La famosa invasione degli orsi in Sicilia

ITALIA, FRANCIA - 2019
3/5
La famosa invasione degli orsi in Sicilia
La storia racconta le vicende di un gruppo di orsi che, durante un inverno particolarmente rigido, decidono di scendere a valle e invadere il Granducato di Sicilia, in cerca di cibo e possibilità di sopravvivenza. Da lì, poi, la reazione del Granduca e degli uomini che abitano quelle terre.
  • Altri titoli:
    The Bears' Famous Invasion of Sicily
    La Fameuse Invasion des Ours en Sicile
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE
  • Tratto da: romanzo "La famosa invasione degli orsi in Sicilia" di Dino Buzzati
  • Produzione: CHRISTOPHE JANKOVIC, VALÉRIE SCHERMANN PER FRANCE 3 CINÉMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 7 Novembre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Leonzio, il Grande Re degli orsi, conduce il popolo dei plantigradi dai monti alla pianura abitata dagli uomini. Non lo farebbe, se non dovesse ritrovare il figlio Tonio, da tempo perduto ma mai dimenticato, e far fronte ai rigori dell’inverno. Riusciranno Leonzio e i suoi a sconfiggere il malvagio Granduca, sopra tutto, riusciranno a convivere pacificamente con gli umani?

Nomi e azioni accenderanno una lampadina nelle vostre teste, e non è un falso contatto: La famosa invasione degli orsi in Sicilia, prima di essere un film d’animazione diretto da Lorenzo Mattotti, è un romanzo scritto e illustrato da Dino Buzzati, e pubblicato prima a puntate sul Corriere dei Piccoli e quindi in volume nel 1954.

Buzzati vi trasponeva l’abituale opposizione montagna/pianura, ovvero grazia e viltà, purezza e corruzione nell’alveo del racconto per bambini, ponendo l’accento anziché sul pedagogico o l’edificante sul piacere della narrazione e, dunque, della nostra lettura: l’adattamento di Mattotti, rinomato e lodato fumettista e illustratore, gli rende grazia?

In cartellone nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2019, co-produzione Francia (maggioritaria) e Italia (Indigo), nel cast vocale Toni Servillo (Leonzio), Antonio Albanese, Linda Caridi, Corrado Guzzanti e Andrea Camilleri, La famosa invasione degli orsi in Sicilia cambia qualcosa rispetto al romanzo - per esempio, il cantastorie e Almerina non ci son - e accompagna a qualche buona trovata visiva un’uniformità di tratto e atmosfera, dunque racconto, non sempre all’altezza dell’originale buzzatiano.

Non tanto nel rispetto della naïveté dei disegni dello scrittore, esplicita, ma nell'afflato umanista complessivo: manca il colpo d’ala, l’invenzione specialissima, e una certa medietà sembra farsi cifra estetica, e poetica.

Preziosa la riflessione sullo straniero, l'invasione, la contaminazione (identitaria e morale) e la - possibile? - convivenza, soprattutto di questi tempi, ma alcune scelte, proprio all’insegna della via di mezzo, lasciano da subito perplessi: perché, per dirne una, gli orsi non lasciano le proprie orme nella neve e, al contempo, la sollevano?

Non è la nostra un’invocazione dei realismo o verosimiglianza, né sofisma, ci mancherebbe, ma il segno di una trasfigurazione incompiuta e una raffigurazione dimezzata: Mattotti, regista, co-sceneggiatore con Thomas Bidegain e Jean-Luc Fromental, nonché creatore artistico, osa forse meno del dovuto, sembra accusare un complesso d’inferiorità al cospetto di Buzzati, che – sottolineiamo – illustrò in proprio marcando il territorio visuale, e si risolve in una parafrasi.

Puntuale, compita e onorevole, ma la poesia c'è o meglio, siamo buoni, c'è sempre?

NOTE

- VOCI VERSIONE ORIGINALE: LEÏLA BEKHTI, ARTHUR DUPONT, JEAN-CLAUDE CARRIÈRE, THOMAS BIDEGAIN, THIERRY HANCISSE.

- VOCI VERSIONE ITALIANA: ANTONIO ALBANESE (IL CANTASTORIE GEDEONE), TONI SERVILLO (LEONZIO), CORRADO GUZZANTI, ANDREA CAMILLERI (IL VECCHIO ORSO).

- IL FILM È DEDICATO: ALLA MOGLIE DI BUZZATI, ALMERINA E A CARLO MAZZACURATI.

- IN CONCORSO AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- ALLA XVII EDIZIONE DI 'ALICE NELLA CITTÀ (2019), SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA, NELLA SEZIONE YOUNG ADULT (CONCORSO)

CRITICA

"'Esiste un immaginario diverso da quello americano o giapponese. Tutta la nostra cultura visiva non la utilizziamo come dovremmo: forse per mancanza di soldi o di creatività, non vediamo la ricchezza che abbiamo alle spalle'. Il disegnatore che fece l'impresa, non sovranista ma autoctona, è uno tra i nostri più celebrati, Lorenzo Mattotti, il suo 'La famosa invasione degli orsi in Sicilia' adatta il romanzo (1954) scritto e illustrato da Dino Buzzati con 'un'iconografia mediterranea, e non quella gotica-barocca degli anglosassoni a cui siamo ormai assuefatti: bellissima, per carità, ma perché non restituire il nostro immaginario?'. (...) Preziosa, ancor più di questi tempi, la riflessione sullo straniero, l'invasione, la contaminazione (identitaria e etica) e la convivenza, l'afflato umanista è palpabile, la denominazione d'origine visuale protetta, l'apologo morale per tutte le età: 'La forza di questa favola è che si rinnova continuamente, parla di cose universali. È stato un dialogo continuo con il lavoro di Buzzati, chiaramente, il film doveva essere spettacolare, volevamo fare cinema-cinema'. Omaggiato con la creazione ex-novo di un cantastorie e della giovane Almerina, dal nome della moglie, invero, lo scrittore è presenza persino ingombrante: dall'ossequio anche formale a Buzzati, ovvero alla naïveté delle sue originarie illustrazioni, a Mattotti rischia di venire un po' la matitina corta." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 22 maggio 2019)

"Nella sezione "Un certain regard", la felicissima accoppiata tra Dino Buzzati (aveva scritto e disegnato la favola nel 1945 per il Corriere dei Piccoli) e l' illustratore Lorenzo Mattotti (alla sua prima regia) regala 'La famosa invasione degli orsi in Sicilia'. C'era un fantastico materiale - gli orsi, le lezioni di pesca al salmone, la battaglia con le palle di neve, i cinghiali volanti, il cantastorie con la bambina Algerina. Lorenzo Mattotti ha aggiunto tutto il suo talento: le luci, i paesaggi, il circo, il mago che vuole risparmiare sugli incantesimi, ricordano che il cinema deve dare spettacolo." (Mariarosa Mancuso. 'Il Foglio', 22 maggio 2019)
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