Johnny Mnemonic

Johnny Mnemonic

USA - 1995
Il trentacinquenne Johnny è un corriere informatico: un'area del suo cervello, quella dei ricordi d'infanzia, è ora un chip per trasportare dati riservati a pagamento. Vorrebbe finalmente recuperare i suoi ricordi, ma il suo agente Ralfi lo convince, per una forte somma, ad accettare l'ultimo incarico. Si reca a Pechino dove due ex scienziati della multinazionale elvetica Pharmakon lo caricano di una overdose di informazioni, della quale dovrà liberarsi entro 24 ore. Sfuggito ad un agguato guidato dal truce Shinji su commissione della Yazuka, una organizzazione criminale, si reca a Newark, dove scopre che Ralfi lo ha tradito. Takahashi, boss locale, vuole ucciderlo e solo l'intervento della bella e battagliera Jane, samurai della strada, lo salva dalla decapitazione. Mentre Johnny tenta invano, penetrando in un laboratorio, di accedere alle informazioni per scaricarle, Takahashi incarica un pericoloso killer con manie religiose, detto il Predicatore, di catturare Johnny. Frattanto Jane sta male: ha una sindrome neuronica che sta decimando l'umanità, il "NAS". L'aiuta Spider, un ex medico che opera in un ospedale clandestino di malati terminali. E' lui il destinatario dei dati di Johnny: è la cura per il "NAS" sottratta alla Pharmakon dai due scienziati morti a Pechino. Un delfino informatico, Jones, si collega a Johnny per completare la mappa dei codici d'accesso, ma gli scherani della Yazuka e il predicatore li attaccano nel rifugio sospeso sotto un ponte, il Paradiso, dove uno strano tipo, J-Bone, guida un gruppo di ribelli alla manipolazione informatica, i Lo-Teks. La fortezza viene assalita, ma in un succedersi di lotte ed uccisioni Shinji e il killer vengono eliminati. Johnny può così scaricare con l'aiuto del delfino i dati e recuperare i ricordi d'infanzia.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1996.

CRITICA

"Il neoregista Longo, pur intuendone la potenzialità, non ha saputo mettere bene a frutto l'occasione narrativa fornitagli da Gibson. Non possiede ancora la malizia, l'abilità e il talento visivo della Bigelow di Strange Days. Senza dubbio insolito, capace anche di intravedere una possibilità ormai a portata di mano (il cinema anticipa quasi sempre le cronache del futuro), Johnny Mnemonic non riesce a liberarsi da certi ritmi e modi da telefilm; ed è meno compatto, meno denso di quanto si sarebbe desiderato. Di ordinaria amministrazione anche la resa degli attori." (Avvenire, Francesco Bolzoni, 10/11/95)

"Poteva essere un film epocale come "2001" e invece siamo molto al di sotto (è assente l'Assoluto), e neppure il paragone con l'inedito Strange days della Bigelow lo aiuta; se mai un precedente va cercato in Operazione diabolica di Frankenheimer. Ma il tutto è fantasioso e provocatorio. Azzerata, come accade nei fumetti, la psicologia, Keanu Reeves, chiamato banalmente John Smith, ha l'occhio sbarrato di chi tiene nel suo sofisticato impianto cerebrale, con espressiva fissità, l'ultima speranza. Cosa c'è di indelebile nella memoria dell'uomo? Forse il segreto sta nell'immaginazione, urge tornare nella video caverna platonica del mondo delle idee. A futura memoria Johnny, citando i piaceri perduti, elenca nell'ordine: una birra, un sandwich, una camicia pulita e una puttana da 10.000 dollari a notte." (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 2/11/95)

" Ambientato nell'ormai vicino scenario degradato oltre il 2000 e condito di risaputi effetti speciali, il film spreca nella sua banale confezione una bella idea. Per trasformarsi in un computer vivente, Johnny ha dovuto scaricare i ricordi infantili: sicchè, pur essendo in grado di archiviare migliaia di notizie è un infelice senza passato. Sarebbe stato bello se il film fosse riuscito a raccontare in un'epoca che rischia di non saper più distinguere fra memorizzazione e memoria, il dramma di un uomo alla ricerca del tempo perduto." (La Stampa, Alessandra Levantesi, 28/10/95)

"Il film è un concentrato di contenuti mistico-elettronici, di presagi, di simbolica oggettistica cibernetica, d'affascinanti intuizioni futuribili. Lo schermo ipertesto di Robert Longo, noto artista della transavanguardia alla sua prima regia, che elabora un vertiginoso immaginario tecnologico, niente affatto pulito e lineare, indaga sul potere della comunicazione e sul "sovraccarico di informazioni che riempie l'etere di veleni"." (Il Messaggero, Fabio Bo, 2/11/95)
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