Quel giardino di aranci fatti in casa

I Ought to Be in Pictures

USA - 1982
Quel giardino di aranci fatti in casa
Libby, una simpatica diciannovenne matta per il cinema ed il teatro, lascia per un breve periodo di tempo la madre ed il fratello per fare una corsa ad Hollywood. E' là che vuole sfondare, tanto più che è là che vive suo padre Herbert Tucker, che l'ha lasciata a seguito del divorzio dalla moglie da ben 16 anni. Questo padre che è uno sceneggiatore di cinema e TV la attrae molto, ma per lei è uno sconosciuto. Gli piomba in casa, è bene accolta da lui e da Steffy, una sua amica, vedova con figli, che periodicamente si ferma da lui, e piano piano si insinua nella sua vita, addirittura ridipingendogli la casa. In realtà l'uomo ha perduto da tempo ogni contatto proficuo, non scrive più, fa il quasi pensionato, occupandosi delle rare piante da frutto del suo giardinetto. Perciò la ragazza è obbligata a darsi da fare per conto suo, adattandosi anche al precario ruolo di guardiamacchine e a distribuire nei parcheggi volantini con nome e indirizzo, pur di agganciare un divo o un agente del mondo dello spettacolo. Il padre è affascinato dalla tenacia e dalla simpatia di questa figlia, che per lui è una autentica scoperta: parlano molto, ricordano il passato e vicino a lei l'inerzia di Herbert sembra finalmente scuotersi, perfino i suoi rapporti con Steffy appaiono meno sbrigativi e più affettuosi. Ad un certo punto, tuttavia, Libby decide che è tempo di tornare a casa: quel padre che le era sconosciuto, ora lo ha ritrovato e gli vuole un gran bene, ma il suo posto è vicino alla madre, che l'ha sempre capita e guidata. Libby riesce a far parlare al telefono i suoi genitori, dopo di che se ne torna a casa. Una parentesi si è chiusa: forse Libby potrà meglio riflettere sulla propria vocazione artistica ed Herbert riprendere a lavorare ed a manifestare il suo talento. In ogni caso, una assurda nebbia si è diradata...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, DE LUXE
  • Tratto da: commedia teatrale di Nei Simon
  • Produzione: NEIL SIMON AND HERBERT ROSS PER TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: SELVAGGIA FILM (1985) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

CRITICA

"Delizioso, piacevolissimo film. Ma sul delizioso e piacevole non si equivochi: perché non ha nulla di superficiale, scendendo esso, invece, anche nel profondo dei sentimenti, enucleando valori umani di grade rilievo e tutto sfiorando o accennando con grande finezza di tocco. Tratto da una commedia di Neil Simon che in USA ha fatto furore, il film di Herbert Ross ne ricalca sostanzialmente i moduli che di Simon sono tipici per rlrganza e struttura e che non cedono mai alle lusinghe del troppo facile e del manierato. Un impianto classico da commedia brillante, dove ogni episodio risponde alla logica ferrea della tessitura, al forbito fraseggio del dialogo, oltre che al perfetto equilibrio della forma e di uno stile che non necessita di aggettivi. (...) Perno della vicenda Libby, che più solida, schietta, tenace e simpatica non potrebbe essere (una bravissima Dinah Manoff), partita in quarta per crearsi un suo piccolissimo spazio al gran sole holywoodiano e poi tutta presa nella 'invenzione' di quello strano padre. Una ragazza che a tempo debito si rivelerà dolcemente fragile (così come fragile è l'uomo, ancora preda di rimorsi e rancori non sopiti), una Libby che a quel lontano papà ha sempre pensato recitando versi della poetessa Dickinson e che, a poco a poco, fin dall'adolescenza, lo ha idealmente 'costruito', per un istintivo bisogno dell'animo. Un papà a cui la diciannovenne può ira porre con franchezza anche delicate domande (...), ricevendone meditate e rassicuranti risposte, A questa ragazza tanto sincera e agguerrita dà l'impareggiabile contrappunto Herbert Tucker (il consueto, sorvegliatissimo Walter Matthau), ispido sulle prime, occupatissimo con i tre alberi del suo giardinetto (un arancio, un limone ed un terzo che non dà più frutti: tre chiari simboli di un unico, antico assillo mai rimosso), ma via via più aperto e disponibile, amico sincero, affettuoso nell'abbraccio finale, perché sa che quella figlia ritrovata ormai non potrà più perderla e che il ricordo di coloro da cui si è separato (e che pure restano lontani) sarà meno pungente e lui stesso meno arido. (...) Merito anche di una sceneggiatura eccellente, oltre che di una interpretazione che non fa una piega (ricordiamo anche le non molte parole, anzi la frequentemente muta presenza di Ann-Margret, che è una Steffy assolutamente perfetta per discrezione e fascino). Film, in conclusione, godibilissimo e divertente, ma anche di viva, toccante umanità, soprattutto per il personaggio Libby la quale, tornandosene a casa, dopo aver fatto l'impossibile per rimettere un tantino insieme i cocci familiari ed essere, a ben guardare, in fondo riuscita nel suo intento di amore, scpre 'di trovarsi in un momento un po' difficile'. Può darsi che attrice o diva non diventi mai, ma che ora sia più matura e anche più fiduciosa sul suo destino di donna, non ci sono dubbi. Fa tenerezza, ammettiamolo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 100, 1986)
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