Pelican Blood

Pelikanblut

GERMANIA, BULGARIA - 2019
2,5/5
Pelican Blood
Wiebke vive insieme alla figlia adottiva Nicolina in una fattoria idilliaca. Dopo molti anni di attesa, ora ha la possibilità di adottare un'altra ragazza, Raya, per dare a Nicolina la sorella desiderata. Le prime settimane trascorrono in armonia ma poco dopo, Wiebke si rende conto che Raya, inizialmente timida e affascinante, sta diventando sempre più aggressiva e rappresenta un pericolo per se stessa e gli altri...
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: VERENA GRÄFE-HÖFT PER JUNAFILM (GERMANAI), CO-PRODOTTO MIRAMAR FILM (BULGARIA)

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Chi conosce Nina Hoss lo sa: l’attrice tedesca predilige ruoli forti, umanissimi e dolenti, sempre indomiti. Non fa eccezione quello di Pelican Blood, opera seconda della connazionale Katrin Gebbe scelta per aprire gli Orizzonti di Venezia 76.
Nel film, in bilico tra thriller formato famiglia e horror soprannaturale, Wiebke (Hoss) vive insieme alla figlia adottiva Nicolina in un idilliaco allevamento di cavalli: dopo anni di attesa, può finalmente adottare un’altra bambina, Raya, che ha un passato difficile in Bulgaria. Mentre è oggetto delle gradite attenzioni di un poliziotto a cavallo (Murathan Muslu), la donna deve affrontare due sfide: ammansire un destriero, Top Gun, affinché possa trovare impiego nelle forze di polizia e, sopra tutto, contenere la crescente aggressività di Raya, sempre più un pericolo per sé e per gli altri.

Imperniato sull’evil child, ovvero il bambino cattivo, prende il proprio titolo dall’iconografia cristiana, ossia il pellicano che dà il proprio sangue per resuscitare i suoi piccoli, e ne sovrappone l’exemplum salvifico, chissà poi se e quanto, sulla figura della bella e sofferta Nina/Wiebke: che fare, che deve fare con Raya, che appicca fuoco in casa, vorrebbe scuoiare la sorella e violenta un coetaneo?

Il sostegno psicologico è la via maestra, anzi, l’unica o forse legandosela sulla schiena, inducendosi il latte per darle il seno a cinque anni e, infine, consegnandosi alla magia, bianca e nera, la salvezza arriverà? Wiebke le prova tutte, carica a testa bassa contro il destino bastardo, mentre Nico soffre e Raya tra un grugnito e una capocciata rifà L’esorcista in salsa teutonica: qualche volta scappa la risatina, altre pensi – senza senso, peraltro – a Bibbiano, comunque, un po’ di fifa te la mette.

Certo, la decisione presa al bivio tra scienza e superstizione, razionalità ed emotività – se non follia – lascia il tempo, e la verosimiglianza, che trova, ma forse non tutto Pelican Blood vien per nuocere: e se fosse solo un horror didascalico, improbabile – l’Ordine degli Psicologi, avvisatelo! – e financo pernicioso, sì, ma con più umanità e dolore della media?

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018), SEZIONE 'ORIZZONTI'.
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