Odem

ISRAELE, GRAN BRETAGNA - 2011
Lara è palestinese. Ha lasciato Ramallah tredici anni fa per iniziare una nuova vita a Londra, dove ha sposato Michael e ha avuto un bambino. Lei, suo marito e suo figlio James di sette anni conducono una vita piacevole, sebbene piuttosto piatta, in uno dei migliori quartieri della città. Un giorno, Inam, un'amica d'infanzia di Ramallah, si presenta alla porta di casa di Lara. In pochi istanti, quest'ultima inizierà a rendersi conto che tutto ciò che ha creato fino a quel momento è minacciato dalla brusca intrusione di Inam. Le due donne condividono un segreto. La memoria può giocare brutti scherzi, soprattutto quando si tratta delle paure più profonde.

CAST

NOTE

- IN CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

CRITICA

"Convince l'anglo israeliano 'Odem' ('Rossetto') di Jonathan Sagall su due amiche palestinesi. (...) Tra flash back e falsi ricordi (uno di questi un po' sleale con lo spettatore, a dire il vero), sensi di colpa e colpi di scena emergono le ferite impresse per sempre nel corpo di un popolo che non trova pace." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 18 febbraio 2011)

"Film di donne: tutto rivalità, mezze parole, avventure giovanili condivise, gelosie, invidie, uomini rubati, pure un accenno di lesbismo che sempre ci sta. Già abbastanza bruttarello e goffo, nel rievocare la bravata di due ragazze palestinesi a Gerusalemme dopo il coprifuoco (sì, i soldati israeliani si comportano male). Il fatto che 'Rossetto' l'abbia girato un uomo, è un'aggravante considerevole." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 18 febbraio 2011)

"Odem sorge sulle alture del Golam, è un monte e un insediamento illegale israeliano, indica anche il colore rosso (delle rocce). (...) Ma in originale il titolo è 'Lipstikka', qualcosa come 'mal di montagna'. (...) Il regista al suo secondo lungometraggio (...) s'immerge nell'amicizia amorosa tra Lara (Clara Khoury) e Inam (Nataly Attiya) vibrante di erotismo, l'obiettivo sui volti radianti di luce interiore, una sensualità che rapisce sguardi, incolla bocche, muove carezze in un continuo alternarsi di flash-back. (...) Suspense, brividi di piacere e di orrore... 'Odem' inganna anche il pubblico proponendo la prima versione dei fatti, e poi la seconda, entrambe uscite dalla mente confusa della ragazza di Rammallah, oscillante tra la mangia-uomini (e donne) e la martire pronta a sacrificarsi pur di salvare (dallo stupro) la compagna. E nonostante l'intensità della doppia sequenza e della recitazione delle attrici (...) la metafora manda in frantumi ogni pulsione desiderante. Sagall prende a pretesto le due donne, il mistero della seduzione, per proporci i suoi sentimenti contraddittori sul conflitto israelo - palestinese." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 18 febbraio 2011)
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