Il mammasantissima

ITALIA - 1978
Il mammasantissima
Uomo di buon cuore, padre e marito affettuoso, il contrabbandiere napoletano don Vincenzo Tramontano gode del potere e del prestigio tipici dei "mammasantissima". Per aver scoraggiato un suo concorrente siciliano, l'"avvocato", capo di un'altra organizzazione di contrabbandieri, e per avere umiliato in pubblico don Salvatore Bufalo, l'esoso proprietario di un banco di pegni, don Vincenzo si inimica du persone decise a vendicarsi di lui in ogni modo. Poiché falliscono , in un momento di grave crisi del contrabbando, il loro tentativo di soffiare al "mammasantissima" un'importante partita di sigarette, l'"avvocato" e don Salvatore ideano una trappola per avere il pretesto di uccidere legalmente don Vincenzo. Don Salvatore violenta la figlia di Tramontano, e poi la uccide. Come previsto, don Vincenzo durante un banchetto li affronta entrambi, ma soltanto dopo essersi liberato abilmente, travestito da Pulcinella, dei loro "gorilla": e così cadono tutti e due sotto i suoi colpi. Compiuta la sua vendetta, don Vincenzo si fa arrestare senza opporre resistenza.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SCENEGGIATA NAPOLETANA, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: VISTAVISION
  • Produzione: CIRO IPPOLITO PER PAC (PRODUZIONI ATLAS CONSORZIATE), ORSA MAGGIORE CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: PAC - LINEAFILM, EDEN VIDEO

CRITICA

"Ennesima trasposizione cinematografica, realizzata con dignitoso mestiere, della sceneggiata napoletana, il film ha i pregi e i difetti, dal punto di vista etico, che caratterizzano questo genere di spettacolo popolare. L'esaltazione del personaggio chiave, il 'guappo', sul quale converge irresistibilmente la simpatia dello spettatore, comporta da un lato l'adesione a valori indubbi, quali la lealtà, la solidarietà, la religiosità, il rispetto dei patti e così via, ma anche, dall'altro lato, a una concezione della giustizia come fatto privato tra offeso e offensori; concezione appena riscattata dalla conclusione della storia - il guappo che si consegna ai tutori della legge - nella quale è ravvisabile però non tanto il bisogno di espiare una presunta colpa, quanto la rassegnazione a un tragico destino, di cui la legge umana non è che uno degli strumenti." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 87, 1979)
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