Peterloo

GRAN BRETAGNA, USA - 2018
4/5
Peterloo
Manchester, 16 agosto 1819. La storia del massacro di Peterloo, in cui la cavalleria britannica sparò contro una folla di manifestanti, durante un comizio che chiedeva la riforma elettorale al parlamento britannico
  • Durata: 154'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, STORICO
  • Produzione: GEORGINA LOWE PER BFI FILM FUND, FILM4, THIN MAN FILMS
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2019)
  • Data uscita 21 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Mirko Granata
A Mike Leigh non interessa l’epica, come invece all’altro baluardo del realismo inglese Ken Loach; gli interessa ciò che l’uomo può fare o no in un determinato contesto, in un certo momento storico o privato. Peterloo mette in scena questo interesse in contrasto con la cornice sontuosa da dramma storico parlando della politica di oggi attraverso la storia di ieri.

Peterloo è una piazza di Manchester in cui il 16 agosto 1819 circa 60.000 persone si radunarono per chiedere l’estensione del diritto di voto e una maggior apertura democratica delle istituzioni.

Leigh, anche sceneggiatore, ricostruisce le istanze che portarono a quella manifestazione attraverso gli attori politici di quella giornata su entrambi i fronti e come quella manifestazione finì, con un massacro che cambiò la storia della democrazia britannica.



È uno dei rari casi di film politico, in cui la politica, i dibattiti, le parole e i gesti sono il centro dell’azione e il soggetto, realizzato politicamente - per dirla con Godard - ovvero in modo rigoroso e radicale senza giocare sull’emotività o il sensazionalismo indignato, concentrandosi su ciò che della politica costituisce il fulcro: l’essere umano, dimenticato dalle ideologie e dai populismi di ogni risma e colore, che lotta e lo fa con i mezzi della democrazia (il ragionamento, l’informazione e la persuasione) contro la violenza di chi la democrazia doveva difenderla.

Leigh sceglie la via di una coerenza anche spiazzante, trattiene o elimina ogni traccia di enfasi per arrivare dritto al centro del problema, ovvero riconquistare il senso della ragione in politica contro chi cerca di ottunderla con l’irrazionalità, la paura, il sentimentalismo più greve e corrotto.

[caption id="attachment_118811" align="aligncenter" width="300"] Mike Leigh[/caption]

Non significa però che il regista si dimentichi di coinvolgere lo spettatore, solo che cerca di farlo senza scorciatoie, cercando la via più impervia ma anche più giusta per raggiungere cuore e testa del pubblico e ha come suo alleato il cinema, che usa con intelligenza e perizia, costruendo un crescendo calibratissimo che arriva in un finale magistrale per costruzione drammatica, geometrica, emotiva.

Per questo Peterloo è un fondamentale film politico, perché Leigh sceglie il cinema come lingua per combattere la battaglia politica di oggi, per riaffermare il bisogno di democrazia contemporaneo, senza cadere nelle trappole retoriche di chi la democrazia oggi finge di difenderla.

NOTE

- CONSULENTE STORICO: JACQUELINE RIDING.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: BEN ROBERTS, LIZZIE FRANCKE, DANIEL BATTSEK, SUE BRUCE-SMITH, PETER HAMPDEN, NORMAN MERRY

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"L'inglese Mike Leigh, attento alle sfumature sociali ma di solito lontano dalle semplificazioni ideologiche, (...) ha tratto un film violentemente indignato. La parte più interessante è quella sul linguaggio. Assistiamo a una serie di discorsi diversi negli intenti e nella provenienza (...). Un tema, quello dell'oratoria politica, su cui il cinema inglese è tornato spesso, fino agli ultimi tempi (si pensi a 'II discorso del re' e a 'L'ora più buia'): forse per l'idea, che agli italiani può sembrare bizzarra, che i discorsi e magari le idee contino qualcosa nella politica. Questo era forse il film che Leigh era interessato a fare, didattico nel senso migliore: ma il film purtroppo è anche altro. Al momento della declinazione più politica, tutto si fa infatti, schematico. Incredibile per un regista della sua levatura. Anche le contraddizioni dei lavoratori vengono sottolineate in maniera tutto sommato semplicistica. I limiti diventano evidenti nella messa in scena del massacro, prevedibile e quasi pigra, come se non fosse questo a interessare Leigh. Come al solito, spiccano alcuni bravissimi attori (Philip Jackson nei panni di Knight, attivista radicale tra i promotori della manifestazione), curiosamente penalizzati però dal tono del film: un grottesco non molto consono al regista, specie nella descrizione dei ricchi e potenti." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 2 settembre 2018)

"Prodotto con un grande dispendio di mezzi da Amazon, il film di Mike Leigh mette a confronto le lingue e le parole più che gli atti veri e propri di chi fu coinvolto in quel fatto. Si passa dal forbito inglese dei ministri in Parlamento a quello ambiguamente retorico dei giudici, dalle inflessioni pesantemente dialettali dei popolani ai discorsi con minor accento dei borghesi, dalle richieste ancora acerbe delle proto-femministe alle sfuggenti parole delle spie e degli informatori, in un confronto tra le ragioni, le rabbie, gli slogan e le recriminazioni, come a voler offrire un prontuario del «ragionar politico» allo spettatore d'oggi. Ma senza quel coinvolgimento emotivo che avrebbe reso meno faticose le due ore e mezza di durata." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2018)

"Il racconto del passato per parlare del presente, del mondo di oggi e delle sfide della contemporaneità non così distanti da quelle affrontate nei secoli scorsi. L'inglese Mike Leigh porta alla Mostra del Cinema di Venezia un dramma storico ambientato nel 1819 (...), colossale affresco da 17 milioni di dollari e due ore e mezza per raccontare il massacro di St Peter's Field a Manchester (...), uno degli episodi più sanguinosi e tristemente noti della storia britannica. (...) La macchina da presa passa dalle misere stanze dei poveri alle sfarzose abitazioni dei nobili per poi raggiungere insieme ai manifestanti, in cammino a 45 minuti dalla fine del film, la piazza dove il famoso oratore Henry Hunt si accinge a parlare, ma che diventerà invece il teatro di un orrore segnato da 15 morti e oltre 400 feriti. A sguainare le spade contro la folla sarà la cavalleria reale con i superstiti di Waterloo, nome che suggerirà ai giornali il nome al massacro destinato ad avere un ruolo importante anche nella fondazione del quotidiano 'The Guardian'. (...) Sceneggiato dallo stesso Leigh, il film vanta una impeccabile ricostruzione storica tra numerose location e impressionanti scene di massa." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 2 settembre 2018)

"Il grande saggio sulla democrazia di Mike Leigh, 'Peterloo' (...) si percepisce come un'alternativa a 'The Crown', a 'Young Victoria', a 'Downton Abbey' che veicolano presso il grande pubblico la way of life dell'aristocrazia dei tempi andati. Con una straordinaria visione di massa il regista mette in scena l'antefatto e la conclusione di un episodio poco conosciuto perfino in Inghilterra della storia inglese (...). In un periodo in cui i film sono propensi a fare grandi riepiloghi storici forse perché la memoria non si disperda, Leigh si serve di materiali estremamente poco utilizzati al cinema, come i discorsi pubblici, i dibattiti, spesso al cinema stilizzati e ridotti a poche parole chiave lasciando poi il campo all'azione. Nel suo film, come a spiegare il significato delle stampe che ritraggono il massacro, si procede per classi sociali mostrando in maniera quasi didattica la composizione dell'Inghilterra di inizio '800 come poi si ritroverà nelle pagine di Marx alcuni decenni dopo (...). In questo contesto si mostra come operano le componenti politiche, quali sono le istanze e il tono del linguaggio usato, un interessante panorama di terminologie che crea barriere insormontabili tra popolo e le classi alte. Tutti i discorsi riportano puntualmente quelli autentici, il dialetto del popolo è stato precisamente ricostruito (ci chiediamo cosa resterà di tutta questa precisione filologica nel nostro doppiaggio, sarà un secondo «massacro») a renderlo quasi un documentario in presa diretta del passato, ma anche un impressionante scenario per il presente. Tutta la scala sociale è mostrata dal film senza semplificazioni (...). Nessuna classe sociale è stata dimenticata (...). E' utile per il pubblico dei giorni nostri porsi a confronto con queste pagine della democrazia inglese dell'800, la più antica d'Europa come insegnano a scuola nata già almeno due secoli prima, per compararla con la nostra e fare i conti con quello che rimane dei vecchi retaggi, degli errori politici, della storia che si ripete sotto forme diverse, dello sfruttamento e dei diritti umani." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 2 settembre 2018)

"Con una ricostruzione storica poderosa e raramente così curata e verosimile nei dettagli d'ambiente, volti, illuminazione e costumi, Mike Leigh riesce a ricostruire la strage di San Peter, Peterloo' come Waterloo, a Manchester nell'agosto 1819 come una «storia delle idee del secolo decimonono». Con un fitto lavoro di fiction, anche a costo di ripetersi, documenta discorsi parola e gesta di liberali & popolo invocanti pane e democrazia (il voto) contro re e potenti, 60mila persone pacifiche assalite dall'esercito in un finale che, nonostante qualche ritocco digitale, richiama le più potenti scene di massa del cinema." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 2 settembre 2018)

"Tante facce, spesso deformate dalla collera o enfasi retorica, occupano 154 minuti in cui vediamo di tutto (...). Prima un mare di parole e poi i brevi attimi di un massacro anche di vecchi, donne e bambini orchestrato alla perfezione da un regista specializzato in intimità. I giornalisti corrono indignati a scrivere un resoconto, superando i cadaveri alla ricerca del titolo giusto: 'Peterloo'. Pagina infame della storia britannica datato 1819. Nel 2018 diventa un gran film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 2 settembre 2018)

"(...) purtroppo un film sbagliato, troppo lungo, oltre due ore e mezzo, troppo corale, un proliferare di protagonisti e di storie parallele, troppo didascalico e in alcuni momenti macchiettistico, il proletariato buono per natura, il padrone ripugnante anche fisicamente. L'ansia di voler dire tutto e far vedere tutto gli si è alla fine rivoltata contro. (...) il suo 'Peterloo' è un'occasione perduta." (Stenio Solinas, 'Giornale - Controcultura', 2 settembre 2018)

"'Peterloo' è la cronaca di un massacro annunciato che insanguinò la piazza innocente di st. Peter a Manchester dove il 16 agosto 1819, quattro anni dopo la vittoria a Waterloo (da qui il gioco del titolo) (...) Mike Leigh esplora la miseria, la crisi (tessile ed altro) (...) Ingiustizia è fatta. Leigh è un grande cronista dell'epoca, basta vedere come riprende la regale carneficina, informa che i giornali saranno testimoni. 'Peterloo' è un bellissimo documento pieno dell'esplosivo fattore umano, esplora facce, gesti, voci del cast magnifico in ogni ceto per precisione antropologica: studia e evita ricatti sentimentali, lancia avvisi con la fionda dell'attualità della storia. E capiamo che cent'anni dopo tutto ciò ci appartiene, ha una scintilla etica che brucia per sempre." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2019)

"(...) Ben venga dunque la ricerca storica di Mike Leigh, attento ai fatti e personaggi di casa propria - suo era anche Turner, biopic sul celebre pittore britannico - e scrupoloso nel dar voce e sottolineature a un evento drammatico ingiustamente oscurato. Dalla Waterloo napoleonica alla «Peterloo» dell'allora sovrano Giorgio III il passo non è lungo nemmeno nel titolo (...) Il film di Mike Leigh è di buona fattura con ricostruzioni sociali attente e scenografie affascinanti. Peccato per la forse eccessiva prolissità, una buona mezz'ora poteva forse essere risparmiata allo spettatore, considerando pure che l'intero asse narrativo si regge su dialoghi intensi e fiumi di parole che rubano la scena all'azione vera e propria, relegata in secondo piano. 'Peterloo' piacerà agli amanti della Storia - quella con la esse maiuscola - che vi ritroveranno fatti e personaggi quasi totalmente inediti e ai quali verrà regalata l'occasione per soffermarsi su un episodio al di fuori dei circuiti divulgativi tradizionali." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 21 marzo 2019)

"(...) Prima un mare di parole, poi brevi attimi di un massacro orchestrato alla perfezione da un regista di 76 anni di solito specializzato in intimità. Gran finale sull'ambiguità del giornalismo: si corre indignati a scrivere un resoconto, scavalcando cadaveri alla ricerca del titolo giusto. Tutto vero. Gran film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 marzo 2019)

"(...) la complessità dell'affresco e i molti dialoghi lasciano poco spazio per dare ai personaggi il respiro di vita cui il cinema di Mike Leigh ci ha abituato, e tuttavia il regista come sempre non si fa imprigionare dalla cornice d'epoca e restituisce quel mondo di 200 anni fa con miracolosa naturalezza, rendendocelo vicino, anzi nostro contemporaneo sul filo della rincorsa infinita alla libertà e alla giustizia sociale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 marzo 2019)
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