Lupo solitario

The Indian Runner

USA, GIAPPONE - 1991
Lupo solitario
I fratelli Joe e Frank Roberts, da piccoli inseparabili, divenuti adulti si sono divisi. Joe, è diventato un poliziotto e ha sposato Maria, una giovane donna messicana che la sua famiglia prima ha molto osteggiato e poi ha imparato ad apprezzare, ed padre di un bambino. Frank, invece, si è arruolato nell'esercito degli Stati Uniti. Dopo alcuni anni, nel momento in cui Joe, uomo paziente e comprensivo, è sconvolto per essere stato costretto ad uccidere un uomo per legittima difesa, Frank torna dal Vietnam, cupo e aggressivo e con un passato di violenze gratuite. Accolto con affetto da Joe, il reduce, dopo la morte degli anziani genitori diviene ancora più violento, incurante dell'amore che gli manifesta la giovane moglie, Dorothy, che sta per dare alla luce il loro primo figlio. Una sera, alterato dall'alcool e sentendosi sempre più un lupo solitario, Frank commette un omicidio e Joe è costretto ad inseguirlo per arrestarlo...
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION - DELUXE
  • Produzione: SEAN PENN, DON PHILLIPS E PATRICIA MORRISON PER COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MICO, NHK, THE MOUNT FILM GROUP, WESTMOUNT
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (FILMANIA)

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO (1991).

CRITICA

"Limiti si evidenziano a livello di regia. Meglio Sean Penn che riesce a fare nella sceneggiatura, nella parte "scritta" del suo lavoro, una storia ricca di possibilità drammatiche, comunque compromesse nella loro pratica messinscena." (Claudio Trionfera, 'La rivista del cinematografo')

"Penn cerca costantemente di confezionare un film di bellurie stilistiche, di ricami visivi, di contorni poetici. Qua e là coglie delle figurette buffe o folkloristiche ma il vero procedimento che l'attira è quello dell'estasi della memoria." (Valerio Caprara, 'Il Mattino')

"Il film resta un'ambiziosa ma irrisolta variazione sull'impossibilità di confidare nei legami di sangue, condotta senza estro di regia, e recitata dai mediocri Viggo Mortensen e David Morse." (Giovanni Grazzini, 'L'Indipendente')

"Tutto gonfio, gridato, retorico." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

"Penn regista non è magari all'altezza delle sue ambizioni: si prende tempi troppo lunghi, dipana un percorso narrativo tortuoso." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa')
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