Racconti da Stoccolma

När mörkret faller

GERMANIA, SVEZIA - 2006
Stoccolma. Leyla, una ragazza originaria di una famiglia dal rigido codice morale e religioso, cerca di restituire l'onore alla sorella Nina, considerata la pecora nera della famiglia per i suoi comportamenti ritenuti leggeri con i ragazzi e per questo punita severamente.
Carina, giornalista tv, e Håkan, operatore, vivono e lavorano insieme. In apparenza sembrano una coppia felice ma in realtà lui è un uomo violento che ha l'abitudine di picchiarla. Quando Carina finalmente riesce a reagire e decide di denunciare Håkan alle autorità, il suo gesto viene mal considerato da amici e colleghi, e anche quando si rivolge ai media perché parlino del suo caso non viene ascoltata. Al fine di ottenere giustizia e di aiutare le donne con il suo stesso problema, Carina decide di candidarsi alle elezioni per il Parlamento Europeo.
Aram gestisce un ristorante insieme al fratello e alla sorella. I tre hanno investito tutti i loro risparmi nell'impresa e gli affari vanno molto bene ma a causa di uno screzio con alcuni violenti criminali, per Aram e famiglia iniziano i guai.

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

CRITICA

"Tre storie vere di sopraffazione e violenza domestica intrecciate in un social thriller che spesso colpisce sotto la cintura. Se nell'Italia impaurita il problema sicurezza diventa il sintomo più vistoso della nostra crisi di identità, guardate cosa succede nella civilissima Stoccolma. (...) Niente sconti, nessuna scusa: il film non cerca le cause di tanta violenza, si concentra sugli effetti, intrecciando il dramma sociale e il lato spettacolare con mano ruvida. Un pugno nello stomaco che rischia di dimostrare più che di mostrare, lasciando lo spettatore due volte a disagio. Per gli orrori di cui è fatto testimone, e per il modo in cui è convocato al loro cospetto. Efficace, senz'altro. Ma anche ambiguo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008)

"Anders Nilsson, svedese, classe ' 63, ha un modo di raccontare coinvolgente, con una forza polemica strepitosa. Con questi tre racconti diversi per società e cultura, con queste tre storie di sentimenti accomunati dall' impeto di una violenza che si nasconde ovunque, l' autore denuncia tutto il malsano che si cela sotto il bon ton di rispettabilità e tolleranza. Le vecchie nevrosi di Bergman hanno partorito. Ecco tre vite violente: una ragazza che soccombe a regole familiar-tribali; una donna costretta all' inferno di famiglia; il gestore di un locale picchiato e che conserva un suo segreto. Tre ordinarie straordinarie storie di cronaca, quotidiano orrore, a rischio di non badarci, perdere il baricentro morale. È questo il baratro in cui cadono le civiltà più protette dal welfare materiale ma non etico. Vinceranno i mostri già così vicini? Vedete il film, vale la pena, è un modo di reagire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008)

"Tre vicende parallele, dove i protagonisti sono costretti a vivere nella paura e sotto minaccia. Di chi? Dei parenti, ovvio. Carina è una giornalista, col marito manesco; Aram gestisce un ristorante, preso di mira da malviventi anti-gay, Leyla è una ragazzina alle prese con una famiglia tirannica. Ognuno dovrà scegliere tra l'ipocrisia del quieto vivere e la verità, che farà male, ma libera da dinamiche affettive dolorose. Saltato il tappo, però, ci sarà chi odia le vittime, solo perché hanno parlato. Applaudito al Festival di Berlino 2007,
premiato da Amnesty international, questo thriller d'autore si segnala anche per la presenza della musa di Bergman, Bibi Andersson." (Cinzia Romano, 'Il Giornale', 2 maggio 2008)
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