Maria Regina di Scozia

Mary Queen of Scots

GRAN BRETAGNA - 2018
3/5
Maria Regina di Scozia
La turbolenta esistenza della carismatica Maria Stuarda. Regina di Francia a 16 anni e vedova a soli 18, Maria non cede alle pressioni di chi vorrebbe per lei un nuovo matrimonio e torna in Scozia, sua terra natale, per rivendicare il diritto legittimo al trono. Scozia e Inghilterra, però, sono sotto il dominio della potente Elisabetta I. Le due giovani regine si osservano, ognuna con un misto di timore e di ammirazione nei confronti della "sorella" . Rivali in politica e in amore, e reggenti in un mondo dominato dagli uomini, le due donne dovranno decidere come giocarsi la partita che contrappone matrimonio e indipendenza. Fermamente decisa a governare e non a essere una semplice figura di rappresentanza, Maria rivendica per sé il trono d'Inghilterra, minacciando la sovranità di Elisabetta. Tradimenti, ribellioni e cospirazioni scuotono entrambe le corti, mettendo a repentaglio i troni e cambiando il corso della storia.
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: biografia "My Heart is My Own: The Life of Mary Queen of Scots" di John Guy
  • Produzione: FOCUS FEATURES, WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2019)
  • Data uscita 17 Gennaio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

In piena renaissance di regine non poteva mancare all’appello Maria Stuarda, già deposta dal trono del cinema in almeno altre quattro occasioni (memorabile la prima, del 1936, ad opera di John Ford).

Questa scritta dallo sceneggiatore di House of Cards Beau Willimon e diretta con mestiere dall’esordiente Josie Rourke, è una versione à la page, smaccatamente femminista.

Spicca, oltre la vulgata ufficiale dei biografi, l’affinità tra le due sovrane rivali, Maria ed Elisabetta I, due anime in piena sotto il decoro dei kirtle e le acconciature spaziali, due donne sensibili, illuminate e sole in un mondo di uomini meschini, pronti a cospirare, tradire, assassinare.

L’aspro paesaggio di Scozia sembra un prolungamento del carattere ruvido della protagonista, anche se colto in campo lungo e con moto circolare ricorda lo spot di un superalcolico.

E poi il popolo è feroce, sobillato da lord sleali e pastori rabbiosi, il pettegolezzo di corte sfumato in un’atmosfera da tragedia, il trattamento infedele ma sincero nella simpatia alle due regnanti.

Regali anche le attrici: Saoirse Ronan mette soggezione, Margot Robbie è un concentrato di fragilità. La Storia non offre lieto fine, il film la imbelletta e ne cava una morale.

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2019 COME: MIGLIORI COSTUMI, MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURE (JENNY SHIRCORE, MARC PILCHER, JESSICA BROOKS).

CRITICA

"Continua la sfilata delle Stuarde. Dopo la Hepburn del '36 e la Redgrave del '71, per citare le star, la regina di Scozia torna in questa fastosa versione del teatrante deb Josie Rourke basata, senza che la verità storica faccia da gabbia, sul libro di John Guy e come sempre centrata sulla rivalità di potere con Elisabetta, la cugina.(...) Dramma di fruscii di velluti regali che Schiller ha eternizzato in una tragedia ben usata come duello di primedonne e che il film, tentando di offrire il gancio della leggenda, rinchiude nell' angusto spazio del gossip, ponendo inevase domande sulla verità, peccato originale dell' opera cui manca altezza aulica nello script.
Ovvio che due attrici fanno la prima comunione da star in ruoli scolpiti alla grande: Margot Robbie, l' altezzosa Elizabeth, è un po' in ombra, mentre domina Saoirse Ronan, brava assai nel trovare il vero bandolo della matassa, una solitudine violentata dalle ragioni della Storia che trascina via le nevrosi private". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2019)

"(...)L' insieme è da spettacolone un po' gonfio e prolisso, con gran musiche e passioni elementari, che si riscatta in parte giusto nel finale: la decapitazione (per una volta, sia consentito lo spoiler), coreografata come una specie di balletto che segna la morte, ma anche il trionfo ideale, della protagonista. Saoirse Ronan, molto efficace, somiglia davvero a certi ritratti della regina." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 17 gennaio 2019)

"(...)Maria Stuarda contro Elisabetta I. Una rivalità storica che ha trovato varie trasposizioni, letterarie e cinematografiche (ricordate Elizabeth?), e che ora aggiunge anche questa pellicola, basata sul romanzo My Heart Is My Own: The Life of Mary Queen of Scots scritto da John Guy. Quindi, un film più dal punto di vista della Stuarda, diretto dalla regista teatrale Josie Rourke che qui offre la sua visione femminile per esaltare, in una sorta di unicum, i due personaggi principali, uniti dalla capacità di resistere, con grandi sofferenze personali (...). Fino ad un immaginario incontro tra le due (il momento più bello) che sfocerà nella ben famosa decapitazione. Il tutto impreziosito da costumi magnifici e una ricostruzione dell' epoca, soprattutto nella corte, un po' troppo «politicamente corretta». Quanto alle due attrici protagoniste, meglio Saoirse Ronan (brava a dar volto ai vari turbamenti di Maria) che la povera Margot Robbie, penalizzata dalle scelte della regista." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 gennaio 2019)

"(...) Per quanto riguarda regia e produzione la brava teatrante Josie Rourke sconta un' inesperienza cinematografica purtroppo letale vista l' ambizione del film. (...) In ottica Oscar, al momento, la Robbie è l' unica con qualche chance di nomination come Migliore attrice non protagonista". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 gennaio 2019)

"(...) Come insegnano Shakespeare e Machiavelli, quel che avviene nelle stanze del potere delle odierne House of Cards è niente di fronte a quel che accadeva sotto le volte dei manieri cinquecenteschi: cosicché Beau Willimon, succoso sceneggiatore della succitata serie tv, sembrava l' uomo giusto per portare sullo schermo la biografia Mary Queen of Scots di John Guy. E sulla carta appariva valida l' idea di prendere come regista la teatrante Josie Rourke - dal 2012 direttrice del londinese Donmare Warehouse - che si è circondata di ottimi collaboratori, dal direttore di fotografia John Mathieson al compositore Max Richter.Tuttavia il risultato resta a metà, e di sicuro non per via di alcune (nelle fiction legittime) liberta storiche. Un problema è che Willimon, forse imbrigliato da certe scelte di regia, non è riuscito a trovare un taglio drammaturgico davvero incisivo; un secondo problema è che la Rourke, in un' alternanza di tedioso manierismo e suggestive intuizioni, è rimasta in bilico fra cinema e teatro.
Pur confermandosi interprete di personalità e spessore, Saoirse Ronan (foto sopra) risente che il carattere di Mary non sia pienamente centrato, Margot Robbie ha minor spazio e carisma di altre Elizabeth, i personaggi maschili rimangono piatti: ma nei panni di Lord Darnley, l' infido re consorte di Maria, Jack Lowden si fa notare, dimostrandosi attore emergente degno di interesse." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 gennaio 2019)
"(...) Per il duello tra due attrici che non sono ancora ufficialmente grandi, ma presto lo saranno. Saoirse Ronan e Margot Robbie ce la mettono tutta per reggere il confronto con le superstar del passato. Saoirse al suo primo ruolo veramente adulto si danna l' anima per raggiungere il carisma e il fascino di Maria, accentuando il lato mica male provocatorio del personaggio (...). E Margot Robbie si danna per mostrarsi non solo più brava, ma anche più racchia della collega (di film in film cerca di far dimenticare la bellona di The Wolf of Wall Street). Il copione di Beau Willimon le serve egregiamente. Willimon è quello che da anni scrive House of Cards. Nessuno sa raccontare l' intrigo (meglio la passione per l' intrigo) meglio di lui. Forse Willimon (e Saoirse e Margot) meritavano una regia diversa da quella di Josie Burke. Non che la ragazza sia mediocre o priva di fantasia. Anzi di fantasia ce ne ha messa fin troppa. Forse timorosa di adottare una messinscena spettacolare, hollywoodiana, ha rimpinzato la narrazione di vezzi teatrali. Dalla scansione, per "atti" della vicenda, all' introduzione di personaggi non necessariamente stravaganti (perché la dama di corte l' ha fatta fare a una cinese?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 gennaio 2019)
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