Il paese delle spose infelici

ITALIA - 2011
4/5
Il paese delle spose infelici
Veleno, quindici anni, ha dei nuovi amici. Sono diversi da lui, sono figli della strada e hanno un capo indiscusso, Zazà, autentico talento del calcio. L'allenatore Cenzoum confida che presto di Zazà si accorgerà un club importante e lo porterà via dallo squallore di un piccolo paese del Sud con l'inquinamento che le ciminiere spargono nell'aria, con la droga e, su tutto, con le invettive di Vito Cicerone, politico locale in ascesa. Veleno e Zazà diventano inseparabili, la loro diversità li completa in un'età che è di passaggio, fino a quando non comparirà sulla scena la bellissima Annalisa...
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato al romanzo omonimo di Mario Desiati (Mondadori).
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON-RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO
  • Data uscita 11 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
La tv trasmette ancora Non è la rai e Ok, il prezzo è il giusto!, un imprenditore si candida prepotentemente come nuovo sindaco (qui è Vito Cicerone, ma l'aggancio è con Giancarlo Cito di Antenna Taranto 6…), i fumi e il cemento dell'Italsider corrompono l'armonia circostante: Il paese delle spose infelici di Mario Desiati (ed. Mondadori) - romanzo di formazione ambientato a cavallo tra gli anni '80 e '90 - si fa immagine grazie a Pippo Mezzapesa, regista pugliese (di Bitonto) finalmente all'esordio in un lungometraggio di finzione dopo molti cortometraggi premiati e la docufiction Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate.
La nuova amicizia tra Veleno e Zazà (Nicholas Orzella e Luca Schipani, per la prima volta sullo schermo), quindicenni di diversissima estrazione, sarà messa alla prova, se non rafforzata, dopo la visione, l'incontro, la nascita di un ulteriore rapporto: quello con Annalisa (l'italo-franco-argentina Aylin Prandi), “madonna randagia dal fitto mistero” che segnerà senza rimedio il faticoso incedere di un'età “che è passaggio”. Transizione che per Mezzapesa diventa fulcro di un racconto dai molteplici sfondi - la criminalità giovanile, l'assenza di punti di riferimento, la politica-spettacolo, la speranza di un futuro migliore affidata al talento calcistico di Zazà - asciugato profondamente rispetto al libro di Desiati, sospeso in un periodo storico suggerito prima che “mostrato”, alimentato dall'energia quasi incontrollabile dei tanti - oltre ai due protagonisti - ragazzini che popolano quasi ogni inquadratura, ogni respiro: Il paese delle spose infelici - in Concorso al festival capitolino, poi in sala dall'11 novembre con Fandango, che l'ha prodotto in collaborazione con l'Apulia Film Commission - è la storia di Veleno e Zazà, di un'amicizia forse impossibile, di un luogo riscaldato dal sole ma congelato dall'assenza di prospettive, di un sogno irraggiungibile (Annalisa), di una fuga possibile. La nostra storia?

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI-DIREZIONE CINEMA E CON IL CONTRIBUTO DELL'APULIA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

CRITICA

"Se qualcosa ancora echeggia della vena surreale che, unita all'umorismo nero, rendeva formidabile l'esperimento della docu-commedia 'Pinuccio Lovero sogno di una morte di mezza estate' - esilarante ritratto del becchino di un paese dove nessuno muore - lo stesso scenario pugliese di 'Il paese delle spose infelici' (dal romanzo di Desiati) prende altre strade. Fra disagio sociale, criminalità latente e degrado un gruppo di ragazzini sottoproletari trova ragione di coesione sul locale campetto di calcio e nella burbera dedizione del loro mister. Il leader è Zazà, promettente talento, e un'inaspettata amicizia nasce tra lui e Veleno, unico proveniente dal ceto medio. I due condividono la fascinazione per una ragazza più grande, Annalisa; figura enigmatica che - nella percezione deformata dei due ragazzini - riassume in sé l'intoccabilità di una Madonna e mille promesse di sensualità, la luminosità di una bellezza pulita e l'oscurità della perdizione. Il fiabesco che guida la metafora della perla splendente in mezzo all'immondizia cammina in bilico sull'orlo della credibilità, ma il film rivela stile e personalità." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 novembre 2011)

"Tratto dall'omonimo romanzo di Mario Desiati, il film del pur talentuoso Mezzapesa soffre dei difetti, quasi inevitabili, delle opere prime. Il particolare triangolo che vede coinvolti due adolescenti agli antipodi ed una donna 'randagia' sulla quale aleggia la morte viene raccontato col freno a mano tirato, proiettando la sensazione di occasione persa pur con protagonisti che hanno facce interessanti e promettenti. Ad incantare, semmai, è la fotografia di una Puglia sciaguratamente stuprata ed abbandonata." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 novembre 2011)
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