Pinocchio

FRANCIA, ITALIA - 2019
4/5
Pinocchio
Le avventure del burattino Pinocchio che sogna di diventare un bambino.
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: fiaba omonima di Carlo Collodi
  • Produzione: MATTEO GARRONE PER ARCHIMEDE CON RAI CINEMA, LE PACTE, RECORDED PICTURE COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON LEONE FILM GROUP
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 19 Dicembre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Trasformista, metamorfico, polimorfo, il Pinocchio di Matteo Garrone rende giustizia alla lettera di Collodi, sfrondando le Avventure dei cascami di qualche altra trasposizione cinematografica: il burattino/bambino è come Alice nel paese delle meraviglie, solo che la meraviglia è lui, lui è il fanciullino, i suoi occhi i nostri, la sua altezza quella della camera, il suo incanto la nostra visione.

Con lui Garrone si conferma autore ma si prova – a differenza che quanto preteso in Tale of Tales – per la prima volta per famiglie, per grandi e piccini insieme, perché l’immaginazione trova immagini, e viceversa, affrancati da banalità e luoghi comuni e ricondotti a Collodi e Garrone stesso: realismo fantastico e fantasy realistico, ibridazione animale e umano, artigianalità a regola d’arte, effetti visivi umanisti.

Eccellente fotografia di Nicolaj Bruel, montaggio di Marco Spoletini, scenografie di Dimitri Capuani e costumi di Massimo Cantini Parrini, addirittura starordinario il lavoro di Mark Coullier, Prosthetic Make-up designer, e Pietro Scola Di Mambro, Concept Artist e Character designer, nonché gli effetti visivi di One of Us e Chromatica e la supervisione VFX di Massimo Cipollina: Pinocchio è fatto, sottolineo: fatto, della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, sogni materici, sostanziosi, calvinianamente pesanti.

Le lezioni americane di Garrone sono ancora una volta europee, c’è autorialità e artigianalità, c’è il richiamo alle nostre campagne, i borghi splendidi, i lavori e i colori della nostra italianità, della nostra civiltà. Poi, il burattino che volle farsi bambino (Fausto Ielapi, bravo), e per diventarlo deve prima sopravvivere, alla sua stessa curiosità, alla sua voglia di crescere, dunque necessità di sbagliare, e alla nostra, degli adulti volontà di ammazzarlo, impiccarlo o annegarlo: non si uccidono così anche i sogni?

E’ un inno alla gioia, in fondo, questo Pinocchio, un romanzo di formazione che deforma la realtà per scoprirne nel fantastico l’essenza più profonda: come sono il Corvo, la Civetta, il Grillo e Il Giudice? E la Lumaca, e il Tonno? E chi sono il Mangiafuoco Gigi Proietti, il Gatto (Rocco Papaleo) e la Volpe (Massimo Ceccherini, co-sceneggiatore con Garrone), il direttore del circo (Massimiliano Gallo) e l’Omino di burro (Nino Scardina), quali sono le minacce che portano al bambino? E che padre è, forse pavido e remissivo ma anche protettivo e innamorato, Geppetto, cui Benigni dà aspetto sofferto e comprensione affettuosa?

Pinocchio non ci dice nulla di nuovo, se non vogliamo considerare nuova l’aderenza filologica, ma ci mostra molto di bello, e dunque di inedito: se il primo privilegio di uomo è dare un nome alle cose, quello di un regista è dare un’immagine e un’immaginazione alle cose. E Garrone è un grande regista.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC - DIREZIONE GENERALE CINEMA E DI EURIMAGES, IN ASSOCIAZIONE CON UNIPOL BANCA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE TOSCANA - TOSCANA PROMOZIONE; CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE PUGLIA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - AVVISO PUBBLICO PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE.
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