Precious

USA - 2009
3/5
Precious
Precious Jones è una studentessa con una vita tutt'altro che semplice. Incinta per la seconda volta, non sa leggere né scrivere e i suoi compagni di scuola la prendono in giro per il suo peso. In casa le cose non vanno meglio: la terribile madre la tiene in pugno emotivamente e fisicamente. L'istinto di Precious le dice che l'unico modo per cambiare questa situazione sarà quella di far ricorso a tutte le sue risorse e uscire dal mondo d'ignoranza che la circonda.
  • Altri titoli:
    Push: Based on the Novel by Sapphire
    Precious: Based on the Novel by Sapphire
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo "Push" di Sapphire (alias Ramona Lofton)
  • Produzione: LEE DANIELS ENTERTAINMENT, SMOKEWOOD ENTERTAINMENT GROUP
  • Distribuzione: FANDANGO (2010)
  • Data uscita 26 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Butterà il suo enorme cuore tra le stelle, un giorno, Claireece “Precious” Jones. Prima però il calvario. Lei, 16 anni, nera, cresciuta e seppellita viva ad Harlem, è una donna cannone. E, nonostante gli oltre 100 chili di adipe e rotoli, strati di abusi e miserie, immagina di volare via, leggera. Scivolando in sogni catatonici di immaginifiche vite. Momenti in cui il bel film di Lee Daniels cambia passo, s'illumina, trasfigura in musical. E fa respirare: la sua protagonista, il pubblico.
Tratto dall'omonimo libro di Sapphire (l'Academy ha premiato la sceneggiatura non originale di Geoffrey Fletcher), Precious non è una storia edificante, perché gli orrori restano lì, sulla pelle e l'anima di questa ingombrante eroina, indelebili ai nostri occhi. Sfiora il pamphlet sociale (siamo in pieno reaganismo) ma non lo tocca. Piuttosto è un inno alla dignità umana che attraversa casistiche e generi, generazioni e colori. Duro, a tratti indigesto, incollato a un personaggio che al contrario non smette mai di oscillare, estasi e apnea, estasi e apnea. In questo senso il titolo è tautologico: Precious è Precious, il suo corpo il film, offerto sull'altare dello sguardo – malevolo, benevolo, morboso o pietoso - dell'altro. Gabourey Sidibe è sublime nel sacrificio. Ma l'Oscar l'ha preso Mo'Nique, l'abominevole madre.

NOTE

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- GOLDEN GLOBE 2010 A MO'NIQUE COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM E ATTRICE PROTAGONISTA (GABOUREY 'GABBY' SIDIBE) NELLA STESSA CATEGORIA.

- OSCAR 2010 PER: ATTRICE NON PROTAGONISTA (MO'NIQUE), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE. IL FILM AVEVA OTTENUTO ALTRE QUATTRO NOMINATION: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE PROTAGONISTA (GABOUREY SIDIBE), MONTAGGIO.

CRITICA

"Il merito del regista Lee Daniels è quello di aver maneggiato con la leggerezza della risata e un tocco di surrealismo, il lato oscuro dell'America incanalato qui in una commedia grottesca, che funziona meglio di un documentario. Anche se diversi siamo soprattutto preziosi. Uno slogan che, in tempi di crisi sociale, politica ed economica, converrebbe tenere a mente." (Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista', 16 maggio 2009)

"Di grande potenza, di stazza estetica e etica insostenibile, il nordamericano 'Preciuos' di Lee Daniels, eroina tragica una gigantesca Mo'nique, diciassettenne nera-assoluta di dimensioni chimiche-adipose aliene (merito anche della dieta McD, l'unica accessibile ai poveri), sballottata dalla scuola pubblica alla scuola sperimentale ovvero differenziata, quando si scopre che è di nuovo incinta... Il film è tratto da un racconto agghiacciante di Sapphire sulle violenze sessuali domestiche subite dalle ragazzine, anche neonate, nelle comunità più a rischio. Ma il merito del lavoro è colpire tutti i punti nevralgici di una civiltà putrescente e, come succede ascoltando le canzoni di Mirabella Dauer, si comprende come quella produzione di mostri a mezzo mostri non abbia a che fare solo con la comunità povera african american, o ispanica, ma con il meccanismo di potere perverso di ogni macchinario famiglia." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 16 maggio 2009)

"Un po' Mtv e un po' denuncia, un po' favola e un po' rivincita, con premio al Sundance." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 22 maggio 2009)

"Il nome completo sembra un refuso. Il resto è molto peggio. Claireece P. Jones infatti - P. sta per 'Precious' ed è una crudele ironia -. (...) Questo gusto per la contaminazione (...) è la chiave di un film che malgrado gli orrori resta libero e mai ricattatorio. Ed è anche un equivalente visivo della scrittura grezza e sincopata, da diario di un'illetterata, del romanzo di Sapphire da cui è tratto il film ('Push', 1996, edito in Italia da Fandango col titolo di 'Precious'). Curiosamente proprio questa libertà di tono, sconcertante per palati europei, rischia di essere il tallone d'Achille di un film che invece è due volte coraggioso. Per lo stile composito con cui dà forma a una miseria umana insostenibile. E per la franchezza con cui squaderna le tare meno edificanti di parte della comunità afroamericana. Non a caso negli Usa i portavoce del più ottuso apartheid al contrario hanno liquidato il film con argomenti andreottiani: anche nei ghetti i panni sporchi si lavano in famiglia, di certe cose non si parla. 'Precious' ne parla eccome, con stile efficace proprio perché sempre eccessivo, fuori luogo, fuori misura. Come la sua tenera e inquietante eroina (la debuttante Gabourey Sidibe, un portento). Un personaggio così estremo e ben tratteggiato da non lasciarsi mai ridurre a 'caso', né arruolare sotto nessuna bandiera." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 novembre 2010)

"Neri d'America. Al colmo dell'abiezione. (...) Realismo duro, ovviamente, nonostante qua e là, stonando un po', si accolgano certe colorate fantasticherie cui la protagonista si abbandona nei suoi momenti di più desolato sfacelo. I caratteri hanno segni precisi, le situazioni che li accolgono sono svolte con asprezze quasi violente, in una cornice - naturalmente Harlem - all'insegna sempre del più totale degrado, accettando, in quel buio così spesso, pochissime luci - l'interessamento generoso dell'insegnante, il finale liberatorio che è frutto proprio di quell'interessamento - e dando soprattutto spazio all'orrore: fisico e morale. Il film, comunque, ai festival dove è stato presentato, ha avuto vari premi e persino degli Oscar nonostante accoglienze in pubblico piuttosto contraddittorie, non ultime quelle di certi ambienti afroamericani che, per tutte quelle aberrazioni scopertamente esibite, l'hanno accusato addirittura di razzismo. Certo non è un' apologia... Gli interpreti qui da noi non sono noti. Nei panni di 'Precious' c'è una quasi esordiente, Gabourey Sidibe, che nonostante la mole (sembra pesi 160 chili) ha una sua gestualità disinvolta. La madre, Mo'Nique, è conosciuta come attrice comica, ma qui certo non fa ridere." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 26 novembre 2010)

"Come in un lacrimoso romanzo popolare dell'Ottocento, 'Precious' (il titolo è il nome della protagonista) di Lee Daniels allinea sventure e tragedie. (...) Molto premiato e candidato a premi, 'Precious' può sembrare esagerato, estremo e persino ridicolo alla sensibilità di spettatori della borghesia bianca, ma ha la gran qualità di testimoniare un amore straordinario per la vita, di indicare un percorso possibile dal buio delle avversità esistenziali alla luce dell'autonomia; dell'autocoscienza del superamento dell'infelicità." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 26 novembre 2010)

"Purtroppo, a costo di passare per cuori di pietra, ci si può accorgere senza eccessiva sottigliezza critica come la trasposizione firmata dal produttore e regista afroamericano Lee Daniels non renda onore alla nobile testimonianza socio-romanzesca. Fatta salva l'indiscussa bravura della mastodontica esordiente Gabourey Sidibe proveniente dal teatro, infatti, il tono e lo stile della parabola risultano pesanti e manieristici, mai incisivi e profondi neppure quando la descrizione della brutalità, dell'ignoranza e della violenza dilaga a tutto schermo (se si eccettua, forse, la scena madre finale che contrappone la mamma-strega in turbante e colletto di pelliccia alla povera protagonista). Anche perché lo svolgimento dei fatti non lesina perfide beffe. (...) Per quanto le lacrime a fiumi, la disperazione inconsolabile, le atmosfere sature d'odio e la malvagità senza se e senza ma occupino un posto importante nella storia dell'opera lirica, della letteratura e del melodramma cinematografico, c'è un limite oltre il quale i conti artistici non tornano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 novembre 2010)

"C'è un romanzo in soggettiva, anche linguistica, di disadattamento e ingiuria adolescenziale (Fandango), al motore di questo melodramma di violenza familiare, sociale, infra-razziale della comunità afroamericana di Harlem (siamo nel 1987 di Reagan). (...) Il film sposta il peso (anche nel senso fisico) del tragico letterario nel corpo 'cristico' della protagonista, l'esordiente Sidibe, una forza instintiva del palcoscenico su cui poggia la fortuna di un film. Oscar a Mo'Nique, la madre." (Silvio Danese, 'Nazione, Carlino, Giorno', 26 novembre 2010 )

"I critici snob non l'hanno ancora capito. Uno sbadiglio in più o in meno non cambia la vita a chi va al cinema tutti i giorni. Il popolino bue, invece, che in sala ci va di tanto in tanto, non ha voglia di sorbirsi film, anche di qualità dove ci si annoia a morte o non si capisce niente. O, peggio ancora, dove lo squallore della storia non ti dà respiro. Come succede nel pompatissimo 'Precious', che arriva finalmente (ovvero, dopo gli altri), ricoperto di premi. Diretto da tale Lee Daniels, autore nero controcorrente anche nella proclamata gayezza, si srotola nel quartiere miserando di Harlem, ai margini della New York da bere. (...) Insomma un terribile, esagerato dramma sull'emarginazione, condito con un intollerabile turpiloquio e scene, ruffianissime, da pugno dello stomaco. Brave comunque le due protagoniste, la goffa Gabby Sibide (nomination) e la depravata Mo'nique (Oscar). Davvero mostruose." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26/ì novembre 2010)

"'Precious' sogna, e Precious trascolora in musical, ma sul cuscino rimane un sonno cattivo: catatonica lei, indeciso il film. Che non è a tesi, non bastona la società ma nemmeno si accontenta della tranche de vie, perché se la papperebbe 'Precious'. Il regista Lee Daniels pianta le tende in una terra di mezzo: nel cast, Lenny Kravitz e Mariah Carey, tra le immagini un po' di Mtv e un tot di rivincita afro-american, senza esagerare. Ma il metronomo della poetica che c'azzecca con il quintale sulla bilancia?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 novembre 2010)
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