Jimmy della collina

ITALIA - 2006
Jimmy della collina
Jimmy ha quasi diciotto anni e non ha ancora ben chiaro come sarà il suo futuro. Nato in una famiglia di operai, è cresciuto nella cittadina industriale di Sarroch, in Sardegna, ma non è certo un lavoro in fabbrica quello che vuole dalla vita. A causa del suo temperamento ribelle, finisce in un carcere minorile dove è costretto ad affrontare angosce e violenze, ma dove, nel corso di una lunga notte, cercherà riscatto tentando allo stesso tempo di sfuggire alla propria tendenza verso l'autodistruzione.
  • Altri titoli:
    Jimmy on the Hill
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: dal romanzo omonimo di Massimo Carlotto (Edizioni E.L.)
  • Produzione: GUIDO SERVINO PER X FILM, FONDAZIONE OPE
  • Distribuzione: ARANCIA FILM
  • Vietato 14
  • Data uscita 24 Aprile 2008

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Sardegna, cemento e mare. Jimmy, 17 anni, buttati. Tra sassi e lattine di coca, combriccole di vitelloni, tramonti al porto. Odia famiglia e fabbrica. Frequenta una ragazza e il letto di una prostituta. Finisce in giri strani, tenta una rapina. Arrestato, passa dal carcere minorile di Quartucciu alla "Collina", comunità gestita da un prete di frontiera e da volontari. Ma né l'esempio dei compagni né la dedizione di Claudia, l'assistente sociale, piegheranno diffidenza e propositi di fuga. Dopo i boxeur ai margini di Pesi leggeri, la rabbia giovane di Jimmy della Collina, un Antoine Doinel alla cagliaritana. Pau conferma la predilezione per le periferie umane, adattando un romanzo di Massimo Carlotto. L'intento è la denuncia, l'approccio intimista. Il regista sardo gira dentro una vera comunità, gli attori - ad eccezione degli intensi Nicola Adamo e Valentina Carnelutti - provengono da un centro di rieducazione, ma i "cortocircuiti realtà/finzione" finiscono qui. La m.d.p. forza i confini di genere (carcerario), la fotografia è impressionista, lo sguardo autoriale e sbilanciato sulla persona. A fuoco ci sono i cocci di un'anima spezzata tra desideri di evasione (il controcampo del mare) e ribellioni senza oggetto. Frammenti che segnano anche il procedere narrativo e stilistico del film, con la cronaca interrotta dal sogno e il realismo che scivola spesso nella parentesi lirica. Fino a sfiorare l'estetismo.

NOTE

- PREMIO C.I.C.A.E./ARTE & ESSAI AL 59MO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM LOCARNO (2006).

- IL FILM E' STATO GIRATO IN CINQUE SETTIMANE FRA LE CITTA' DI CAGLIARI, SARROCH, QUARTUCCIU E SERBANIA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Fin dalle prime scene il secondo film del cagliaritano Enrico Pau, occhio attento a emarginati e periferie (il cast mescola pochi attori a personaggi veri), elegge a centro del racconto i corpi dei personaggi. Niente sociologia, nessun moralismo latente o palese. Jimmy ha 17 anni, prima della rapina va a puttane, perché così gli ha consigliato il professionista. E anche dentro, in cella, e poi in comunità di recupero, è sempre il corpo a comandare immagini, parole, gesti. Nei rapporti con i compagni, nell'attrazione impossibile per la volontaria che per ragioni da non rivelare si prende cura di lui (la sempre intonatissima Valentina Carnelutti), nei momenti di verità strappati alla rabbia e ai tentativi di fuga, Pau resta ancorato alla materialità del vivere, al cibo, il sesso, la terra. Dunque firma uno dei rari film italiani immuni dal vizio di questi anni, l'ipocrisia. E proprio per questo capace di restare dentro a lungo, dopo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 aprile 2008)

"Il bel film di Enrico Pau non giudica, osserva la rabbia giovanile secondo il romanzo di Carlotto e la vita del carcere minorile di Cagliari, inserendo attori, Nicola Adamo e Valentina Carnelutti tra i detenuti. E' quasi tutto vero o verosimile, comprese nevrosi e isterie, fino alla scorciatoia sentimentale in agguato. Ma lo stile è forte e personale, molto alla Truffaut, capace di mordere la vita ma anche di affabularci coi sogni. Una bella conferma." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 maggio 2008)
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