Me and You and Everyone We Know

USA - 2005
Me and You and Everyone We Know
Christine Jesperson è un'artista, ma nelle sue ore libere, per guadagnare qualche soldo, fa l'autista a persone anziane. Spigliata e allegra, nella vita come nell'arte, mescola realtà e immaginazione. Richard Swersey lavora in un negozio di scarpe, ha alle spalle un matrimonio finito da poco, deve fare i conti con la solitudine e con due figli da allevare. Un giorno si trova davanti Christine, ma lei è così bella, vitale e spontanea da metterlo in crisi e creargli un'ondata di panico. Anche i figli di Richard hanno dei problemi: il più piccolo, Robby, ha sette anni e ha come amico e confidente uno sconosciuto che ha incontrato in internet. Il maggiore, Peter ha 14 anni ed è praticamente la cavia delle vicine di casa che lo usano per prepararsi al loro futuro amoroso e matrimoniale. Ognuno di loro ha bisogno di qualcuno al suo fianco...
  • Altri titoli:
    Moi, toi et tous les autres
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM - SONY HDW-F900 CINEALTA
  • Produzione: GINA KWON PER IFC FILMS, FILMFOUR
  • Distribuzione: FANDANGO
  • Vietato 14
  • Data uscita 7 Dicembre 2005

RECENSIONE

di Massimo Monteleone

Nell’America suburbana di Me and You and Everyone We Know, osservata con occhio bizzarro dalla regista-attrice Miranda July, delle persone sole (giovani e adulte) tentano di stabilire relazioni in modi goffi, disperati, innocenti, virtuali, devianti, comunque spiazzanti nel loro (sur)realismo comportamentale. L’autrice intendeva parlare del desiderio di felicità di ognuno e della difficoltà di rapportarsi all’altro, col rischio di accontentarsi di surrogati per sfuggire alla solitudine. Il problema di quest’opera-prima indipendente è che le nobili intenzioni sono state tradotte in uno stile frammentario e poco coinvolgente (buone però le suggestioni musicali); in immagini e dialoghi che aspirano al “poetico” e al “simbolico” ma rischiano invece un’ermetica, fredda stravaganza (il papà che cerca di scuotere i figli bruciandosi la mano, o la sequenza del pesciolino sull’auto); e soprattutto in situazioni scabrose che coinvolgono dei minori, pur non visivamente esplicite (l’iniziazione sessuale del 14enne Peter come gara fra le due adolescenti, i cartelli con frasi oscene che il maniaco espone per attirare le teenager, l’incosciente bambino di 7 anni che “chatta” con l’eccitata interlocutrice adulta). La contorta e maldestra love-story fra il nevrotico commerciante di scarpe e la cocciuta aspirante video-artista, almeno raggiunge un happy-end quasi “normale”. Ma risulta più pura e delicata l’amicizia che nasce fra Peter e la ragazzina che accumula il futuro corredo di moglie e madre.

NOTE

- CAMERA D'ORO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005) NELLA 44MA SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA.

CRITICA

"Pare che sia nata una bella promessa: Miranda July. Artista versatile e attiva su molti fronti, dalla scrittura alla radio alle performance musicali, nasce cineasta (sceneggiatrice, regista e attrice: in 'Me and You' è tutto) dal vivaio Sundance. (...) Siamo davanti a un piccolo film molto personale come poteva essere un debutto ai tempo d'oro della nascente Nouvelle Vague francese o dell'inglese Free Cinema. Un originale contenitore minimalista, sentimentale e comico contemporaneamente, dove si mescolano le moderne stravaganze e paure di contatto umano. (...) Anche i passaggi più scabrosi sono serviti con un sorriso leggero, che sdrammatizza pur non occultando l'inquietudine di fondo di un'umanità isolata e spaventata. L'ordinario e il magico delle aspettative, il comune e l'eccezionale di ciascuna personalità." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 dicembre 2005)

"E' ancora un film indipendente Usa (regista e attrice è Miranda July) dove si raccontano storie inserendole nel semaforo del destino. Il tratteggio a piccolo punto realistico della vita di provincia è vivo, ha colori tenui ma solidi, sentimenti pronti a contraddirsi, a giudicare dall'incontro tra un'artista timida e un commesso divorziato. Siamo nel pianeta della tenerezza non stop e si fa molto uso del carino. Una commedia che non promette e non giura su niente, tanto meno sugli affetti: piace perché prova. Ha ottenuto tanti premi, è sincero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 dicembre 2005)
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