INCUBO IN CORSIA

THE DEAD PIT

USA - 1989
In una casa di cura per gravi malati di mente il dottor Swan entra in allarme perché continuano a ripetersi le sparizioni di pazienti, dopo che il suo collega, il molto apprezzato dottor Ramzi, li ha sottoposti alla lobotomia. Qualcuni forse li sta usando come cavie per mostruosi esperimenti?

CAST

CRITICA

"Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il titolo che gli è stato dato da noi, 'Incubo in corsia' non è un documentario sulla situazione ospedaliera italiana; è piuttosto quello che negli Usa chiamano un film-spazzatura, definizione crudamente esplicita per un oggetto pellicolare la cui qualità lo destina idealmente all'inceneritore. Detto questo, si potrebbe anche chiudere il discorso; ma per lo stesso prezzo vogliamo precisare che la faccenda di cui si tratta si svolge in una casa di cura per alienati mentali dove una povera ragazza ne passa di cotte e di crude pigliandosi uno spavento via l'altro perché perseguita dalle apparizioni di un neurochirurgo che si diletta di orribili esperimenti sul cervello (altrui). (...) A buoni conti, sia chiaro che quell'invenzione cui si accennava, non basta ad incrinare la granitica compattezza di un film realizzato da badilanti del cinema." ('Bergamo Oggi', 24 Giugno 1990)

"Ricordate 'Qualcuno volo sul nido del cuculo?' anche in questo thriller d'ambiente psichiatrico diretto da Brett Leonard si pratica la lobotomizzazione, cioè la separazione chirurgica dei lobi cerebrali dei pazienti più aggressivi (come successe appunto a Jack Nicholson nel film di Forman). Non a scopo terapeutico, però, ma con fini scientifico-criminali: alla dottor Mengele, insomma. (...) U Il resto è lasciato all'immaginazione dello spettatore." ('Il Resto del Carlino', 19 Giugno 1990)

"Sgangheratissimo film che assembla un po' tutti i sottogeneri dell'horror (psichiatrico, paranoico, demoniaco, edipico, esoterico, paranormale, catastrofico, ospedaliero) cuciti insieme dal filo rosso sangue dell'effettaccio da macelleria. (...) Finale con zombie a gogò e (prevedibile) colpo di scena. Le immagini truculente sono mitigate dall'involontario effetto umoristico degli occhi luminescenti dell'assassino che, al culmine della malvagità, si accendono come lampadine a pila. Unica nota positiva, la bella protagonista che il regista fa passeggiare nei corridoi del manicomio in slip perché il malcapitato spettatore almeno si rifaccia la vista." ('La Stampa', 6 Luglio 1990)
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