Lawless

USA - 2012
3/5
Lawless
Franklin County, Virginia. Qui i fratelli Bondurant sono leggenda: il maggiore, Howard, è riuscito a tornare a casa dalle Grande Guerra, anche se scosso e cambiato dalla carneficina cui ha assistito; il secondo, Forrest, è sopravvissuto all'Influenza spagnola - che invece ha ucciso i suoi genitori - grazie a una forza feroce e viscerale che ha contribuito a formare il suo carattere; e poi c'è Jack, il più piccolo, impressionabile, sensibile e intelligente dei tre. I tempi sono duri e il lavoro scarseggia, ma i fratelli Bondurant si sono ingegnati mettendo in piedi un fiorente business di liquori di contrabbando. Tuttavia, l'arrivo da Chicago dello Special Deputy Charlie Rakes rischia di mettere fine ai loro affari: pericoloso e corrotto, cercherà di distruggere tutto quello che i Bondurant hanno costruito e rappresentano, mettendo a dura prova anche la lealtà e il rapporto tra i tre fratelli...
  • Altri titoli:
    The Wettest County
    Des hommes sans loi
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: WESTERN, GANGSTER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo "La contea più fradicia del mondo" di Matt Bondurant (ed. Dalai)
  • Produzione: DOUGLAS WICK/LUCY FISHER PRODUCTION, BENAROYA PICTURES, ANNAPURNA PICTURES, PIE FILMS, BLUMHANSONALLEN FILMS
  • Distribuzione: KOCH MEDIA
  • Data uscita 29 Novembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Gli anni '30, il proibizionismo, i gangster, le automobili e i borsalini. E poliziotti avidi, corrotti, malsani. Quante volte il cinema americano si è confrontato con questo? Sembra non preoccuparsene John Hillcoat, regista australiano alla seconda prova USA dopo l'apprezzabile The Road visto a Venezia tre anni fa, ancora una volta alle prese con un romanzo: non più Cormac McCarthy ma La contea più fradicia del mondo di Matt Bondurant (Dalai Editore), che ha raccontato l'epopea dei suoi nonni, concentrandosi sulle vicende dei Bondurant Brothers, Howard, Forrest e Jack, coinvolti nel commercio clandestino di alcolici nella contea di Franklin, in Virginia. Adattando per lo schermo lo script firmato dal sodale Nick Cave - che ovviamente cura anche la (magnifica) colonna sonora - Hillcoat mette a punto una confezione inattacabile dal punto di vista formale, (ri)costruendo un contesto (rurale) e un periodo (quello della grande depressione) calibrato dalle fantastiche luci di Benoît Delhomme e supportato dalla vena di un cast superlativo: Tom Hardy - è il fratello di mezzo Forrest, il più carismatico - non fa più notizia, Jason Clarke (è il maggiore, Howard, il più violento e taciturno) e Shia LaBeouf (è il più giovane, Jack, con un'incontrollabile voglia di diventare adulto e cavalcare il mito dei gangster con la G maiuscola) sono affiatati e funzionali, così come Jessica Chastain nei panni della bella Maggie, Gary Oldman in quelli di Floyd Banner e Guy Pearce in quelli del maledetto agente Rakes, impomatato e assetato di sangue.
Lo 'spettacolo' è dunque garantito, la trasversalità di generi non manca (western e gangster movie si fondono) e, rispetto all'inevitabile nichilismo che caratterizzava il precedente, post-apocalittico lavoro di Hillcoat, anche il sense of humour fa capolino: tutti ingredienti che fanno di Lawless (sì, il titolo è lo stesso del nuovo film di Terrence Malick) un'opera fatalmente 'godibile' (c'è anche la doppia love story...) e, per questo, dimenticabile.

NOTE

- IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012).

CRITICA

"A livello mitico, Forres Bondurant e Rakes rappresentano rispettivamente i prolungamenti di Robin Hood e dello sceriffo di Nottingham; su un altro piano, invece, il primo è una figura protettiva, decisa a difendere la famiglia (e la rossa Maggie) dalle nuove regole del potere economico che il poliziotto vuole imporre. Il film di gangster, filone mainstream del noir americano, è distinguibile da sempre in due varianti: quella urbana ('Scarface', 'Nemico pubblico'...) e quella rurale (i film di Roger Corman, 'Bonnie & Clyde'...). Si aggira nei territori del secondo l'australiano John Hillcoat, mettendo in immagini una sceneggiatura del connazionale Nick Cave tratta dal libro di Matt Bondurant (nipote di Jake) La contea più fradicia del mondo. Fradicia in senso alcolico e in senso morale, naturalmente. Si presenta al pubblico con un cast impressionante questo epic, la cui ambizione è di sposare la mitologia del noir con quella del western crepuscolare, alla Sergio Leone o Sam Peckinpah. Ci sono l'imponente Tom Hardy; la musa di Terrence Malick, Jessica Chastain; Shia LaBoeuf, sempre alla ricerca di una parte che lo lanci definitivamente; Gary Oldman nel ruolo di un gangster antagonista; Guy Pearce in quello di un uomo della legge che perpetra efferatezze calzando guanti. Ecco, il cast è un po' l'emblema dell'intero film, una pellicola eccessiva, troppa in tutti i sensi. Troppi personaggi, troppe referenze cinematografiche, troppa musica country (c'è anche un brano dei Velvet Goldmine in versione acustica), troppe scene di violenza, stragi, ammazzamenti e altre situazioni grand-guignolesche: una sorta di bulimia che ti fa rischiare l'indigestione. In sotto-finale c'è una piccola guerra, che culmina nella resa dei conti tra Jake e lo sceriffo su un ponte di legno coperto. (...) Lo stile asettico contamina anche le situazioni di carattere più intimo; come quelle tra Tom Hardy e Jessica Chastain, che promettevano un incontro ravvicinato interessante e, invece, mancano singolarmente di 'chimica'. Detto in sintesi, 'Lawless' è - insieme - un film sovradimensionato e poco coinvolgente, che mantiene meno di quanto promette." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 29 novembre 2012)

"Vi furoreggiano attori dal grande talento, eppure 'Lawless' non riesce a diventare l'ennesimo noir da cineteca. Nobilitato dalla firma del regista australiano Hillcoat e del suo sceneggiatore Nick Cave, il poema criminale dei tre fratelli Bondurant allignati nella Virginia ai tempi del proibizionismo spreca una serie d'interessanti spunti espressivi e la prevedibile overdose di violenza sanguinaria con un passo calligrafico e, soprattutto, compiaciuto della propria abilità filologica e spettacolare come un Mann o uno Scorsese non avrebbero mai avuto l'ingenuità di fare. Il primo sintomo sta nell'uso smodato della voce narrante fuori campo che commenta il tutto senza raggiungere effetti epici, ma, anzi, indulgendo a una letterarietà non giustificata dalla qualità ordinaria del trasposto romanzo originano. Succede così che la scultorea qualità di attori come Tom Hardy o Guy Pearce venga attenuata dalle meccaniche tappe di una guerriglia tra gangster, sbirri e procuratori distrettuali infami e una serie di pessimi soggetti borderline senza causa." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 novembre 2012)

"Ok le musiche di Cave, ok le titaniche scazzottate e i gomiti alzati, ma quante volte abbiamo già visto questo benedetto Proibizionismo? Qui il formato famiglia nulla aggiunge, la noia fa capolino e smorza i sospiri femminili per il cattivo di Batman, Tom Hardy, che non l'abbatti nemmeno a tagliargli la gola. Rimane in piedi anche la domanda all'ultimo festival di Cannes: che c'azzeccava questo modesto film di genere in Concorso?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 novembre 2012)

"Toh, chi si rivede. Il buon vecchio gangster movie torna in auge con questo titolo dove sono gli attori, più che la sceneggiatura, a fare la differenza. Poche emozioni e qualche forzatura di troppo per un film passabile." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 novembre 2012)
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