La vendetta di un uomo tranquillo

Tarde para la ira

SPAGNA - 2016
3,5/5
La vendetta di un uomo tranquillo
Madrid, agosto 2007. Curro è l'unico di una banda di quattro criminali a essere arrestato per una rapina in una gioielleria. Otto anni più tardi, la sua fidanzata Ana e il figlio lo attendono all'uscita dal carcere.
José è un uomo solitario e riservato che sembra non adattarsi in nessun luogo. Una mattina si reca nel bar dove Ana lavora con il fratello e ben presto la sua vita inizia a intrecciarsi con quella delle altre persone che frequentano il posto, facendolo sentire come uno di loro. Soprattutto Ana, che vede il nuovo arrivato come una valvola di sfogo per la sua vita dolorosa. Scontata la pena, Curro viene rilasciato e nutre la speranza di iniziare una nuova vita con Ana. Tornando a casa, però, trova una donna confusa e insicura e si troverà a dover affrontare un uomo che, distruggendo le sue aspettative, cambierà tutti i suoi piani.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 416, 16 MM, (2K)/SUPER 16, STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: LA CANICA FILMS, AGOSTO A PELÍCULA AIE
  • Distribuzione: BIM (2017)
  • Data uscita 30 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

La capacità del cinema spagnolo di dialogare con i generi è sotto gli occhi di tutti. Commedia, dramma, horror, thriller, non c’è filone lasciato insondato sebbene a dare i migliori risultati siano spesso le incursioni nei territori più cupi. Quelli grazie ai quali la Spagna approda frequentemente nei festival internazionali. Non rappresenta dunque un’eccezione La vendetta di un uomo tranquillo, opera d’esordio dell’attore Raùl Arévalo, revenge movie con  pochi personaggi sufficienti però a dar vita a una ronde diabolica. Ognuno di loro a suo modo ha peccato a cominciare dal detenuto appena uscito di prigione, che ha pagato per tutti, per finire con la sua compagna e gli ex complici. E non ce n’è uno che non sia pronto a tradire ancora pur di aver salva la pelle. Quando finalmente il gioco si scopre, pure allora niente è come sembra.

Raùl Arévalo costruisce con cattiveria e precisione un thriller dal ritmo serrato e dai toni violenti, dove ogni tassello trova la giusta collocazione e non lascia punti di domanda. La vendetta di un uomo tranquillo rivela il suo già solido mestiere nella direzione degli attori e nella scelta di tempi e inquadrature, e poco importano i debiti evidenti con il cinema di Peckinpah per quanto filtrati attraverso una sensibilità cinematografica tutta spagnola.  Non a caso gli eccessi di brutalità e le situazioni di tensione sono spesso venati da un forte senso del grottesco, come dimostra la bella sequenza all’interno della palestra di pugilato. Neppure  manca il lato mélo, frutto palese dell’amore del regista per Almodovar e Saura, incarnato dalla figura di Ana. Un carattere sfaccettato e intenso, che a Venezia ha regalato ad Alicia Rubio il premio come miglior attrice della Sezione Orizzonti, il cui spessore risiede nell’essere costruito sul capovolgimento dei canoni classici della femme fatale. Dopotutto il ribaltamento è una delle chiavi dell’intera narrazione: laddove si pensa di trovare odio si scopre umana comprensione e dove brilla la pietas  arriva un rancore implacabile a oscurare la luce.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: TVE, MOVISTAR +; IN ASSOCIAZIONE CON: FILM FACTORY, PALOMAR; CON LA COLLABORAZIONE DI: ICAA, AUDIOVISUAL SGR.

- PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE ATTRICE A RUTH DÍAZ ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"Un film teso, potente e prepotente (...) che in originale avverte: è tardi per la rabbia. (...) il debutto dell'attore Raúl Arévalo (...) è una feroce analisi sulla violenza, tanto che si pensa al western in una cornice che viaggia dalla Madrid periferica alla campagna. (...) Ripreso con camera a spalla, il film è come un binocolo con cui avviciniamo gli eventi, la truculenza che sboccia dopo tanta attesa, una scia di sangue che la polizia sembra ignorare. Incipit shock con piano sequenza dell'incidente, poi la storia si sdraia sul lettino di Freud e offre suggerimenti per capire chi, come, quando e perché, ma ci sono ancora sorprese da scoprire. Citazioni di genere e transgender da 'Cane di paglia' a 'La sposa in nero' ma è bello il discorso sull'alleanza virile quasi sconosciuta e su quanto la violenza animalesca possa guarire altre ferite. Gli attori stanno al gioco, da Antonio de la Torre a Luis Callejo, voci soliste in mezzo a un'umanità maltrattata che vive in un sobborgo psicologico che il regista visita curiosissimo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2017)

"Chi pensava che i film di self-justice se li fosse appaltati Liam Neeson potrà ricredersi: 'La vendetta di un uomo tranquillo' (...) traduce in spagnolo il repertorio del filone rispettando i luoghi deputati del genere, ma parafrasandoli in stile europeo. Invece di accontentarsi della regia efficiente, ma formattata, di 'Taken' la vendetta e derivati, l'esordiente Raúl Arévalo (...) si produce in un linguaggio sapiente e preciso: alterna i coefficienti dell'inquadratura e i ritmi di montaggio; sceglie attori dai corpi 'normali', anziché da palestrati e da modelle, per rendere il tutto più credibile." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 marzo 2017)

"Il regista ex attore Arévalo (...) riesce (...) a tenere sotto controllo il modello tarantiniano grazie al radicamento nella sordida periferia madrilena e nelle desertiche campagne circostanti, alle vibranti prove degli attori (Callejo/Curro e Dìaz/Ana in primis) e alla notevole abilità tecnica subito esaltata dal piano sequenza iniziale. Le tessere (dis)umane del puzzle non intendono certo rivendicare profondità autoriali eppure coinvolgono via via lo spettatore in un gioco di tensioni che prevedono l'alternarsi di punti di vista in apparenza divergenti, ma infine perfettamente convogliati in un giudizio inesorabile sui comportamenti umani." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 marzo 2017)

"(...) un copione tragico che da Shakespeare passa per il western classico e riprende i cattivi implacabili di Tarantino. (...) E' il buon esordio alla regia di un attore apprezzato nei film di Almodovar, de la Iglesia e in 'La isla minima' di Rodriguez." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 30 marzo 2017)

"Abbiamo un nuovo grande regista spagnolo: Raúl Arévalo, in grado di vincere contemporaneamente il Goya (Oscar spagnolo) per Miglior Film e Regista Esordiente con questo gioiellino girato in 16mm (oggi quasi nessuno usa più la pellicola). Ha l'aria di un poliziottesco italiano dei '70 per quanto è ruvido e spigoloso. Gran film. Duro come pochi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 marzo 2017)

"Un esordio sorprendente, quello di Raúl Arévalo. (...) Nel film la rabbia, prima di sfociare in azioni sanguinose, è racchiusa negli occhi. Soprattutto in quelli di José, interpretato da un grande attore spagnolo, Antonio de la Torre." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 31 marzo 2017)

"Colpisce (...) che a confezionare un thriller così convincente, ben costruito, diretto, teso e brutale, sia un regista al suo esordio, come Raúl Arévalo (attore noto in Spagna), che dirige con la mano di uno che sembra non aver fatto altro nella vita. Già l'incipit è qualcosa che ti cattura, per la sua capacità narrativa che non fa sconti all'estetica." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 31 marzo 2017)
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