Prima del film

ITALIA - 2014
3/5
Prima del film
I registi che amano i disegni come Scola, Virzì e Bellocchio (che ha iniziato come pittore prima di passare al cinema), che uso ne fanno in rapporto ai loro film? Viaggio nello spazio sconosciuto in cui volti, segni e colori sulla carta collaborano segretamente alla creatività che darà vita a scene e inquadrature di film.
  • Durata: 40'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: CINEFORUM TERAMO, MAMA STUDIO, NACA ARTE

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Parola vs immagine. Tre protagonisti d'eccezione del cinema italiano - Marco Bellocchio, Ettore Scola e Paolo Virzì -, la comune passione per il disegno e una riflessione incrociata, multiprospettica, sul valore del cinema nel suo “farsi” attraverso le immagini.
Con questo singolare documentario Prima del film, i due registi Mario Sesti e Marco Chiarini battono piste poco frequentate ma di straordinario interesse per chi non cessa mai di domandarsi che cosa si celi dietro il sipario di quell'immensa fucina dell'immaginario che è il cinema. La domanda-chiave è la seguente: fino a che punto il disegno, immagine concreta, esiste in rapporto all'immagine cinematografica, immagine da-realizzare, immagine puramente in-potenza? Come sosteneva Eric Rohmer, il cinema è composto non da immagini, ma da “inquadrature all'interno delle quali scorre il tempo, somigliando in tal modo più alla musica che alla pittura”; eppure, prima che tale metamorfosi avvenga, nella mente del regista l'immagine non si trova che allo stato embrionale, e solo nel laboratorio del disegno preparatorio, di quello che in termini più tecnici è definito storyboard, matura tratto dopo tratto, segno dopo segno, sino ad acquisire la valenza di un'indicazione, di un percorso da seguire.
Scopriamo così, ancor prima di tre cineasti di rilievo, tre sorprendenti disegnatori. Le caricature disegnate da Virzì durante l'esame di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia, gli schizzi grotteschi di Ettore Scola, l'esperienza formativa di Bellocchio con la pittura a olio e le suggestioni del disegno nella definizione delle inquadrature sceniche: tutti tasselli personalissimi, a volte divertenti, a volte suggestivi, di una ricerca creativa che procede per dubbi e ripensamenti. Come a voler significare che il cinema è, ci si passi il termine, hegelianamente “sintesi”, apparentemente fluida e liberatoria, di un complesso e tormentato processo di elaborazione fra una (tante) tesi e una (tante ancora) antitesi. Gli aspiranti registi “autori” ringrazieranno per il saggio di metacinema, tutti gli altri, forse, un po' meno. Al Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione Wired Next Cinema. 

NOTE

- REALIZZATO CON IL PATROCINIO DI: REGIONE ABRUZZO, COMUNE DI TERAMO, FONDAZIONE TERCAS.

- ANIMAZIONI: MARCO CHIARINI, IN COLLABORAZIONE CON ERMANNO DI NICOLA.

- PRESENTATO ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014), NELLA SEZIONE 'WIRED NEXT CINEMA', POWERED BY MAZDA.

CRITICA

"Come spiegare il personaggio col disegno, ancora prima delle parole; come rivelare, in un tratto, pensieri e sentimenti che abitano le creature di finzione che poi diventano ossa e carne sullo schermo. Scola parla di «ghirigori mentali», per Virzì sono «scarabocchi». Ma si capisce che giocano al ribasso. Bellocchio non userebbe mai quei termini: infatti lui nasce pittore. Tre maestri del cinema e un lato inedito della loro professione di regista. Scola, Bellocchio e Virzì si raccontano (...) nel documentario «Prima del film» di Mario Sesti e Marco Chiarini (...). Il disegno per mettere a fuoco l'obiettivo, illustrare i dettagli di una storia o di un personaggio; la mano che anticipa gli occhi. (...) Nessuno dei tre registi ha mai disegnato le inquadrature, la tradizione della storyboard è estranea in Italia, mentre sui set in USA contengono informazioni utili a realizzare le scene. Il disegno è il prolungamento del lavoro creativo, dopo la stesura del copione e l'allestimento del set. (...) Il disegno è qualcosa che gli occhi non possono darci quello che al semplice sguardo non appare. Il disegno è sintesi, deve prevalere un tratto, il gesto del pittore invece è radicale: il cineasta stende un discorso. Chi creava i suoi sogni attraverso la matita è stato Fellini. Chiariva il «mood» di una scena con un tratto di penna. I suoi disegni somigliano ai suoi film. Scola, che gli ha voluto bene, dice che nei suoi disegni giovanili, con i colori a spirito e le tinte carioca, c'era già il suo grande amore: il circo." (Valerio Cappelli, 'Corriere della Sera - Roma', 20 ottobre 2014)
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