Il rifugio

Le refuge

ITALIA, FRANCIA - 2009
3/5
Il rifugio
Mousse vive con il suo compagno Louis in un piccolo appartamento a Parigi. Nonostante siano molto innamorati, i due conducono un'esistenza sregolata segnata dall'abuso di alcool e droghe. Una mattina, mentre Mousse è ancora incosciente, Louis muore a causa di un'overdose. Al suo risveglio, lei si trova sola e, quando qualche tempo dopo capisce di essere incinta, decide di tenere il bambino, ultimo legame con l'amore della sua vita. Mousse però ha bisogno di cambiare vita e per questo si trasferisce in una casa in riva al mare dove potrà rimanere sola con il nascituro. Il suo isolamento viene rotto dall'arrivo di Paul, il fratello di Louis. Sarà lui a farle capire che non è ancora pronta a diventare mamma e di avere bisogno di qualcuno al suo fianco.
  • Altri titoli:
    The Refuge
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: CHRIS BOLZLI, CLAUDIE OSSARD, VIERI RAZZINI E CESARE PETRILLO PER EUROWIDE FILM PRODUCTION, TEODORA FILM, FOZ, IN ASSOCIAZIONE CON COFICUP - BACKUP FILMS, FRANCE 2 CINÉMA
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2010)
  • Data uscita 27 Agosto 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Giovani, carini e… occupati a sopravvivere. Louis (Melvil Poupaud) è drogato e morto, la sua compagna Mousse (Isabelle Carré) è drogata ma viva, e aspetta un bambino: lascia Parigi, si trasferisce in una casa sul mare e porta avanti la gravidanza. La raggiungerà Paul (Louis-Ronan Choisy), il fratello di Louis: bellissimo, fascinoso, omosessuale. Tra i due, progressivamente è dolcezza, tenerezza, attrazione…
Le stesse piacevolmente riscontrabili ne Il rifugio, il nuovo film di François Ozon e il suo migliore da CinquePerDue del 2004. Storia lineare se non semplice, alto tasso di primi piani a rischio ascendenza fiction, tuttavia, sotto la sabbia si cela un fascino discreto, che nasce dai tagli, dalla luce (bella la fotografia in HD), dalla poetica delle piccole cose, in divenire. L’attesa di Mousse – brava e coraggiosa la Carré – è tale anche per lo spettatore, che si lascia coccolare da un film senza troppe pretese, che mantiene la leggerezza, l’arrendevolezza che promette: se questa borghesia senza arte né parte non smette di annoiare, qui possiamo perdonarla, perché lo sguardo di Ozon va oltre e scava nell’umano. Ottime le musiche di Louis-Ronan Choisy, cantante e compositore al debutto sullo schermo.

NOTE

- PRESENTATO AL 27. TORINO FILM FEST (2009) NELLA SEZIONE "FESTA MOBILE - FIGURE NEL PAESAGGIO".

CRITICA

"I fan di François Ozon saranno contenti: dopo la parentesi surreale e un po' enigmatica di 'Ricky', il regista francese torna ai temi e ai toni più consolidati del suo cinema con una storia di elaborazione del lutto realistica, ma dall'esito imprevisto. (...) Pur con qualche vuoto di continuità, 'Il rifugio' è un film dall'intimismo sincero e dall'evoluzione psicologica credibile. Il tema dell'assenza, centrale in Ozon ('Sotto la sabbia'), trova qui un'evoluzione naturale; mentre si afferma, una volta di più, la forza della volontà femminile in un personaggio non simpatico a priori (Isabelle Carré, all'epoca delle riprese realmente incinta) ma che, poco a poco, si conquista la nostra solidarietà." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 agosto 2010)


"I dialoghi tra i due costruiscono poco a poco una sorta di elegia della morte e della vita, della paternità e in qualche modo lui finisce col rappresentare una figura di padre scomparso. A questo punto viene da chiedersi: può bastare l'idea della maternità come risposta a ciascuna delle domande e dei dubbi sul nostro essere al mondo? La risposta francamente è no. E che tutto qui è poco credibile, a cominciare proprio dalla condizione umana della ragazza, a tratti fragile, a tratti ricattatoria e dal suo rapporto con la gravidanza, quasi un fantasma delle sue ossessioni, di lui, del suo dolore e del desiderio bruciante di farlo rivivere. (...) Manca in questo gioco di specchi una verità, tutto suona poco credibile, a cominciare dalla messinscena di un corpo - la protagonista era realmente incinta sul set - che nelle sue mutazioni, 'reali' e narrative poteva conquistare un spazio di maggiore inventiva e libertà, vista poi la delicatezza con cui Ozon si confronta col suo stato 'reale'. Alla fisicità il regista sembra però preferire una specie di aura, che circonda la donna per tutto il film, di ispirazione vagamente cattolica, quasi una Madonna che si trasforma a poco a poco nel rifugio stesso su cui proiettare i propri desideri (forse anche di redenzione). Che dire? Forse Ozon, che dimostra anche nei suoi film meno riusciti un controllo magistrale della visualità, dovrebbe prendersi un tempo più dilatato per i suoi film che si inanellano velocemente uno dopo l'altro. Anche perché la tecnica non sempre (quasi mai) riesce a supportare un'emozione." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 27 agosto 2010)

"Dal bambino con le ali a quello, invisibile ma vero, nascosto nel ventre della mamma. Dalla maternità come metafora alla gravidanza come presenza. E come svolta: basterà portare un figlio in grembo per essere madri? O averlo generato per essere padri? Passando dal surreale 'Ricky' al didascalico 'Il rifugio', Ozon perde in leggerezza ma non in esattezza. (...) Il film cattura per la sensibilità, lo humour, la sottile pietà con cui illumina i protagonisti attraverso le figure di contorno: l'invasata sulla spiaggia (la Marie Rivière del 'Raggio verde'!), l'amante di un giorno, che adora le donne incinte 'ma solo di qualcun altro', eccetera. Ma il gioco è un po' troppo scoperto per conquistare fino in fondo." (Fabio Ferzetti, 'Messaggero', 27 agosto 2010)


"Di nuovo l'elaborazione di un lutto, sempre una donna al centro. (...) All'insegna dei silenzi. E della delicatezza. Con molta quiete nella rappresentazione di quel curioso rapporto che, quasi insensibilmente, genera dei sentimenti profondi che potranno essere di aiuto ad entrambi. Ozon, che si è scritto anche il testo, il gioco della maternità analizza i personaggi da vicino, soprattutto quello della donna cui lascia compiere, nel lutto, anche gesti in sé contraddittori, non ultimo un rapporto del tutto estemporaneo con un estraneo e un altro, una notte, con lo stesso Paul, all'inizio impreparato e a disagio, poi convinto. Senza mai però una nota alta, quasi privilegiando il non detto e operando sempre, nella struttura del racconto, una meditata opera di sintesi, perché vi emerga e abbia peso solo l'essenziale. In una cornice, tra mare e campagna, cui Ozon, grazie a una preziosa fotografia in digitale, riesce a dare toni quasi di idillio, pur rispettandone il realismo (e il lutto)." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 27 agosto 2010)

"L'edonismo straccione delle tv commerciali (e non) ha spazzato le rivendicazioni sociali via dagli schermi, come dalle piazze. E così i personaggi di Ozon hanno ogni tipo di esigenza, tranne quella alimentare. Si muovono nel benessere non guadagnato e non meritato; così cercano la morte e in certo senso è bene che la trovino. Resta - per dover parlare del 'Rifugio' - la professionalità degli attori, bravi anche quando non sanno scegliere le sceneggiature." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 27 agosto 2010)
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