Ritorno a casa

Je rentre à la maison

FRANCIA, PORTOGALLO - 2001
iIn un teatro parigino va in scena "Il re muore" di Eugène Ionesco. Protagonista nel ruolo del sovrano è Gilbert Valence, attore dalla lunga carriera densa di successi. Finita la rappresentazione, tre persone che lo aspettavano dietro le quinte gli danno una dolorosa notizia: in un terribile incidente stradale sono morti la moglie, la figlia e suo marito. Non ci sono reazioni immediate. Passa del tempo. Gilbert ha preso il nipotino a casa con sé, lo segue mentre la domestica lo accompagna a scuola, in altre occasioni gioca con lui. Nel resto della giornata, Gilbert va al bar (sempre allo stesso posto), legge il giornale, entra in un negozio per comprare un paio di scarpe, recita a teatro ne "La tempesta" di Shakespeare. Dice di no alle avance di una giovane attrice e, convocato in uno studio, finisce per dire di no anche alla proposta di un telefilm da fare come protagonista che prevede però violenza, sesso, rumori. Maggiore attenzione dedica invece ad un'altra proposta che gli arriva: la parte di Buck Mullingan in una versione cinematografica dell'Ulisse di Joyce. Con scrupolo professionale, Gilbert cerca di imparare in tre giorni la parte in inglese. Quando si comincia a girare, si sente incerto, e il regista fa ripetere. Ma il tono giusto non arriva, e ad un certo punto Gilbert dice che ha deciso di andare via. Tornato a casa, sale le scale e va in camera sua. Al piano terra il nipotino lo guarda passare senza dire parola.

CAST

NOTE

- IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 2001.

CRITICA

"E' una amara riflessione sulla vecchiaia in forma di dramma da camera, interpretata da Michel Piccoli forse mai così bravo. (...) Il film del decano portoghese, girato in lunghi piani-sequenza secondo il suo stile (a volte la cinepresa si sofferma sugli oggetti, come le scarpe nuove del protagonista), è di una lucidità assolutamente ammirevole". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 maggio 2001)

"'Ritorno a casa' è una grande lezione di stile, in cui più di una scena rappresenta un'autentica invenzione. Come le riprese dell' 'Ulisse', mostrate attraverso le espressioni del viso del regista interpretato da John Malkovich; o ancor più, nelle scene teatrali in cui Gilbert recita Ionesco e Shakespeare: caso unico - a nostra memoria - di un film in cui teatro e cinema, anziché entrare in contrapposizione o in metafora, risultino perfettamente complementari. Imperiale, Piccoli trasfonde la propria aura in Gilbert al punto di annullare i confini tra il personaggio e l'interprete". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 giugno 2001)

"E' un film sulla vecchiaia che illumina la giovinezza. La regia allinea e distoglie alternatamente personaggi e pubblico, palcoscenico e cinepresa. Non è un caso che la svolta succeda sul set di un film dall'Ulisse di Joyce, mito del ritorno in un romanzo moderno che racconta l'avventura della vita dal pubblico al privato, dall'esteriore all'interiore, dall'individuale all'intimo, dalla coscienza al subconscio. Piccoli è inarrivabile. Cinema resistente al secolo". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 8 giugno 2001)

"Aggressioni notturne, vuoti di memoria, un ritorno del rimosso che si imporrà sul set di un film dall'Ulisse di Joyce, come per annunciare un addio ormai improrogabile. Ripensando al 'Dillinger è morto' di Ferreri, sempre con Piccoli, 'Ritorno a casa' potrebbe chiamarsi 'Dillinger è morente'. Dove Dillinger è Piccoli, è De Oliveira, è ognuno di noi, creature fragili e mortali". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 giugno 2001)

"Il film molto bello del novantaduenne maestro portoghese Manoel De Oliveira recitato meravigliosamente da Michel Piccoli, è un'analisi straordinaria del rapporto fra vecchiaia e dolore, e la presenza degli altri". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 giugno 2001).
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