La guerra dei cafoni

ITALIA - 2017
3,5/5
La guerra dei cafoni
A Torrematta, villaggio balneare sulla costa salentina, ogni estate il territorio viene idealmente tagliato in due: da una parte prendono posto i figli dei ricchi, ovvero i "signori", dall'altra ci sono i figli dei pescatori e dei contadini, ovvero i "cafoni". L'odio che reciprocamente si rivolgono è un'espressione naif, ma nello stesso tempo feroce, della lotta di classe. A capo dei rispettivi schieramenti si fronteggiano il brillante e fascinoso Francisco Marinho, e il torvo, angoloso Scaleno. Si combattono dalla culla, trascinando nella guerra i propri "soldati". Dopo una serie di episodi di guerriglia, per rappresaglia, Scaleno organizza un'aggressione alla quale parteciperà anche un sinistro rinforzo dei cafoni: quel Cugginu che, provenendo dalla città, rappresenta già la compiuta espressione dell'omologazione sociale profetizzata da Pasolini. E' lui che, affiancandosi a Scaleno, trasformerà la guerra da scontro fine a se stesso a terreno di conquista. Sotto l'influenza di Cugginu i cafoni non combatteranno più per ribadire e difendere la propria diversità, ma per diventare il più possibile simili ai nemici.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo omonimo di Carlo D'Amicis (ed. minimum fax)
  • Produzione: DANIELE DI GENNARO, MARCO SERRACCHIA, MARICA STOCCHI PER MINIMUM FAX MEDIA, IN COLLABORAZIONE CON LA LUNA E AMEDEO PAGANI
  • Distribuzione: ISMAELE FILM
  • Data uscita 27 Aprile 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente
Tratto dall’omonimo romanzo di Carlo D’Amicis, La guerra dei cafoni di Davide Barletti e Lorenzo Conte rimane fedele al soggetto di base.
Metà anni Settanta. A Torrematta, un’immaginaria località del Sud Italia, si combatte un’atavica guerra che vede schierati da una parte i figli dei ricchi, ‘i signori’, e dall’altra i figli dei contadini, ‘i cafoni’. A capo dei rispettivi schieramenti il fascinoso Francisco Marinho, ribattezzato Maligno, e Scaleno.

Metafora filmica tesa a rappresentare la disparità sociale e il conflitto di classe che da sempre caratterizza il Meridione (significativo il prologo che vede Claudio Santamaria nelle vesti di signore gríco-romano), la trasposizione cinematografica del romanzo di D’Amicis presenta uno spaccato di realtà, seppur cronologicamente contestualizzato, mai tramontato e assolutamente attuale.

In un territorio abbandonato dalle istituzioni, a imporre le leggi, rivendicare la propria supremazia e prendersi ciò che di diritto loro spetta sono gli stessi abitanti del luogo, con differenti inclinazioni che hanno comportato, nel corso del tempo, l’escalation di una criminalità efferata e di un divario sociale che tuttora risente di quanto, in maniera romanzata, D’Amicis affronta nel suo libro.

La scelta del non luogo ha consentito ai registi di fare della Puglia un unico ambiente, mescolando ragazzi di diversa provenienza (dal foggiano al Capo di Leuca) in un unico gruppo. Perché in crisi non esistono bandiere (come dimostrano anche i piccoli protagonisti del film) e la guerra la si vince soltanto stando assieme.

Guardare il film La guerra dei cafoni attraverso gli occhi dei giovanissimi suscita, oltre che maggiore curiosità, diversi spunti riflessivi ponendosi come lezione per quelle generazioni precedenti e future. Punto d’incontro per quelli prima e quelli dopo, il gruppo di Torrematta non elude un solo grande comandamento (e non dettato da Papaquaremma): l’amore non conosce rivali.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON AMER S.P.A. (AI SENSI DELLE NORME SUL CREDITO D'IMPOSTA).

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA; REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELLA REGIONE PUGLIA-FONDI FSC E PO FESR 2007-2013; OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO. IL FILM È STATO REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE, 24 DICEMBRE 2007, N. 244.

- PREAPERTURA ALLA XI FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA E MONTAGGIO.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER: MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

CRITICA

"Avvolto in un'aura mitologica nel prologo, il film cede poi il posto al realismo per tornare alla fiaba nel finale: dove compare Papaquaremma, santo protettore dei cafoni. E qui scopriamo che 'La guerra dei cafoni' è un insolito, quanto ingegnoso, esempio di 'fakelore', come si usa definire il folklore immaginario." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 27 aprile 2017)

"'La guerra dei cafoni' (...) dichiara sin dalle prime inquadrature il suo soggetto: la lotta di classe nel nostro sud a partire da ciò che per secoli ha caratterizzato i rapporti di forza tra ricchi e poveri, il latifondo, la terra dei grandi proprietari che succhiavano ogni risorsa lasciando i contadini oppressi da fatica e sofferenza. Ma come fare oggi un film su questo, e soprattutto come liberarlo sia dalla tradizione del «cinema impegnato» sul sud che dagli stereotipi di camorre&gomorre che oggi lo caratterizzano? I due registi, che film dopo film hanno costruito una narrazione capace di restituirne l'essenza profonda, scrivono (insieme a Carlo D'Amicis) una storia che è quella di un sud come laboratorio dell'Italia, delle sue trasformazioni economiche, del passaggio all'industrializzazione, della nascita di nuove classi sociali che non stanno né da una parte né dall'altra, dell'arrivo delle mafie, tipi come il Cuggino che ha i soldi, si fa l'aperitivo e tira fuori la pistola. E lo fanno con attori tutti non professionisti, che parlano in dialetto, in un mondo senza adulti, se non il proprietario del bar e un decor vintage ma privo di glucosio (somiglia al 'Moonrise Kingdom' di Wes Anderson) in cui l'azzurro di cielo e mare e il calore del sole non servono mai a sedurre come vecchie cartoline. (...) Scommettendo sulla commedia dai toni surreali Barletti e Conte reinventano il paesaggio e con esso un immaginario: denso, intimo e collettivo, avventuroso come questo bel film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 27 aprile 2017)

"Dall'omonimo romanzo di Carlo D'Amicis, è il secondo lungometraggio di Davide Barletti e Lorenzo Conte ('Fine pena mai'), che ibridando 'Sapore di mare', 'Brutti, sporchi e cattivi', 'I Goonies', 'lo non ho paura' e 'Lo zio di Brooklyn' e fotografando - magnificamente - una Puglia assolata e atavica dirigono ragazzini miracolosi (su tutti, il cugginu Angelo Pignatelli) e rendono al Mezzogiorno, territorio ideologico e formato antropologico, verità e giustizia. Dovrebbero vederlo i nostri politici, altroché, e non solo loro: 'La guerra dei cafoni' è una piccola, deliziosa sorpresa, un film (quasi) senza adulti ad altezza di adolescenti. E di chi vuol intendere: applausi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 27 aprile 2017)

"(...) i registi dell'apprezzato 'Fine pena mai' si inoltrano nella difficile ricerca di equilibrio tra avventura modello 'Il signore delle mosche', epica e mito in uno scorcio regionale (uso del dialetto) da terra atavica. Cinema off coraggioso prodotto dall'Amedeo Pagani di Angelopoulos." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 27 aprile 2017)

"Bello l'utilizzo della lingua (dialetto stretto sottotitolato contro italiano con accento), interessanti questi corpi giovani (il Tonino del piccolo grande Piero Dioniso ricorda Totò Cascio di 'Nuovo cinema Paradiso') e finalmente torniamo a lavorare con i ragazzini come si faceva una volta ('Ladri di biciclette', 'Sciuscià', 'Paisà'). Unico difetto: sembra tutto un po' troppo letterario e visto dai 'grandi'. Volevamo più furore, confusione e problematicità." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 aprile 2017)
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