Lettere da Berlino

Alone in Berlin

GERMANIA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2016
2,5/5
Lettere da Berlino
Berlino, 1940. La città è paralizzata dalla paura. Otto e Anna Quangel sono una coppia della classe operaia che vive in un malandato condominio, cercando come tutti gli altri di stare lontano dai guai. Tuttavia, quando il loro unico figlio viene ucciso mentre combatte al fronte, la perdita scuote a tal punto la coppia da spingerli a compiere atti di resistenza contro il nazismo. Otto e Anna iniziano così a diffondere in città cartoline anonime in cui vengono attaccati sia Hitler che il suo regime. La loro campagna attirerà ben presto l'attenzione dell'ispettore della Gestapo Escherich ma Otto e Anna, nonostante il rischio di essere catturati e giustiziati, non si daranno per vinti...
  • Altri titoli:
    Jeder stirbt für sich allein
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo "Ognuno muore solo" di Hans Fallada (ed. Sellerio)
  • Produzione: STEFAN ARNDT, UWE SCHOTT, MARCO PACCHIONI, JAMES SCHAMUS, PAUL TRIJBITS, CHRISTIAN GRASS PER X-FILME CREATIVE POOL, MASTER MOVIES, FILMWAVE, IN CO-PRODUZIONE CON PATHÉ PRODUCTION, BUFFALO FILMS, WSFILMPRODUKTION
  • Distribuzione: VIDEA
  • Data uscita 13 Ottobre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Guai a chi strappa un figlio dalle braccia della madre; guai a chi lo manda a morire in guerra. La vita non lo accetta e neanche il cinema. Gary Cooper insegue il giovane Giosuè fino al fronte in La legge del Signore, e Tom Hanks si avventura nella Francia occupata dai nazisti per riportare a casa Matt Damon, l’ultimo dei fratelli Ryan (Salvate il soldato Ryan, ndr). Il primo è un padre quacchero durante la Guerra di Secessione, il secondo è un maggiore americano in missione per una madre.

Ma la famiglia Quangel non è stata così fortunata. Nel 1940, in piena campagna di Francia, nessuno ha salvato il loro unico erede, e un giorno giunge la terribile notizia: è morto per il Führer. Si è sacrificato per la patria, per un fine superiore. Otto e Anna non hanno nient’altro, sono persone semplici, abituate al duro lavoro operaio. Il regime ha portato via il loro unico tesoro e in qualche modo si devono ribellare. La Germania, i nazisti, la fedeltà al partito: tutte menzogne, e la gente deve prenderne coscienza. “Stampa libera!” è il nuovo motto del capofficina Quangel, che scrive cartoline sovversive per richiamare l’attenzione degli ariani. Ma alla ribellione, segue la violenza dei padroni. L’ispettore della Gestapo Escherich non ha altra scelta: deve trovare il colpevole, deve scoprire chi è l’autore. La caccia è aperta.

Vincent Pérez è uno dei tanti attori che ha scelto di stare dietro la macchina da presa. Dal 1992, ha girato sei film e con Lettere da Berlino cerca la gloria. Si ispira a Ognuno muore solo di Hans Fallada, un romanzo che Primo Levi ha definito “l’opera più importante che sia mai stata scritta sulla resistenza tedesca e il nazismo”. La storia è potente e affonda le radici in sentieri poco battuti. Non è così scontato trovare film che raccontino le vicende di tedeschi contro Hitler. Ci ha provato Tom Cruise con Operazione Valchiria, ma nei panni di un colonnello della Wehrmacht non era molto credibile.

Peccato che Pérez cada spesso in una drammaturgia un po’ elementare, e non riesca a rendere, in tutta la sua potenza, la tragedia di una famiglia. Per cui il film non riesce a coinvolgere com’era nelle sue intenzioni. Brendan Gleeson, reduce dall’ottimo Calvario, questa volta non trasmette fino in fondo la disperazione di un padre che ha perso il proprio figlio, e la sua voglia di ribellarsi si riduce a una mano che stringe con forza un mancorrente.

Più intenso ci appare Daniel Brühl nei panni di un ispettore in crisi di coscienza. Deve schierarsi con il regime per non rischiare la pelle, e il suo lavoro è schiacciato dalla violenza di un Reich che si crede immortale.

Lettere da Berlino poteva rappresentare uno squarcio importante per raccontare delle realtà dimenticate. Ma la Grande Storia non coincide automaticamente con il grande cinema. La scrittura sapiente di Hans Fallada si scontra con una cinepresa poco incisiva, e il racconto resta in superficie. Ancora una volta l’aquila tedesca non vola alta.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: GERMAN FEDERAL FILM FUND, FILM- UND MEDIENSTIFTUNG NRW, GERMAN FEDERAL FILM BOARD, MITTELDEUTSCHE MEDIENFÖRDERUNG, MEDIENBOARD BERLIN-BRANDENBURG, EURIMAGES, CNC, MEDIA.

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).

CRITICA

"(...) la militanza antinazista dei coniugi Quangel. Militanza in sedicesimo (scrivevano cartoline contro Hitler, che poi lasciavano in luoghi pubblici) che però costò loro la vita e che due attori di razza come Brendan Gleeson ed Emma Thompson sanno rendere appassionante e commovente." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 16 febbraio 2016)

"Dello stupendo romanzo del '47 di Hans Fallada 'Ognuno muore solo' (...) l'attore Vincent Pérez ha fatto una riduzione onesta anche senza lo sfogo interiore della pagina, specie nell'ultima parte. (...) Il gioco ha un valore metaforico e finisce in solitudine, ribadite la sonnolenza della massa, l'umiliazione dell'obbedienza coatta (il migliore è il poliziotto Daniel Brühl), la violenza della persecuzione ad personam, il linciaggio antisemita (...): bel film, ma leggetevi pure il libro." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 ottobre 2016)

"La didascalia finale rende omaggio alla memoria di una coppia che tra il 1940 e il 1943 si oppose a Hitler seminando in giro per Berlino cartoline che chiedevano ai concittadini di ribellarsi. (...) Ma, apprende Otto dal poliziotto che infine lo ha stanato, delle 285 cartoline scritte soltanto diciotto non sono state immediatamente recapitate alle autorità naziste. Sgradevole verità che scagiona il film, ove si pensasse che concede eccessivo credito al non conformismo dei sudditi di Hitler, dall'eventuale sospetto di idealizzazione. Accanto all'onorevole prestazione di Daniel Brühl come ispettore, giganteggiano Emma Thompson ma soprattutto il massiccio e impenetrabile Brendan Gleeson." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 ottobre 2016)

"(...) un episodio di microstoria - due personaggi ordinari, motivati al loro vano gesto di ribellione dal dolore per la morte del figlio in guerra - che tocca corde forti e provoca emozione, evidenziando il tessuto di paura collettiva che costruisce la forza di una tirannide. Regia classica e pulita, il francese Vincent Perez si attiene con onestà alla pagina, focalizzandosi su questi antieroici eroi che Emma Thompson e Brendan Gleeson incarnano con straordinaria intensità e misura." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 ottobre 2016)

"Eroi tenaci e malinconici nelle pagine, assediati dalla caccia all'uomo e dal sospetto dei vicini, i Quangel vivono nella fotogenia morbida di Gleeson e della Thompson, ma questa avventura rivelatrice è confezionata da uno standard drammatico che diminuisce ciò che dovrebbe esaltare." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 13 ottobre 2016)

"Piacerà soprattutto per la grossa prova di Gleeson e Emma Thompson, straordinari come sanno essere gli attori di grande temperamento, quando si costringono a giocare sui mezzi toni. Ma occhio anche a Daniel Brühl e al suo personaggio di nazista dal volto umano. Fa capire più cose di tanti libri sulla Germania e sul perché ogni tanto vagheggia un nuovo Hitler." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 ottobre 2016)

"Tratto da una storia vera, il film, pur con due grandi protagonisti, non riesce mai a decollare come meriterebbe, regalando meno emozioni di quelle promesse sulla carta. Peccato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 13 ottobre 2016)
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