Il fuoco

ITALIA - 1915
Suddiviso in tre capitoli - "La favilla", "La vampa" e "La cenere" - il filma narra le vicende di un pittore sconosciuto, perso in una profonda crisi creativa. L'incontro con una famosa e aristocratica poetessa, con cui vivrà giorni di intense passioni, gli farà ritrovare l'ispirazione e raggiungere il successo. Ma quando lei lo abbandonerà per tornare dal marito, il pittore, disperato, perderà il lume della ragione.

CAST

NOTE

- LUNGHEZZA: 1100 M.

- LA VERA IDENTITA' DEL REGISTA SUSCITO' MOLTE ILLAZIONI. (VEDI CRITICHE ALLEGATE).

- PER OTTENERE IL VISTO DI CENSURA LA PRODUZIONE DOVETTE FARE ALCUNI TAGLI. CIO' NONOSTANTE, DOPO POCHI GIORNI DI PROGRAMMAZIONE, IL FILM FU SEQUESTRATO DAL PREFETTO DI AREZZO E POTE' TORNARE IN SALA DOPO ALCUNI GIORNI SOLO GRAZIE ALLE CRITICHE LEVATESI CONTRO IL PROVVEDIMENTO.

- NEL 1991 AL FESTIVAL DEL CINEMA RITROVATO DI BOLOGNA N E' STATA PROIETTATA UNA COPIA DI 55' CON DIDASCALIE IN ITALIANO.

- DAVIDE FERRARIO HA INSERITO ALCUNE SCENE DEL FILM NEL SUO 'DOPO MEZZANOTTE'.

CRITICA

"Il mistero del Fuoco di Piero Fosco, il quale (ce ne informa una elegante didascalia sul principio della film) 'vigilò all'esecuzione', non è certamente impenetrabile come quelli della Santissima Trinità. I giornali cinematografici, quando si trattò di vendere la pellicola, si diedero un gran da fare per spargere ai quattro venti la voce che Piero Fosco e Guido Gozzano sono la stessa persona. (...) Se Guido Gozzano, anziché mascherarsi con lo pseudonimo discutibilmente felice di Piero Fosco, avesse sentito il desiderio di mettere il suo nome di buon poeta sull'opera cinematografica da lui concepita e vigilata, non avremmo avuto forse nel soggetto qualche scena di cattivo gusto (quella, ad esempio, di lei che respinge lui con modi di serva maleducata); il pittore sarebbe risultato un poco meno sempliciotto, e lo scioglimento finale avrebbe vestita maggiore spontaneità e maggiore verisimiglianza. Perchè Guido Gozzano, meglio di Piero Fosco, avrebbe sentita la propria responsabilità d'artista: che non ha diritto, quando scrive per il cinematografo, di contaminare la propria rispettabilità, e di maltrattare l'arte e la vita» (Acer, "Cinemagraf", a. I, n. 11, 22 giugno 1916).

"'Il Fuoco', della Itala. Era questo il primo gran lavoro della Menichelli. Pastrone, il più geniale dei direttori in Italia, non aveva mai pubblicato il suo nome sul frontespizio di un film, ed il soggetto del 'Fuoco 'è attribuito ad un Piero Fosco, sino ad ieri ignoto e che anche oggi non sappiamo esattamente chi effettivamente egli sia." ( ("Film", a. III, n. 30, 10 ottobre 1916.)

" (...) scrisse nel 1932 Salvador Dalì parole rivelatrici, proprio a proposito del 'Fuoco': "In uno di quei film intitolato Il fuoco era possibile vedere Pina Menichelli completamente nuda in un costume di piume che rappresentava un gufo, al solo esplicito scopo di giustificare, al tramonto, un simbolico paragone, molto rudimentale e deplorevole, fra il gufo, da lei incarnato, e un fuoco - quello dell'amore - che ella aveva appena finito di accendere, con le sue fatali mani (...)" (Gianni Rondolino, 'I giorni di Cabiria', Lindau, Torino, 1993).

"E' un'esaltazione in chiave decadente e romantica dell' 'amour fou', che può giustificare qualsiasi trasgressione delle regole morali: l'abbandono degli anziani genitori, l'adulterio, ecc. Pina Menichelli è una fatale divoratrice d'uomini, mentre Febo Mari interpreta un sensibile, nervoso e sentimentale pittore che cade preda del fascino dell'ammaliatrice e, abbandonato e respinto finisce per impazzire." (Fernaldo Di Giammatteo, 'Dizionario universale del cinema- Gli autori', Editori Riuniti, Roma, 1996)
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