Motel

The Bag Man

USA - 2014
Motel
Jack è un uomo duro e sfortunato, ma dal carattere sensibile, che viene assoldato dal leggendario boss della malavita Dragna per portare a termine un compito semplice ma alquanto inusuale. Jack viene infatti chiamato insieme a un manipolo di loschi personaggi in un luogo remoto, un angusto motel, per motivi sconosciuti. Durante la lunga notte di angosciante attesa, Jack si imbatterà in Rivka una bellissima donna la cui vita si intreccerà in maniera insospettabile alla sua. L'attesa non durerà per sempre e l'apparizione di Dragna avrà delle conseguenze per tutti inaspettate ed estreme...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER NOIR
  • Tratto da: racconto "La gatta. Una fiaba sulla redenzione del femminile" di Marie-Louise von Franz (ed. Magi, coll. Immagini dall'inconscio)
  • Produzione: TINRES ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: BARTER MULTIMEDIA (2015)
  • Data uscita 26 Febbraio 2015

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CRITICA

"Peccato che Robert De Niro sia ormai giunto alla frutta come dimostrano queste sue veloci ma non speciali apparizioni in stantii film di genere. (...) Il tutto vorrebbe essere alla David Lynch ma è solo al buio, l'autore s'immagina di scrivere con humour nero e magari Tarantino, ma ne siamo parecchio lontani: è soltanto una caricatura dove ciascuno, a suo modo, sfida il ridicolo e recita sopra le righe." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 febbraio 2015)

"L'idea di partenza è semplice e suggestiva quanto basta. Peccato che a un certo punto la trama diventi contorta, con l'ingresso in scena di una serie di personaggi cattivi e antipatici, che si credono ispirati al repertorio di David Lynch ma risultano privi di qualsiasi necessità drammatica oltre a quella di fornire un congruo numero di morti ammazzati. Nel motel c'è anche una donna, impersonata assai male dalla bella Rebecca Da Costa, la cui presenza è la più immotivata tra tutte; non serve a niente, se non a imbastire un'inutile storia d'amore. Lei introduce nel film anche una certa dose di misoginia: atteggiamento connaturato, del resto, al genere noir. Il neo-noir, però, continua a fornire prove deludenti. E non basta a sostenerlo un Robert DeNiro ormai onnipresente, ma sempre più svogliato e caricaturale." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 febbraio 2015)

"La stampa americana ne ha parlato come di uno pseudo Tarantino, con qualche spunto preso qua e là dal cinema dei fratelli Coen e di David Lynch. A noi sembra invece che il modello di riferimento siano i mélo noir di serie B anni Quaranta dove facilmente troviamo un protagonista come il Jack incarnato da John Cusack (...). Al suo esordio nella regia, David Grovic scandisce il plot secondo le unità di tempo luogo e azione della tragedia greca, ma racconto e personaggi restano stereotipi e poco convincenti. Con vistosa capigliatura bianca De Niro gigioneggia da par suo, mentre Cusack e Da Costa formano una coppia fatale che forse avrebbe meritato miglior copione." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 febbraio 2015)

"Indecente poliziesco, che impila undici cadaveri nella totale assenza di logica. (...) Se De Niro arranca nella caricatura del mafioso, John Cusak è l'intuito in persona. Il tale della camera accanto gli chiede un cavatappi e lui capisce al volo che è un agente FBI." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 febbraio 2015)
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