Il sole

Solntse

RUSSIA, ITALIA, SVIZZERA, FRANCIA - 2005
Il sole
Giappone, 1945/46. L'imperatore Hiroito, per porre fine al conflitto mondiale decide di collaborare con il generale americano MacArthur, firma la resa e rinuncia al suo status divino. Due importanti decisioni che segneranno il futuro del paese del Sol Levante.
  • Altri titoli:
    Le soleil
    The Sun
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DOWNTOWN PICTURES, NIKOLA-FILM, PROLINE FILM, MACT PRODUCTIONS, RIFORMA FILM, RAI CINEMA, ISTITUTO LUCE, CNC, 'CTC' TELEVISION NETWORK
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 18 Novembre 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Ogni volta che mi sveglio durante la notte / subito un pensiero mi assilla: / che mai succederà laggiù / dove tanti guerrieri si battono per causa mia? L'haiku - Pensando al campo di battaglia fu composto dall'imperatore nipponico Mutsuhito, considerato il 122° discendente della Dea Sole Amaterasu. Il 124°, Hirohito, salì al trono nel 1926 scegliendo per il suo regno la denominazione Showa ("pace illuminata"). Un'intenzione prima negata dall'espansionismo militare, ma infine attestata dai fatti: il 15 agosto 1945 Hirohito fece udire per la prima volta la sua voce alla nazione affinché cessassero le operazioni militari. Pensando al campo di battaglia, dove i suoi sudditi avrebbero combattuto fino alla fine, l'imperatore decise per la resa, ovvero per la salvezza dei connazionali. Il sole di Aleksandr Sokurov mostra l'incontro tra Hirohito e il generale statunitense Douglas MacArthur: come quest'ultimo scrive nelle sue Memorie, "l'imperatore si assunse la responsabilità di tutte le azioni del governo giapponese e delle forze armate, sapendo chiaramente che ciò avrebbe determinato la sua condanna a morte". Non solo, Hirohito decise di rinunciare al suo stato divino. L'

NOTE

- TERZO CAPITOLO DELLA TRILOGIA SUL POTERE REALIZZATA DA SOKUROV CHE COMPRENDE 'MOLOCH' (1999) E 'TAURUS' (2001).

CRITICA

"'Il Sole' del russo Alexandr Sokurov onora sino allo spasimo la sua scelta d'autore. Coprodotto dall'Italia (con lo zampino di Marco Muller, direttore della Mostra), il film ricostruisce i colloqui dell'imperatore Hirohito con il generale americano McArthur che precedettero la dichiarazione di resa del Giappone: l'incontro/scontro fra il simbolo divino del suo popolo e il comandante in capo delle forze d'occupazione si sviluppa su tonalità preziosamente oniriche e intimamente lancinanti, del tutto in grado di trasmettere la psicologia dei personaggi e, soprattutto, il senso della decisione di Hirohito di assumere interamente su di sé le responsabilità dell'alleanza bellica col nazismo. L'attore Issey Ogata emerge, così, dall'oscurità della storia con una forza degna di Orson Welles, in cui si mescolano onnipotenza feudale, stupore da bambino mai cresciuto, umorismo da gentleman e abnegazione da patriota." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 febbraio 2005)

"Nelle geniali evocazioni di Sokurov la storia diventa un kammerspiel e gli eventi macroscopici trovano riscontro nella realtà minimalista. Stupendamente interpretato da Issey Ogata, un noto attore il cui nome era stato tenuto segreto perché in Giappone chi osa raffigurare il Tenno rischia il ferro dei fanatici, il protagonista si muove nell'ombra e nel silenzio del suo bunker (la fotografia in stile 'ti vedo e non ti vedo' è dello stesso Sokurov), circondato dalla devozione degli accoliti, tutti inchini e genuflessioni. Ben presto però scopriamo che questo manichino venerato e manipolato è un sensibilissimo essere umano, poeta a tempo perso, serio ricercatore di biologia marina, capace di trascorrere ore sfogliando l'album di famiglia o contemplando le foto dei divi di Hollywood. Proprio a uno di questi, Charlie Chaplin, lo paragonano gli scanzonati fotografi in divisa chiamati a eternare la sua immagine. Perché Hirohito si muove con la dignità un po' buffa del grande clown e piace anche al vincitore, il generale MacArthur, che lo salva dal finire alla sbarra come criminale di guerra." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 febbraio 2005)

"Si può fare Storia col Cinema? Certo, purché si faccia cinema appunto, non storia. Nel 'Sole', terzo capitolo della trilogia dei tiranni dopo 'Taurus' (Lenin) e 'Moloch' (Hitler), Sokurov rievoca la capitolazione del Giappone e l'agosto 1945 con gli occhi dell'imperatore Hirohito. (...) La fine di un'epoca insomma, e di una guerra spaventosa culminata nell'orrore di Hiroshima, vista come in sogno. Il sogno di un artista, Sokurov, più che mai prezioso oggi che perfino 'La caduta' di Hitler diventa materia da fiction tv." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 novembre 2005)

"'Il sole' di Alexander Sokurov, terzo capitolo di una tetralogia del potere dopo 'Moloch' (Hitler) e 'Taurus' (Lenin); e in attesa di un Faust che il regista ha annunciato in questi giorni. Hirohito è colto nei quattro o cinque mesi che videro due eventi cruciali: l'annuncio della resa agli Usa (15 agosto 1945) e quello (1 gennaio 1946) in cui il sovrano rinunciò alla condizione di dio in terra. Nelle geniali evocazioni del cineasta russo la storia diventa un kammerspiel che riflette gli accadimenti macroscopici nella dimensione di una poetica realtà minimalista. Stupendamente interpretato da Issey Ogata, un popolare attore comico il cui nome nel corso della lavorazione era stato tenuto segreto perché in Giappone chi osa raffigurare il Tenno rischia il ferro dei fanatici, il protagonista si muove nell'ombra e nel silenzio delle catacombe del palazzo imperiale, circondato dalla devozione degli accoliti, tutti inchini e genuflessioni. (...) All'ultima Berlinale, dove 'Il sole' fu molto apprezzato pur non ottenendo alcun riconoscimento, i critici tedeschi non mancarono di rilevare le differenze fra il borghesissimo semidio giapponese e il suo 'bunkerkollege Adolf', tenuto conto che tutti e due trascorsero annidati in un sotterraneo i giorni cruciali del conflitto che avevano scatenato. Se Chaplin strappò molte risate incarnando Hitler, che in tutti gli altri film è una figura inquietante e tragica, qui Sokurov propone a sorpresa un Hirohito non privo di sfumature umoristiche. Forse l' idea è nata dalla constatazione di MacArthur che i giapponesi vinti si presentarono come un popolo di bambini, inconsapevoli dei loro errori e delle crudeltà perpetrate. In realtà questa rassicurazione assolutoria, intesa a cancellare l'odio antinipponico diffuso dalla propaganda bellica, fu dovuta alla necessità di assicurarsi in Asia un forte alleato nel confronto con la crescente potenza cinese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 novembre 2005)

"Incapace di morire per qualcuno, dunque anche di vivere per qualcosa, Sokurov riduce l'immensa figura mistica dell'imperatore-Dio alla sua esigua figura fisica. Crede di spiegare tutto come un equivoco. Invece, ancora una volta, non capisce. Peggio: ancora una volta annoia." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 25 novembre 2005)

"Coprodotto dall'Italia (con lo zampino di Marco Muller, direttore della Mostra di Venezia), 'Il Sole' di Aleksandr Sokurov onora sino allo spasimo la sua cifra minimalista. (...) 'Il Sole' costituisce - dopo 'Moloch' (Hitler) e 'Taurus' (Stalin) - il terzo capitolo di una tetralogia sul potere che il regista russo suggellerà con l'annunciato 'Faust': l'intellettualismo di base e la catalettica lentezza vengono mitigati dalle doti di un cinema da camera in grado di trasferire gli esterni della storia negli interni di una psicologia. Il leitmotiv più sorprendente dell'excursus su Hirohito è che il potere non coincide con aggressività e lotta, come avveniva per le altre due figure: il Tenno è un ometto sensibile alla lirica, appassionato di micologia e dei divi di Hollywood, sempre pronto, però, a incarnarsi in semidio indifferente ogni qualvolta lo esigono la devozione degli accoliti e la venerazione del popolo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 novembre 2005)
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