La doppia vita di Madeleine Collins

Madeleine Collins

FRANCIA - 2021
3/5
La doppia vita di Madeleine Collins
Judith conduce una doppia vita tra la Svizzera e la Francia. Da una parte c'è Abdel, con il quale cresce una bambina, dall'altra Melvil, con cui ha due ragazzi più grandi. Poco a poco, questo equilibrio fragile fatto di menzogne, segreti e andirivieni va pericolosamente in frantumi. Messa all'angolo, Judith sceglie la fuga in avanti, in un'escalation vertiginosa.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: JUSTIN TAURAND PER LES FILM DU BÉLIER, FRAKAS PRODUCTIONS, CLOSE UP FILMS, VOO ET BE TV, RTBF (TÉLÉVISION BELGE)
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2022)
  • Data uscita 2 Giugno 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Se il titolo italiano riporta a certi drammi psicologici del cinema classico, quello originale si limita a citare un nome e cognome, identità anagrafica ma anche chiave di lettura per la storia.

Difficile parlare de La doppia vita di Madeleine Collins senza cadere nella trappola degli spoiler. In casi come questi si rimpiange la spettacolare, felina, tagliente capacità di sintesi di Morando Morandini, uno che riassumeva la trama de La donna che visse due volte così: “Scottie, investigatore di San Francisco che soffre di acrofobia, sorveglia Madeleine, moglie con presunte tendenze al suicidio di un ex compagno di scuola, e se ne innamora. Lei si butta da un campanile. Lui va in depressione, ma qualche tempo dopo incontra Judy che gli appare come la reincarnazione (degradata) di Madeleine”.

Non evochiamo a caso il capo d’opera di Alfred Hitchcock, perché la protagonista del film di Antoine Barraud si chiama Judith (sentite l’assonanza?) e, nascondendosi dietro gli impegni di lavoro, si sdoppia (eh già) tra Svizzera, dove cresce una bambina con Abdel, e Francia, in cui ha due figli con Melvil. In un turbinio di bugie, reticenze e segreti durato anche troppo a lungo, la donna si ritrova incastrata nella sua stessa macchinazione e messa all’angolo dalle persone a lei care. Ma allora chi è Madeleine (proprio quel nome…)? E chi è la donna che, nel camerino di una boutique, cade improvvisamente battendo la testa?

È un regista colto e intrigante, Barraud, che crede nella sospensione dell’incredulità, incide nella carne dei corpi in movimento per cercarvi dentro la sostanza di cui sono fatti i fantasmi. Nel solco del maestro, scandaglia la mostruosità celata dalle bionde glaciali dunque fatali, si mette dalla parte del torto perché ammaliato dal percorso con cui si barrica nelle finte verità, ha fiducia nel cinema come strumento per manipolare e dominare lo sguardo.

Semina indizi, allude e si nasconde: La doppia vita di Madeleine Collins mette in scena le conseguenze delle menzogne, accompagna lo spettatore in un labirinto che si svela sempre più tortuoso, finge di aiutare nella composizione di un puzzle in cui mancano le tessere giuste.

È un thriller d’altri tempi, certo un po’ confuso nella sua esecuzione in particolare nella seconda parte, ma ambiguo e maliardo come la sua splendida protagonista, Virginie Efira, tra le poche in grado di conciliare l’anima tormentata e degradata con l’allure da femme fatale. Come indagine psicologica è avvincente, la tensione resta a un livello piacevolmente vertiginoso e il finale mette in campo una dimensione metatestuale sul potere dell’inganno (aiutato dalla presenza di Nadav Lapid, l’autore israeliano di Policeman e Synonymes qui in un ruolo cruciale). Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia nel 2021.

NOTE

- CON IL SOSTEGNO DEL CENTRE DU CINÉMA ET DE L'AUDIOVISUEL DE LA FÉDÉRATION WALLONIE-VRUXELLES, RTS RADIO TÉLÉVISION SUISSE - SRG SSR, EURIMAGES, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, CANAL+, CINÉ+, PICTANOVO, REGIONE HAUTS-DE-FRANCE; IN PARTENARIATO CON IL CNC, PROCIREP, ANGOA, DIPARTIMENTO DELLA SEINE-SAINT-DENIS, CASA KAFKA PICTURES MOVIES TAX SHELTER, EMPOWERED BY BELFIUS, L'OFFICE FÉDÉRAL DE LA CULTURE (OFC).

- PRESENTATO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021), SEZIONE 'GIORNATA DEGLI AUTORI'.

CRITICA

"Certo che ogni riferimento al capolavoro di Hitchcock 'La donna che visse due volte non è casuale', fin dal nome Madeleine. C'è anche un prologo di classe con una donna che si sente male nel camerino di un negozio. Ma, attenzione, è una fake news, dal momento che la protagonista vive due vite separate, complementari, con uomini e figli assortiti, collezionando bugie seriali. In 'La doppia vita di Madeleine Collins', l'inverosimile plot comanda su un thriller anaffettivo in stile cinico. Antoine Barraud sorveglia che anche la musica possa sembrare di Bernard Herrmann, ma questa bionda hitchcockiana, Virginie Efira, gioca allo scambio di identità per reclamare la propria indipendenza, impossibile detective del suo non semplice inconscio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 02 giugno 2022)

"Il cinema, e la vita, ci hanno raccontato diversi uomini capaci di gestire doppie famiglie, finora però non si era ancora vista la versione femminile, più complessa, a maggior ragione quando entrano in ballo i figli. E qui forse sta il merito maggiore di Antoine Barraud, capace di costruire il suo racconto, presentato alle Giornate degli Autori e ora nelle sale, facendolo procedere su un crinale scivoloso, tutto potrebbe precipitare da un momento all' altro, non solo la costruzione della protagonista, ma il film stesso che deve sempre tenere salda e viva l' attenzione e l' emozione senza cadere in errori. E buona parte del merito va condiviso con Virginie Efira, disinvolta dissimulatrice ma anche prigioniera di se stessa in una duplice dimensione che diventa sempre più insostenibile. C'è tenerezza nei confronti della piccola, c'è comprensione per il figlio più grandicello c'è il tentativo di confrontarsi con il primogenito, poi ci sono i due uomini. Uno si sente sempre più abbandonato al ruolo di mammo orfano, anche l' altro vorrebbe una moglie più presente rispetto alla giramondo che lui crede lei sia. In mezzo a tutto questo c'è lei che deve gestire un paio di famiglie e un lavoro impegnativo, che richiede concentrazione. Una figura femminile forse anche non esente da colpe, ma costruita con grande comprensione e affetto, seguita come se fosse un thriller esistenziale dove la casualità potrebbe giocare scherzi imponderabili, lei invece cerca di rispondere, colpo su colpo a quel che succede, ora proponendosi con uno chignon hitchcockiano, ora sciogliendo i lunghi capelli biondi. In cerca di un equilibrio sempre più difficile, per cui tocca cercare soluzioni adeguate di volta in volta. Sperando che siano adeguate." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 02 giugno 2022)

"Il regista Antoine Barraud - nessun film uscito in Italia, finora - segue Madeleine da una casa all' altra. Ora si fa chiamare Margot, ora Judith, insieme a Madeleine conducono sulle tracce di Hitchcock, che però resta lontano. L'esposizione dei fatti incuriosisce, ma mentre il film procede lo spettatore si domanda "spero che abbiano una spiegazione convincente". Lo scioglimento è più goffo della partenza: bisogna collaborare sospendendo l'incredulità, mentre all' inizio ci siamo lasciati trascinare dall' attrice Virginie Efira. Algida nelle sale da concerto, tenera con la bambina piccola. La mamma doppiogiochista è pur sempre una mamma." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 04 giugno 2022)
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