Mille miglia... lontano

Qian li zou dan qi

HONG KONG, CINA, GIAPPONE - 2005
Mille miglia... lontano
Per la prima volta nella sua vita, Gou-ichi Takata lascia il suo tranquillo villaggio di pescatori per dirigersi a Tokyo, a bordo di uno dei nuovi treni super-veloci. A spingerlo al viaggio è stata la telefonata di sua nuora Rie che gli ha comunicato che suo figlio Ken-ichi, ora gravemente ammalato, ha chiesto di lui. Arrivato a Tokyo, però, Takata si scontra con la verità: suo figlio è ricoverato in ospedale per un tumore al fegato, ma non vuole vederlo per nessun motivo. Rie gli consegna una videocassetta, sperando che il contenuto aiuterà il padre ad avvicinarsi al figlio perduto e capire che tipo di uomo è diventato. Guardando la cassetta, Takata scopre che suo figlio ha studiato un tipo di dramma cinese molto antico e, per questo, ha affrontato anni prima un viaggio lunghissimo fino alla provincia dello Yunnan, nella Cina meridionale, per vedere le esibizioni del famoso attore Li Jamin. Purtroppo, la fortuna non era stata dalla parte di Ken-ichi e il grande attore, a causa di un malore, non aveva potuto cantare ma gli aveva promesso che, se fosse tornato, avrebbe eseguito per lui la leggendaria canzone "Il viaggio solitario, mille miglia lontano", tratto da "Il romanzo dei Tre Regni". Takata, nella speranza di riempire la distanza che lo separa da suo figlio, decide di partire per la Cina, trovare il famoso attore e registrare la sua esibizione, per mostrarla a Ken-ichi. Il suo sarà un viaggio lungo, costellato da incontri straordinari, in cui capirà il valore della famiglia e si troverà a contatto con una gentilezza e una dimensione intima che aveva perso da tempo.
  • Altri titoli:
    Qian li zou dan ji
    Riding Alone for Thousands of Miles
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: TOHO COMPANY LTD., ZHANG YIMOU STUDIO
  • Distribuzione: MIKADO (2006)
  • Data uscita 17 Novembre 2006

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Dopo le tonitruanti, mirabolanti imprese di guerrieri e soldatesse raccontate nei due precedenti wuxiapan (Hero e La foresta dei pugnali volanti), Zhang Yimou torna a confrontarsi con l’epica sommessa di personaggi che ne hanno caratterizzato, quasi per intero, la restante filmografia. Lasciando per la prima volta il Giappone e il tranquillo villaggio di pescatori dove ha sempre vissuto, il signor Takata (Ken Takakura) decide di raggiungere la regione dello Yunnan nella Cina Meridionale sperando di riempire quell’annoso vuoto che lo separa dal figlio, ora gravemente malato. Riprendere la rappresentazione del famoso attore Li Jiamin, uno dei migliori interpreti della leggendaria canzone “Il viaggio solitario, mille miglia lontano”, diventerà per il signor Takata il principale scopo di vita, atto con il quale cercherà di riavvicinarsi al figlio, studioso di antichi drammi e tradizionali danze folcloristiche cinesi, ora costretto in un letto d’ospedale. È attraverso l’occhio “vergine” di uno straniero (Ken Takakura, leggendario attore giapponese intorno al quale Zhang Yimou iniziò cinque anni fa a scrivere questo soggetto) che il fascino e le contraddizioni di una Cina tanto accogliente (la gentilezza della gente e la dimensione rurale/familiare di alcuni gruppi) quanto “pudica” (le prime riserve del direttore del carcere dove è rinchiuso l’attore che Takata vorrebbe riprendere, convinto che alcune immagini avrebbero potuto scatenare le proteste di molti per i metodi repressivi adottati) trovano la più limpida delle rappresentazioni, in quello che – sotto la mano nuovamente ispirata di Zhang Yimou – si trasforma in uno dei viaggi più belli ed emozionanti che la storia recente del cinema internazionale abbia saputo raccontare. Un film da amare, anche a costo di arrivare Mille miglia… lontano.

NOTE

- PRESENTATO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'EXTRA'.

CRITICA

"Un viaggio metaforico e commovente insieme, per sottolineare l'importanza del 'privato' e la necessità di esprimere i propri sentimenti. Anche se l'educazione e la cultura non hanno mai aiutato a farlo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 ottobre 2006)

"A chi avesse ancora negli occchi la Cina inospitale e respingente visitata da Castellitto in La stella che non c'é di Gianni Amelio, questa del più celebrato regista della cosiddetta Quinta Generazione di Pechino (quella che il terremoto della Rivoluzione Culturale alla fine degli anni Sessanta coinvolse in pieno: Zhang Yimou è nato nel '50) risulterà forse un po' edulcorata nella sua esaltazione della gentilezza e di una semplicità non contaminata dalla modernità. Speriamo sia veritiera." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 17 novembre 2006)
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