La voce del silenzio

House of Cards

USA - 1992
La voce del silenzio
La piccola Sally Matthews di appena cinque anni - rimasta psicologicamente scossa in maniera traumatica dalla morte del padre, precipitato da un'impalcatura mentre con la moglie attendeva al restauro di antiche rovine Maya - soffre di una grave forma di autismo. Non parla, non comunica, non risponde e rimane a tratti assorta in una specie di sonnambulismo pericoloso, che la porta ad arrampicarsi sugli alberi e a camminare sui tetti e lungo le grondaie in terrificanti prove di equilibrio. Tuttavia la madre, Ruth, è estremamente riluttante a riconoscere le anomalie della bimba e ad affidarla alle cure di uno psichiatra. Ma quando a scuola Sally, salita su un albero causa involontariamente una ferita a un coetaneo che cercava di seguirla, il preside convoca Jacob T. Beerlander, uno specialista di psichiatria infantile, per risolvere il problema. La madre è infuriata per quell'intrusione di estranei nella vita della bambina, che lei continua a ritenere "normale" e solo bisognosa di quella più assidua presenza e attenzione che la sua professione di restauratrice non le consente.
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: DALE POLLOCK, LIANNE HALFON, WOLFGANG GLATTES PERMARIO E VITTORIO CECCHI GORI
  • Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE (1993) - CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"Più simile a "Risvegli" che a "Rainman", "La voce del silenzio" - uno dei criticatissimi progetti Pentamerica - non è un film socio-psico-culturale sulla 'diversità', nè è - tutto sommato - un film commovente sui bimbi sfortunati come il sottovalutato "L'olio di Lorenzo". Strutturata quasi come uno psicothriller (e richiami cinefili alla sequenza del sogno di "Io ti salverò" di Hitchcock) l'opera prima di Michael Lessac farcisce e scompiglia la narrazione d'eclettiche fantasie: realtà virtuale, fiaba, telepatia, onirismo, tarocchi, parapsicologia, magie antropologiche, creando non poche confusioni, pochi turbamenti e molte perplessità. Dispiace, poi, verificare la cattiva forma fisica di Kathleen Turner, gonfia, ingrassata e invecchiata ma, d'altro canto, fa piacere imbattersi nel dottor Tommy Lee Jones, un personaggio che finalmente non è depravato, maligno o gay". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 01 ottobre 1993)

"Una conclusione, fra il miracoloso e il semplicistico, mal inserita in una storia in cui, comunque, tra le evocazioni dei Maya e un certo retroterra messicano, delle infiltrazioni "magiche" qua e là possono anche sospettarsi; bisogna però dare atto al regista esordiente Michael Lessac di averla proposta, almeno in tutta la parte che riguarda la malattia della bambina, con dei toni più d'una volta efficaci: sia per certi climi sospesi che gravano sul duetto madre e figlia quando comincia la lotta per fronteggiare la nuova situazione sia nella rappresentazione stessa della malattia che, anzichè proporsi come un caso clinico (e di esempi il cinema ne avrebbe offerti tanti) finisce quasi sempre per assumere dei contorni un po' stregati, con allusioni misteriose. Non è molto ma basta a far uscire il film dalla semplice routine. La madre è Kathleen Turner, intenta a disegnare un plausibile ritratto di donna in pena, pronta per un verso a combattere e, per un altro, dilaniata dal dilemma sulle armi cui ricorrere. La ricordavo più bella, ma evidentemente gli anni passano. Al suo fianco, come psichiatra, c'è Tommy Lee Jones: convince poco". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 settembre 1993)

"Il regista teatral-televisivo, debuttante al cinema, Michael Lessac bissa praticamente un pietoso caso umano come quello dell' "Olio di Lorenzo", chiamando a sè, ma senza sfruttarla, un'attrice dell'intensità e della comunicativa di Kathleen Turner, che qui non riesce a muovere neppure una corda del nostro cuore di spettatori. E particolarmente fuori parte sembra Tommy Lee Jones, il bravo attore di cinema d'azione che le platee hanno scoperto ora come il giocatore avversario di Harrison Ford nel Fuggitivo". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 29 settembre 1993)

"E' uno dei tre film prodotti dalla Pentamerica, quando sembrava che niente potesse fermare l'accoppiata Cecchi Gori - Berlusconi, nemmeno l'agguerrita concorrenza hollywoodiana.Tre tonfi commerciali, per un investimento complessivo di oltre 50 milioni di dollari sul quale Sua Emittenza ha avuto parecchio da ridire (ormai si va verso lo scioglimento consensuale della società Penta). Eppure "La voce del silenzio", ex House of Cards, è il titolo più curioso del terzetto, e anche il meno costoso. Chissà che cosa ha spinto Vittorio Cecchi Gori a finanziare questo film atipico e fuori moda che maneggia un materiale tra i più delicati: l'autismo infantile. Ultimo di una lunga serie di film "clinici"," La voce del silenzio" parte malissimo e cresce strada facendo. Ma non pare destinato a un gran successo di pubblico, nonostante l'accoppiata divistica Kathleen Turner- Tommy Lee Jones: lei, paurosamente ingrassata, esprime bene i tormenti della mamma; lui, truccato da neuropsichiatra intellettuale, fa rimpiangere invece la grinta da cattivo implacabile che sfodera nel Fuggitivo". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 27 settembre 1993)
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