PARTY

PORTOGALLO - 1996
A Ponta Delgada, nelle isole Azzorre, Leonor e Rogerio festeggiano l'anniversario del loro matrimonio con un garden-party al quale partecipano Irene e Michel. Irene, un'attrice greca dal passato famoso, ormai inacidita dagli anni e da una particolare filosofia della vita, convive con Michel che, ormai avanti negli anni anche lui, si sforza di recitare senza troppa convinzione il ruolo del grande seduttore. Quando il banale e noioso dialogo degli ospiti ha esaurito tutto il repertorio (le donne, gli uomini, la fedeltà, l'amore, il matrimonio, la moda) le attenzioni di Michel si concentrano su Leonor. Abbandonata la terrazza e gli invitati, i due raggiungono in automobile un angolo pittoresco dell'isola e proseguono a piedi filosofeggiando sull'amore. Dal canto loro Irene e Rogerio, per nulla infastiditi, anzi a tratti divertiti della fuga dei rispettivi partner, colgono l'occasione per sfogare ciascuno tutto il risentimento ed il distacco che, fatte salve le apparenze, li separano da Michel e da Leonor. Irene, che detesta ma non vuole abbandonare Michel, ormai non ha alternative; Rogerio, che non ama sua moglie, ha trovato nel denaro il contrappunto consolatorio alle infedeltà della sua donna. Quando Michel e Leonor rientrano nel gruppo, una furiosa tempesta di vento mette in fuga tutti i convitati. Dopo cinque anni Irene e Michel, di ritorno sull'isola, sono invitati a cena. Fuori piove e nella sala è gelido l'imbarazzato dialogo dei commensali, alternato da lunghi silenzi e sguardi che indagano, che interrogano. Il filosofeggiare sarcastico quanto saccente e decadente di Michel fa presa sulla fragile e inquieta Leonor, amareggiata e delusa dal gelido consorte. Quando, rotto ogni indugio, la giovane donna chiede a Michel di portarla via con se, la reazione di Irene e Rogerio esplode, aspra e spietata. Ma quando Rogerio ed Irene si apprestano a prendere atto dell'irreparabile, nell'automobile di Michel non sale Leonor ma Irene, cinica e altera, mentre Rogerio, con movenze da balletto clownesco, si affanna a raccogliere, sotto il diluvio, valigia e abiti della rassegnata Leonor.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO LUGLIO 1997.

CRITICA

"D'accordo: 'Party' è un giuoco di società, e insinua anche che la monotonia è madre del tedio e che, nei rapporti di coppia, l'imprevisto può servire a riattizzare il fuoco sotto le ceneri. Diretto da un regista alla soglia dei novant'anni e dialogato da una scrittrice che ne ha più di settanta, 'Party' fa da specchio a una borghesia che forse non esiste più dagli anni Venti. L'eleganza dell'intelligenza non basta, sebbene qui suggerisca, che il conflitto tra i sessi si può risolvere senza drammi. Nel fondo, se non il dolore, rimarrà l'amarezza". (Morando Morandini, 'Il giorno', 30 luglio 1997)

"Sorretto da un quartetto di interpreti al diapason (la nostra palma personale va a un'impagabile Irene Papas), scintillante di aforismi e paradossi, anche 'Party' è il classico film che divide. Chi non ama il genere lo troverà verboso e ricercato. Ma chi ha occhio e pazienza rintraccerà sotto il ping-pong libertino dei dialoghi le rime e le geometrie nascoste da un 88enne ancora innamorato del cielo e del mare; e capace di trasformare un barracuda deposto su un tavolo in un inquietante sipario, una quinta teatrale, frontiera ideale di un film nel quale i personaggi più parlano e più si nascondono". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 luglio 1997)

"Lo scetticismo senza fatuità dell'autore e la sua infinita grazia sulfurea, il nitore profondo dello sguardo cinematografico, la bravura esatta degli interpreti dei protagonisti ideati benissimo da Agustina Bessa Luis, scrittrice, sceneggiatrice abituale di De Oliveira, fanno del film compatto un piccolo miracolo d'intelligenza, d'eleganza, di piacere. Ed è sempre emozionante ritrovare sullo schermo Irene Papas, che reciterà pur nel prossimo film del regista, 'Inquietudine', storia di passioni collocata nel Portogallo degli anni Venti-Trenta. Papas è capace di comunicare mistero o turbamento, dolore o divertimento, anche soltanto con l'intensità della sua faccia classica e bella: come dovrebbe essere tipico di ogni attore autentico, come capita raramente di vedere tra i divi clonati". (Lietta Tornabuoni, 'L'Espresso', 31 luglio 1997)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy