Sangue vivo

ITALIA - 2000
Il film racconta il lacerante conflitto tra due fratelli che finisce in tragedia. Sangue vivo è quello che scorre al ritmo ossessivo con cui, da sempre si percuotono i tamburelli nel Salento, in Puglia. I salentini esprimono ancora oggi i loro sentimenti battendo il tamburello e danzando la "pizzica" fino a cadere in "trance". Con la musica ci si esprime, si comunica, si rende mansueta la forza oscura che alcuni sentono salire dolorosa e incontrollabile dentro di sè. Con la danza si corteggia.

TRAMA LUNGA
Nella provincia di Lecce vivono due fratelli: Pino, cinquant'anni, contrabbandiere, e Donato, trenta, musicista senza lavoro. La morte del padre è l'oscuro dolore che li tormenta: un incidente del tutto casuale ma del quale Pino si sente responsabile e a causa del quale Donato rifiuta di parlare con il fratello. Pino si arrangia con le sigarette, l'immigrazione clandestina di albanesi e altri lavoretti e mantiene tutti: la moglie, i figli, la vecchia madre, un'altra donna e Donato. Il suo sogno è quello di riuscire a mettere a frutto il talento musicale suo e del fratello per fare spettacoli e allontanare la presenza di malviventi e spacciatori. Ma Donato è debole e si rifiuta di suonare. Né la madre, né Teresa, la sua ragazza, riescono a motivarlo. Non ci riesce nemmeno Maria, la sorella, che è riuscita ad ottenere l'attenzione di un manager musicale per la band di Pino. Mentre Pino si esibisce con successo, Donato ricade nell'eroina e si fa coinvolgere in una rapina che lo trasforma in bersaglio della mafia locale. A questo punto Pino capisce che è necessaria una reazione estrema. Da un ulteriore viaggio a Valona porta una ragazza minorenne, si rifiuta di consegnarla e la fa tornare indietro. La mafia deve punirlo: un ragazzo gli spara e lo uccide. Anche Giovanni, il malavitoso, è colpito a morte. Ora Donato sa che deve cambiare vita e reagire.

CAST

NOTE

- SUONO: BRUNO PUPPARO.

- IL FILM E' IN DIALETTO SALENTINO CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO.

- LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE A TRICASE, ALESSANO, LECCE E SULLA COSTA SALENTINA.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: GIANLUCA ARCOPINTO PER ZEBRA PRODUCTION.

CRITICA

"Con incastri ben dosati si seguono i vari episodi che insieme con la cornice, concorrono a disegnarci i singoli personaggi, quelli come Zimba che ancora sperano e si affannano, in casa, sul lavoro, fra la gente, quelli come l'altro fratello che invece stanno scivolando sempre di più su una china pericolosa sia per la droga sia a causa di pessime frequentazioni. Non potrà, dati i presupposti, mancare la tragedia finale. Forse troppo "detta" e con un sospetto di patetico, ma è il solo difetto di una costruzione narrativa in tutto il resto asciutta e abilmente distaccata, sostenuta da modi di rappresentazione egualmente votati al realismo dai sapori sempre immediati ma dimessi, privi di forzature e di compiacimenti. Li infiamma, trasformandosi quasi in uno stimolo per tutto il resto, quella "pizzica" cantata, ballata ed evocata dai tamburelli che sa ad ogni momento diventare il respiro dell'azione e la fisionomia stessa di quei personaggi di cui, con il racconto, si intendono privilegiare invece solo i gesti e non le psicologie." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 giugno 2000)

"Buone notizie: tra gli scampoli di stagione arrivano alcuni dei film italiani più interessanti dell'anno, quelli che, nell'affollamento caotico delle sale, nei mesi 'caldi' di solito non trovano posto. E a dispetto di un finale che, per retorica, non è a tono 'Sangue vivo' di Edoardo Winspeare risalta per la forza del linguaggio cinematografico, la autenticità degli interpreti, la bella, robusta fotografia, il senso di realtà che ne emana eloquente come un'inchiesta giornalistica, preciso come un'indagine etnografica sul nuovo Sud". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 4 giugno 2000)
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