Le nostre battaglie

Nos Batailles

BELGIO, FRANCIA - 2018
3/5
Le nostre battaglie
Olivier è padre, marito e sindacalista. Quando un mattino la moglie Laura abbandona la famiglia senza lasciare alcuna traccia di sé, Olivier si vede costretto dall'oggi al domani a ripensare la quotidianità cercando di non venir meno al suo dovere lavorativo, al suo impegno politico ma anche, e soprattutto, al suo ruolo di padre.
  • Altri titoli:
    Our Struggles
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: IOTA PRODUCTION, LES FILMS PELLÉAS. IN COPRODUZIONE CON SAVAGE FILM
  • Distribuzione: PARTHÉNOS (2019)
  • Data uscita 7 Febbraio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Nella Francia prima dei gilet gialli, ma in cui in ogni caso le battaglie sindacali  sono dure e frequenti e il mondo operaio è una giungla, Guillaume Senez realizza la sua opera seconda (dopo il bel Keeper, premiato a Torino), Le nostre battaglie (anche questo premiato a Torino, con il premio del pubblico, dopo il passaggio alla Semaine de la critique di Cannes), che racconta di un operaio in un grande centro di spedizioni, stile Amazon, che oltre alle difficoltà sul posto di lavoro deve affrontare la sparizione improvvisa della moglie, madre dei due figli.

Non è un film dinamitardo come In guerra di Brizé, anzi Le nostre battaglie scava soprattutto dentro il quotidiano del protagonista, splendidamente cucito su Romain Duris, e gioca proprio sul rapporto interdipendente tra pubblico e privato, come dice esplicitamente il titolo, tra le battaglie che combattiamo per noi e quelle che combattiamo o vorremmo combattere per la collettività.

In ogni caso sempre nel campo di significato bellico ci si trova ed è interessante quindi come Senez sposti l’attenzione sui figli (Keeper parlava di genitorialità in fieri) e sui personaggi secondari, indicando in questo anche un cambio di toni e di stile: siamo sempre nell’ambito del realismo europeo, incentrato sull’attore seguito dalla macchina a mano, ma il ritmo più pacato, le interpretazioni misurate e le canzoni pop, come quelle degli LCD Soundsystem, fanno scartare il tono verso l’intimità, l’adesione prima alla realtà dei personaggi e poi dopo a quella ambientale, quella del mercato del lavoro.

Non tutti i passaggi di atmosfere riescono benissimo e qualche soluzione facile Senez se la concede anche (il montaggio delle canzoni, per esempio), ma la capacità di riempire la scena e il racconto con volti e corpi permette al film di superare l’impressione di stagnazione e di dare al melodramma familiare uno spessore diverso e un significato più sottile del mero stratagemma narrativo.

NOTE

- REALIZZATO CON AUVERGNE-RHÔNE-ALPES CINÉMA, RTBF (TÉLÉVISION BELGE), VOO E BE TV, CON IL SUPPORTO DI CENTRE DU CINÉMA ET DE L'AUDIOVISUEL DE LA FÉDÉRATION WALLONIE-BRUXELLES E DEL FONDS AUDIOVISUEL FLAMAND - VAF, CON LA PARTECIPAZIONE DI RÉGION AUVERGNE-RHÔNE-ALPES, IN PARTENARIATO CON CNC E CINÉ +, IN ASSOCIAZIONE CON INDÉFILMS 6 HAUT ET COURT DISTRIBUTION, CINÉART, BE FOR FILMS, CON IL SOSTEGNO DI TAX SHELTER DU GOUVERNEMENT FÉDÉRAL BELGE, CASA KAFKA PICTURES MOVIE TAX SHELTER EMPOWERED BY BELFIUS E DEL PROGRAMMA MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA. CON IL SUPPORTO ALLA REVISIONE DI RÉGION NORMANDIE IN PARTENARIATO CON CNC. SVILUPPATO CON IL SOSTEGNO DI CINÉMAGE 12 DÉVELOPPEMENT.

- PROIEZIONE SPECIALE ALLA 57. SEMAINE DE LA CRITIQUE (CANNES, 2018).

- PREMIO CIPPUTI AL 36. TORINO FILM FESTIVAL (2018).

CRITICA

"A volte, in un film dal tema e dall'impostazione apparentemente tradizionale, si vede al lavoro un regista che tratta la materia con tale eleganza e attenzione da trasformarlo in qualcosa di più. È il caso del nuovo film di Guillaume Senez, regista notevolissimo ma non abbastanza noto da noi (anche se aveva vinto il festival di Torino tre anni fa). La storia al centro di 'Le nostre battaglie' è semplice (...). Già dalla prima scena il gioco tra il personaggio e lo sfondo (il grande deposito sfocato alle sue spalle) mette sull'avviso: il film oltrepasserà il semplice realismo mostrando le emozioni di personaggi, le sfumature, in maniera fisica. La forza del regista emerge subito da come gestisce certi passaggi obbligati della sceneggiatura (...) evitando il legame meccanico tra crisi pubblica e privata. Non giudica i personaggi, e descrive le relazioni familiari in maniera precisa, vitale (bellissima la figura della sorella minore). Sono tante le spie di uno sguardo vero, senza esibizionismi, che trova i tempi e gli spazi giusti per ogni scena. La figlia di un operaio suicida viene mostrata per qualche secondo da sola durante la veglia, smarrita. Una collega del protagonista, nell'accoglierlo a casa sua, ha un sorriso disarmante, pieno di significati che scopriremo poco dopo. I bambini sono perfetti, mai stucchevoli, e in una scena dalla psicologa c'è un piccolo colpo di scena che poteva essere melodrammatico ma che risulta tanto più emozionante perché il regista lo filma tenendosi un passo indietro, senza calcare la mano. E anche il finale, a ripensarci, è un finale giusto. Come tutto il film." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 7 febbraio 2019)

"Debutta la nuova economia, quella dei nuovi tempi moderni: l'imminente 'Valzer tra gli scaffali' racconta i lunghi corridoi di un ipermercato tedesco che sembra la Metro, mentre il magazziniere di 'Le nostre battaglie' lavora in grandi store di e-commerce che somigliano ad Amazon. (...) La bellezza inespressa del film sta proprio nel non mettere nulla tra virgolette, ognuno la pensi come vuole, ma il regista getta un sasso nello stagno, lasciando che la storia continui, che pubblico e privato giochino il loro match fino al bellissimo finale. La fortuna è che Romain Duris è un attore di rara sensibilità, che non conosce la retorica; che i due bambini siano di sconcertante verità e che Laetitia Dosch, sorella tata a tempo perso, faccia una luminosa comparsata in questo ménage di ordinaria amministrazione che nasconde la gemma misteriosa dello straordinario." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 febbraio 2019)

"Si inserisce nel filone naturalistico del cinema dei fratelli Dardenne l'opera seconda del quarantenne Guillaume Senez, anche lui belga, ma in 'Nos batailles' - premio Cipputi a Torino - riscontriamo un tratteggio intimista più accentuato, venato di spunti femminil-femministi non sappiamo quanto attribuibili alla penna della co-sceneggiatrice del film, Raphaelle Desplechin, sorella del regista Artaud. Comunque, pur ben evidenziate, le tematiche sociali ottengono risalto soprattutto in virtù del modo con cui si intrecciano alle dinamiche interiori del protagonista. (...) In realtà Olivier è un po' troppo idealizzato a fronte di altri personaggi che restano troppo evanescenti, ma Senez mostra bella sensibilità nel cogliere credibili attimi di vita e di affetti; e Duris conferisce al protagonista una vena sentimentale che non scade mai in sentimentalismo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 febbraio 2019)

"(...) Un film profondo, che ben tratteggia le psicologie dei suoi personaggi e che si appoggia sulla solida interpretazione del bravissimo Romain Duris. Un'altra perla francese." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 febbraio 2019)
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