Il padre e lo straniero

ITALIA - 2010
2/5
Il padre e lo straniero
Diego, funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, è padre di un bambino che ha un grave handicap. Questa sua condizione lo porterà a stringere una forte amicizia con Walid, un elegante e misterioso uomo mediorientale che, come lui, ha un figlio malato.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo (edizioni E/O, 2004; Einaudi, 2010)
  • Produzione: GRAZIA VOLPI PER AGER 3 IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2011)
  • Data uscita 18 Febbraio 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Olivia D'Anna
Si incontrano la prima volta al centro di riabilitazione dove sono in cura i rispettivi figli, Diego e Walid. Il primo non riesce a rapportarsi serenamente con la disabilità del figlio, il secondo mostra invece una sicurezza e una serenità che solo la consapevolezza di un amore infinito riescono a donare. Diventano amici, i due uomini, ma dopo poco l'arabo scompare improvvisamente e i servizi segreti si mettono ad indagare su Diego: i sentimenti di Walid erano sinceri o semplice specchietto per allodole con cui invischiarlo in chissà quale intrigo internazionale? Per scoprirlo, Diego dovrà esporsi in prima persona, rischiando senza mezzi termini.
Torna ad un lungometraggio per il grande schermo sette anni dopo Io no (co-diretto con la moglie Simona Izzo), Ricky Tognazzi, e lo fa adattando il romanzo di Giancarlo De Cataldo, Il padre e lo straniero, pubblicato dall'autore di Romanzo criminale prima degli eventi dell'11 settembre 2001, ma capace di individuare quelle sfumature di diffidenza e paura verso il "diverso" da noi, lo straniero, oggi come oggi all'ordine del giorno: scritto dallo stesso De Cataldo, insieme a Graziano Diana, Simona Izzo e Tognazzi (con la collaborazione di Dino Giarrusso), il film affida ad Alessandro Gassman e all'egiziano Amr Waked il non facile compito di tradurre sullo schermo due caratterizzazioni al tempo stesso marcate e sfuggenti, insistendo molto sul progressivo cambiamento del primo - nei confronti del figlio, della moglie Lisa, interpretata da Ksenia Rappoport - al progredire degli sviluppi del racconto, che dalla seconda metà del film in poi si tinge di giallo. Ma lo fa senza particolari guizzi, con un po' di confusione, senza riuscire davvero a creare il coinvolgimento sperato, zoppicando qua e là in cerca di ritmo e soluzioni estetiche non proprio memorabili: quello che resta è il fascino di una Roma notturna "segreta", dalle sfumature orientaleggianti, e il tramonto siriano (anche se filmato in Tunisia) per suggellare la scoperta di un nuovo io, capace di riavvicinare tutto quello che prima era lontano, "estraneo" da sé.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON SOSTEGNO DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- FUORI CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

- CARLO SILIOTTO E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

"Due padri, il romano Gassman e il siriano Amir Waked, uniti dal dolore di figli disabili, sono i motori di un thriller (dal libro di De Cataldo) dove tutto è improbabile ma nel film di Tognazzi lo scarto di surreale non sempre riempie i tasselli di emozioni, pensieri in libertà emotiva vigilata. Recitata bene anche da Ksenia Rappaport, la Labaki (regista di 'Caramel') e Gullotta, la storia ha tre anime, coscienza alla Graham Greene, quella di Hitchcock che sapeva troppo e infine un sospetto kafkiano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 febbraio 2011)

"'Il padre e lo straniero', tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo (Einaudi), è un film di spionaggio intrigante perché al posto della patria c'è la famiglia. In fondo è molto in linea con l'antipatriottismo degli spy movie più recenti. Il rapporto umano, di sangue e di amicizia, viene prima di stati e nazioni. Gassman eccellente nei panni del nevrotico occidentale ingentilito dall'Oriente (ricordate Il bagno turco?) e Waked ambiguo fino alla fine. Intrattenimento di classe firmato dall'esperto Ricky Tognazzi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 febbraio 2011)

"Se oggi esiste un film intitolato 'Il padre e lo straniero' per la regia di Ricky Tognazzi è perché nel '97 l'allora giudice De Cataldo, non ancora scrittore famoso di 'Romanzo Criminale' diede alle stampe un romanzo intenso e particolare, fors'anche personale, sull'amicizia di un italiano e un mediorientale, padri di ragazzi disabili in una Roma già criminale. A distanza di quindici anni, e dopo molti libri e successi, quel romanzo diventa film, forse anche per la fortuna del suo autore, ma senza dubbio per l'interesse di Ricky Tognazzi colpito illo tempore dalla forza di quella storia esemplare. (...) Ricky Tognazzi fa un film composto e lineare, certo non sovraccarico, in grado di lasciare tracce anche profonde, lasciando immaginare un romanzo intenso e importante, in grado di toccare tematiche molteplici e forti: il rapporto con la disabilità, la nascita di un «padre», il contatto con l'altro e il diverso, lo sprofondare dei pregiudizi... e poi un ritratto di Roma ancora sorprendente, per quanto questo sia ancora possibile al cinema.. A dar man forte è un cast d'attori capaci di calarsi nei panni di personaggi che si intuisce profondi e in trasformazione. Il Diego di Gassman ci ricorda il Francesco di 'Bagno Turco - Hamam', per quel tanto di esotismo e capacità di trasformazione radicale in qualcosa d'altro." (Dario Zonta, 'L'Unità', 18 febbraio 2011)

"Dopo molta televisione e numerose partecipazioni a vari film come attore, Ricky Tognazzi torna al cinema come sceneggiatore e regista. Per farlo ha scelto un tema che spesso ha mostrato di sentire con sincerità, quello dell'amicizia virile, come, ad esempio, in 'Canone inverso' e, prima, in 'Ultrà' e ne 'La scorta'. Lo spunto gliel'ha offerto un romanzo che Giancarlo De Cataldo ha scritto una decina di anni fa, 'Il padre e lo straniero', intitolato come adesso il suo film. (...) Il poliziesco può non convincere, specie quando si dilata un po' troppo nel racconto, ma certamente conquista (e forse anche un po' commuove) quel personaggio che, grazie all'amicizia, non solo ritrova l'amore per la moglie, ma anche un legame più forte e più profondo per quella creaturina infelice cui prima guardava con distacco. Gli dà vita Alessandro Gassman ora con accenti risentiti ora prodighi di sottili sfumature. Una delle sue interpretazioni migliori. Ancora una volta da premio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 febbraio 2011)

"Il film di Tognazzi cambia toni, ritmi e il senso, saltellando di genere in genere col tentativo di inviare al pubblico qualche significato di troppo: il rischio, spesso centrato, è di dire poco di ogni. Le emozioni comunque non tradiscono la causa, e la fonte di Giancarlo De Cataldo (complice in sceneggiatura) trova alcune delle sue immagini." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 17 febbraio 2011)
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