine sempre clamorosamente vincitore." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

"Nonostante la scenografica ambientazione in un'inedita New Orleans e il virtuosismo esasperato con cui la macchina da presa scompone e ricompone i movimenti dei corpi, 'Senza tregua' assomiglia a uno dei tanti film karaté prodotti in Usa, privo com'è di suggestioni narrative e con interpreti troppo inespressivi. Però, davanti alle piroette e ai volteggiamenti, le scene di lotta orchestrate come un balletto, i ralenti e le sospensioni temporali, i 'Cahiers du Cinéma' si sono estasiati (non si vive mai tranquilli) e hanno scritto: 'Una maniera di fare violenza che oscilla fra l'epopea e il montaggio analogico, fra Omero e Godard'." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 22 novembre 1993)
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