LE CINQUE VARIAZIONI

DE FEM BENSPAEND

SVIZZERA, BELGIO, FRANCIA, DANIMARCA - 2003
LE CINQUE VARIAZIONI
Un viaggio investigativo nell'universo del "documentario" basato sui manifesti scritti da vari registi. Un approfondimento su un filmaker che sta rivisitando ma anche ricreando - ma in maniera non convenzionale - uno di questi film: "The perfect Human / Det perfekte menneske", del 1967 che è anche un documento sulla vita in Danimarca e sulle problematiche familiari di Leth.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1: 1,78)
  • Produzione: ZENTROPA REAL APS, ALMAZ FILM PRODUCTIONS, WAJNBROSSE PRODUCTIONS, PANIC PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ESSE&BI (2004)
  • Data uscita 2 Gennaio 2004

NOTE

PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA NELLA SEZIONE CONTROCORRENTE (2003)

CRITICA

"'Le cinque variazioni' diventa un film a due registi, un originale e a tratti feroce modo di far pubblicità al patrimonio cinematografico di Stato, e a se stesso. Di fare un documentario innovativo e comico su un filmaker, senza annoiare tra domande sempre uguali e inserts solo suggestivi di lavorare sul patrimonio e sul suo uso, abuso, manipolazione. Di far vedere quanto Trier solo disprezzando i suoi simili riesca davvero a amarli. Di visualizzare il sadismo al lavoro quando un produttore chiede a un regista di attenersi a certe clausole". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 30 agosto 2003)

"Firmato e interpretato da Lars Von Trier e Jorgen Leth, 'Le cinque variazioni' potrebbe essere definito un film su un film o un saggio sul cinema secondo l'ottica divergente dei due protagonisti. Oppure una pellicola che non dovrebbero perdere sia coloro che amano appassionatamente l'opera trita-anima di Von Trier, sia coloro che la detestano: infatti i fan del maestro danese si confermeranno nell'idea di una personalità artistica intensa e viscerale; mentre gli antipatizzanti si rafforzeranno nella convinzione di trovarsi di fronte a uno di quei casi in cui genio e follia pericolosamente si confondono." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 3 gennaio 2004)

"Tre anni è durata l'intermittente lavorazione di 'Le cinque variazioni', che il titolo inglese più esattamente definisce 'Obstructions'. Memore dello short comportamentale 'The Human Perfect' firmato nel 1968 da Jorgen Leth, Lars von Trier propone al noto documentarista di girarne a tappe una nuova versione con il patto di accettare in corso d'opera cinque ingiunzioni. Le quali risultano, nell'ordine: girare alla velocità di dodici fotogrammi anziché ventiquattro; consumare un lauto pasto nel quartiere più miserabile di Bombay; immergersi di nuovo nell'orrore dell'India povera; adottare la tecnica del cartone animato; cedere la regia a Lars. Snobistico e cattivo, il film non scopre la minima preoccupazione di coinvolgere il pubblico e sembra fatto solo per divertire i due personaggi in gara. Tanto che viene voglia di alzarsi e andarsene per non disturbarli." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 gennaio 2004)

"Inaugura il 2004 quello che, probabilmente, è destinato alla palma di film più bizzarro dell'anno: 'Le cinque variazioni', intelligente divertissement sull'illusione cinematografica, applaudito a Venezia nella sezione Controcorrente. Tutto parte da un cortometraggio girato nel 1967 dal regista Jorgen Leth, oggetto di culto per Lars von Trier. Ossessionato dall'idea delle regole, l'autore di 'Dogville' inventa un gioco che denota, simultaneamente, devozione per il collega e sadismo. Sfida Leth a realizzare cinque remake di quel corto, 'L'uomo perfetto', sottoponendolo ogni volta a regole capestro. (...) L'apparente stravaganza nasconde un discorso serio su cinema e altro, perché Von Trier conosce bene l'importanza del controllo su quel che si fa e, insieme, riconosce che l'esercizio cui sottopone se stesso e il collega somiglia alla terapia. Ciò non toglie che i film nel film siano corti sperimentali d'alto livello. Né che, peraltro, la visione delle Cinque variazioni vada raccomandata ai soli spettatori cinefili." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 gennaio 2004)
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