SANTO STEFANO

ITALIA - 1997
SANTO STEFANO
Nel 1959, nel carcere di Santo Stefano, un'isoletta a largo della costa tirrenica, il nuovo direttore Bruno D'Assisi si sta impegnando con tutte le sue forze per offrire ai detenuti un diverso trattamento. Cerca di far svolgere loro lavori utili alla comunità carceraria, convince alcuni secondini ad aiutarlo nel processo di riforma e, sul fronte esterno, si impegna per l'abolizione dell'ergastolo. Testimone di tutto questo è il figlio di Bruno, il dodicenne Antonio, che trascorre un anno sull'isola, frequentando la scuola con i reclusi e avendo come amico principale Nicola, ergastolano di cui il direttore si fida come di se stesso. Ma passato l'anno la situazione si complica. Dopo un periodo di ferie, Bruno torna al carcere e trova un clima cambiato, i vecchi regolamenti restrittivi hanno ripreso il sopravvento. Nicola evade, a Bruno vengono addebitate gravi colpe ed arriva per lui l'ordine di trasferimento.
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI 35 MM.
  • Produzione: ALIA FILM S.R.L. IN COLLABORAZIONE CON LA RAI
  • Distribuzione: CDI BUENAVISTA INTERNATIONAL ITALIA - MEDUSA VIDEO, MFD HOME VIDEO.

NOTE

REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1997.
PRESENTATO NELLA SEZIONE "EVENTI SPECIALI" AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA 1997.
LA VERSIONE VIDEO E' DI 84'.

CRITICA

'Forse, qua e là, con qualche personaggio disegnato abbastanza bene, sia pure tra vari intoppi narrativi, con delle situazioni, soprattutto sul piano umano, che possono anche coinvolgere e convincere, in cifre, però, sempre troppo scopertamente didascaliche, senza veri spessori psicologici, senza levità nei passaggi che vorrebbero essere sorridenti. Di qualche rilievo, comunque, gli interpreti, soprattutto Claudio Bigagli che, nei panni del direttore, tende a dar vita a un carattere spesso in equilibrio giusto fra l'idealista, l'utopista e il troppo astratto, con sfumature, sul piano umano, molto sincere. La moglie, al suo fianco, è Laura Morante, contenuta, forse un po' troppo rigida, spesso però fine e sensibile; il figlio è un bambinetto esordiente, Andrea De Rosa, con tutta la spontaneità dei suoi anni. Fra i detenuti, Claudio Amendola, un clima, come si direbbe ora, di buonismo.' (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 25 settembre 1997)

'Alle bizzose polemiche sul garantismo e le riforme, Angelo Pasquini oppone questo film, semplice e coraggioso, dedicato all'eroico direttore di un penitenziario che, negli anni Cinquanta, mentre l'Italia andava verso la congiuntura ed il boom sullo sfondo delle speranze tradite nell'età di Giovanni Gronchi, tenta di rendere più umane le condizioni dei detenuti. (...) Il film non è indenne da qualche incertezza stilistica, ma suscita rispetto ed ammirazione proprio per la sua stesura spoglia ed essenziale, per il coro colorito, per il vibrante asse morale che lo regge. Le musiche di Nicola Piovani e la fotografia, firmata da Giuseppe Lanci e Franco Di Giacomo, commentano molto bene il dramma, calato nel paesaggio di Ventotene, turisticamente suggestivo se non fosse sentina di dolore.' (Gregorio Napoli, 'Il Giornale di Sicilia', 15 settembre 1997)
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