La mia vita da Zucchina

Ma vie de courgette

FRANCIA, SVIZZERA - 2016
4/5
La mia vita da Zucchina
Zucchina è il soprannome di un bambino di 9 anni, la cui storia, sebbene singolare, è in realtà sorprendentemente universale. Dopo la morte improvvisa di sua madre, Zucchina fa amicizia con un agente di polizia gentile, Raymond, che lo accompagna in una casa famiglia, dove risiedono altri orfani della sua età. In un primo momento, Zucchina dovrà lottare per trovare il proprio posto in questo strano, e a volte ostile, ambiente. Tuttavia, con l'aiuto di Raymond e dei nuovi amici, Zucchina imparerà ad avere fiducia, troverà il vero amore e, finalmente, una nuova famiglia.
  • Altri titoli:
    My Life as a Zucchini
    My Life as a Courgette
  • Durata: 66'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE
  • Tratto da: romanzo "Autobiografia di una zucchina" di Gilles Paris (ed. Piemme)
  • Produzione: RITA PRODUCTIONS, BLUE SPIRIT PRODUCTIONS, GEBEKA FILMS, KNM, IN COPRODUZIONE CON RHÔNE-ALPES CINÉMA, RADIO TÉLÉVISION SUISSE AND SS R SRG, FRANCE 3 CINEMA, HELIUM FILMS
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2016)
  • Data uscita 2 Dicembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Film d'animazione in stop-motion diretto da Claude Barras e scritto da Céline Sciamma (sì, la regista di Tomboy e Diamante nero), autrice che ancora una volta dimostra di saperci fare, e come, quando si tratta di "inventare" storie con personaggi non ancora adulti, La mia vita da zucchina arriva nelle sale italiane dopo l'applauditissimo passaggio alla scorsa Quinzaine di Cannes.

Il protagonista ha appena 9 anni: Icare all'anagrafe, ma soprannominato Courgette (zucchina) dalla madre, trascorre le sue giornate in soffitta a disegnare il papà (andato via chissà quando) su fogli e aquiloni, oltre a costruire improbabili piramidi con le lattine di birra svuotate a ripetizione dalla mamma. Orfano di lì a poco, Courgette viene accompagnato da un bonario poliziotto in quella che sarà la sua nuova casa, un orfanotrofio. Dove grazie all'amicizia di un gruppo di bambini riuscirà a superare ogni difficoltà, trovando infine una nuova famiglia.

Certe volte basta davvero poco (66 minuti) per uscire rinfrancati da una visione. E' sufficiente la grazia e la dolcezza, quel giusto tocco di umorismo con cui provare ad affrontare un tema tutt'altro che semplice, assai delicato, come quello dell'infanzia negata. Neanche serve affidarsi a chissà quale volto o corpo capace di sfondare lo schermo: basta disegnare dei fondali minimal, costruire due tre set in miniatura e lasciare alla magia creata da un manipolo di pupazzetti in plastilina il compito di parlare al cuore.

Tratto dal romanzo Autobiographie d'une courgette di Gilles Paris, il film mantiene inalterata la dimensione della favola ma non si nasconde dietro facili ipocrisie, lasciando proprio ai bambini protagonisti il compito più doloroso, quello di raccontarsi (e raccontarci) come e perché sono finiti in quell'orfanotrofio, luogo però tanto colorato quanto felice. Chi perché figlio di genitori drogati, chi perché vittima di abusi sessuali, chi perché orfana dopo che il padre ha ucciso la madre, uccidendosi poi a sua volta, chi perché figlio di immigrati costretti al rimpatrio.

C'è tutto quello che viviamo nei nostri giorni di dolori e silenzi quotidiani, di famiglie disgregate e ragazzini allo sbando. E c'è anche un accenno al bullismo, fenomeno che però dopo poco finisce per trasformarsi in altro, lasciando all'amicizia profonda il compito di sedimentarsi, chissà forse per sempre. E c'è, infine, anche lo sguardo di speranza nei confronti di un mondo, quello degli adulti, ancora capace di chinarsi ad altezza bambino. Di prendersi carico di una responsabilità, quella del vero affetto, troppo spesso sepolta sotto cumuli di banalità e sporcizia. E allora sì, finalmente, ci si potrà stupire di piangere per qualcosa di bello. E ricominciare a credere che lì fuori splenda il sole: "Et tout ira bien là / Le vent nous portera".

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: THE SWISS FEDERAL OFFICE OF CULTURE (DFI), CINEFOROM AND THE LOTERIE ROMANDE, CANAL+, EURIMAGES, CINÉ+, CENTRE NATIONAL DU CINEMA ET DE L'IMAGE ANIMEE (ADVANCE ON RECEIPTS AND SUPPORT FOR NEW TECHNOLOGIES IN PRODUCTION), INDIE SALES COMPANY AND INDIE INVEST, SUISSIMAGE, REGION RHONE ALPES, REGION POITOU-CHARENTES E POLE IMAGE MAGELIS CON IL SUPPORTO DI CHARENTE COUNTY COUNCIL, FOCAL E THE ERNEST GOHNER FOUNDATION, SERVICE INDUSTRIEL OF GENEVA, THE CITY OF GENEVA, THE STATE OF GENEVA AND THE CANTON OF VALAIS.

- GRAPHIC DESIGN: CLAUDE BARRAS.

- NELLA VERSIONE ORIGINALE LA VOCE DI RAYMOND E' DI MICHEL VUILLERMOZ.

- SELEZIONATO ALLA 48. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2016).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 COME MIGLIOR FILM ANIMATO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.

CRITICA

"(...) un film (da un libro di Gilles Paris adattato per lo schermo dall'ottima Céline Sciamma) che come pochi altri, per adulti o per bambini, rende appieno il senso della parola 'resilienza': capacità di reagire alle avversità, di volgere in positivo le esperienze più dure. 'La mia vita da Zucchina' tratta di dolore con tenerezza, poesia e humour. E l'animazione a fotogramma singolo riprende il mondo ad altezza di bambino come di rado s'era visto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 dicembre 2016)

"«La mia vita da Zucchina» è un capolavoro dell'animazione in stop motion cui s'adatta appieno la più usurata delle didascalie: perfetto per gli adulti e i bambini. Diretto dal diligente Barras, ma fortemente debitore del romanzo originario di GillesParis e della sceneggiatura di Céline Sciamma, questo autentico poema di formazione raffigura una vita d'orfanatrofio tanto coinvolgente ed emozionante quanto libera dai soliti, mortali ingredienti di un certo sadico pietismo fiabesco. (...) Nonostante la tendenza al politicamente corretto, gli stereotipi sono coraggiosamente tenuti a bada." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 dicembre 2016)

"(...) un incantevole romanzo di formazione narrato con perfetto equilibrio di toni. (...) non nasconde (e questo può renderlo poco adatto al pubblico dei piccini-piccini) il crudo dramma che pesa sulle spalle del protagonista novenne Icaro, soprannominato Zucchina (...); e le altrettanto dure esperienze degli orfanelli suoi compagni di sventura (...). Tuttavia la sceneggiatura firmata dalla cineasta Céline Sciamma - che già in 'Tomboy' e 'Quando hai 17 anni' aveva dimostrato speciale sensibilità per i giovanissimi - ben amalgama i contrastanti elementi dell'infelicità e della solitudine con gli antidoti dell'amicizia, del primo amore e di sostitutive figure parentali; mentre il regista Claude Barras provvede a disegnare un mondo vero e stilizzato, cupo e pastelloso come visto con sguardo di bambino." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 dicembre 2016)

"(...) nella sapiente sceneggiatura di Céline Sciamma (...), dolore, amicizia, storie tragiche e amore passano al vaglio di una verità umoristica delicata ed efficace. Nel cinema d'animazione (...) che imita la realtà le cose funzionano soprattutto quando vive un vero mondo parallelo, con le sue simmetrie di forme, colori, personaggi. Già nel disegno, con quelle teste che, a partire dal cerchio, si sformano in fisionomie e caratteri, vive questa verità. Da non perdere." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 dicembre 2016)

"Nasce da un libro-gioiello (...) e si traduce in altrettanta qualità diamantina l'esordio 'in lungo' dello svizzero Claude Barras, sceneggiato per lui dal talento della francese Céline Sciamma. La bellezza del film, breve ma intenso, coinvolge tanto la cura dell'aspetto artistico-artigianale (animazione in stop motion con pupazzi reali filmati) quanto quella di contenuti sapienti fra poesia e realismo 'di formazione'. I piccoli protagonisti osservano l'incomprensibile mondo in cui il destino li ha calati con occhi immensi: sono pieni del dolore subito nell'incoscienza delle sue conseguenze ma anche pronti ad illuminarsi non appena un barlume di felicità prova ad accendersi. Pluripremiato, imperdibile." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 1 dicembre 2016)

"Nel comune sentire, il cartone animato è associato, come genere, a qualche cosa di gioioso, infantile. Un mezzo per evadere, per ritornare bambini (gli adulti al seguito), per educare. La Disney, del resto, su questo ci ha costruito un impero. Però, limitare il potenziale dell'animazione a semplice strumento di divertimento, impedirebbe la creazione di titoli potenti come questo 'La mia vita da Zucchina,' meraviglioso esempio di cinema all'ennesima potenza, come se ne vede sempre più di rado. Merito di Céline Sciamma che ha partorito un capolavoro di sceneggiatura, adattando con tatto, sensibilità ed equilibrio il romanzo 'Autobiographie de une Courgette' di Gilles Paris. Quel che poi è incredibile, è che il tutto si risolva in soli 61 minuti di film, come a dire che per dirigere un capolavoro non serve superare abbondantemente la tenuta fisiologica degli spettatori più piccoli (e non). (...) È un cartone, ricordiamo, ma è mirato, anche per le tematiche toccate, ad un pubblico adulto, pur servendosi di un linguaggio quasi infantile (ma non banale). Uno stop motion di un'ora che ti fa innamorare per la sua capacità di raccontare storie crude e tristi con tenera poesia, senza mai intraprendere la via edulcorata. Bastano le prime immagini per catturarti e avvinghiarti, senza mai lasciarti. Quando si parla di magia del cinema, questa pellicola dovrebbe essere il suo spot." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 dicembre 2016)

"Piacerà agli adulti (alla larga i bambini). Barras è un adulto che come tanti imparò l'idea del dolore e della morte proprio dai cartoni (una famosa scena di Bambi). E' anche incidentalmente un regista che tecnicamente è tra i bravissimi (lo stop motion è usato come raramente prima d'ora)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 dicembre 2016)

"Con un'essenzialità tanto efficace quanto coinvolgente, 'La mia vita da Zucchina' ha bisogno solo di pochi minuti (...) per trasportare lo spettatore in quel misto di malinconia e delicata comicità che è la chiave per entrare in questo capolavoro di animazione e di poesia dedicato all'infanzia e ai suoi temi più dolorosi. (...) è un film emozionante e bellissimo, dove anche i temi più duri vengono trattati con sensibilità e pudore, ma soprattutto mai con ipocrisia o superficialità (il che sconsiglia la visione ai piccolissimi). Una messa in scena molto controllata, con pochi movimenti di macchina e una durata media delle scene piuttosto lunga, oltre a quegli occhioni commoventi, innesca l'empatia e permette al film di affrontare temi anche urticanti senza cadere mai nel facile conformismo. Le brutture esistono al mondo e sarebbe sbagliato chiudere gli occhi: Barras sa però evitare il sensazionalismo o, peggio, il voyeurismo, perché su tutto il film, che affronterà anche la nascita del sentimento dell'amore (...), si stende un'atmosfera che si può definire «dickensiana», di testarda fiducia nella possibilità di risolvere i problemi e di rinfrancante ottimismo sull'esistenza della bontà." (Paolo Meregehtti, 'Corriere della Sera', 29 novembre 2016)

"Nel mondo a parte del cinema d'animazione c'è una piccola provincia da cui sono arrivati alcuni tra i più bei film degli ultimi decenni. Sono i lavori realizzati in stop motion, ovvero animando fotogramma per fotogramma pupazzi e set in 3 D dove ogni cosa ha peso, consistenza e riflette veramente la luce, il che spiega almeno in parte lo speciale realismo poetico consentito da questa tecnica. Per chi ama il genere bastano i nomi, da Tim Burton ('Nightmare Before Christmas', 'La sposa cadavere', 'Frankenweenie') ai film della Aardman ('Wallace e Gromit', 'Galline in fuga'), passando per exploit isolati e ancora più apertamente d'autore come quelli di Wes Anderson ('Fantastic Mr. Fox') o di Charlie Kaufman ('Anomalisa'). Gli altri dovrebbero vincere le loro resistenze - l'animazione è spesso considerata melensa e 'disneyana' anche quando Disney non c'entra nulla - per scoprire questa porta aperta sul meraviglioso, quel meraviglioso che il digitale finge di moltiplicare ma spesso in realtà uccide. Solo i mirabolanti e coloratissimi pupazzi creati dall'autore di 'La mia vita da Zucchina' (), Claude Barras, e la densità così speciale della stop motion, permettono infatti di dar vita alla storia del piccolo Icaro detto Zucchina. (...) in platea, verifichiamo una volta di più che per ritrovare la logica e la sensibilità assolute dell'infanzia, aprendosi ai sentimenti più forti e universali, nulla è meglio di questa forma d'arte potente ma anche ibrida e minoritaria (ci vuole una certa follia per mettere in cantiere film che richiedono 8 mesi di riprese, al ritmo di pochi secondi di 'girato' al giorno). Che però ripaga lo spettatore con emozioni impossibili altrimenti. Proprio la coesistenza tra la verità di voci e ambienti (i muri ricoperti da disegni infantili sono veri muri con veri disegni) e la stilizzazione dei personaggi permette infatti di restituire il giusto peso (il giusto impatto emotivo) a immagini, situazioni, conflitti che altrimenti ci sembrerebbe di aver incontrato mille altre volte. (...) gli adulti ridono e piangono come bambini. Ma i bambini veri conviene portarceli dagli 8-10 anni in su. Magari leggendo prima il bel libro omonimo di Gilles Paris (...) da cui tutto è nato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 novembre 2016)

"La sceneggiatura (...) è di Celine Sciamma, e il suo tocco si sente. Come pochi infatti la regista di 'Diamante nero' sa trovare i giusti equilibri narrativi parlando di ragazzini e adolescenti, in più qui soli e traumatizzati, senza retorica del sentimentalismo. Si ride tantissimo e ci si commuove seguendo le giornate di Courgette (...). Quello che (...) sia Barras che Sciamma fanno è cercare di allontanarsi il più possibile dagli stereotipi che spesso circondano un soggetto come questo. Non siamo in una fiaba che Sciamma definisce «troppo crudele» e nemmeno in uno di quegli orfanotrofi dickensiani di atrocità. (...) Al centro ci sono sempre loro, Courgette e gli altri, nei momenti quotidiani, nelle stanzette, nei sogni, nei desideri sotto al cielo stellato per il futuro. Le emozioni, gli imbarazzi, le confidenze, le mani che si sfiorano nel pullman. Sono bimbi nonostante tutto, e i loro sogni sono come quelli di tanti altri e questo film a altezza di bambino ce li rende estremamente «veri»." (Cristina Piccino, Il Manifesto', 22 maggio 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy