I sogni segreti di Walter Mitty

The Secret Life of Walter Mitty

USA - 2013
Walter Mitty, photo editor di una rivista, per spezzare la sua noiosa esistenza passa gran parte del tempo sognando a occhi aperti un mondo fantastico animato da gesta eroiche e storie d'amore appassionate. Nella vita reale, però, Walter rischia di perdere il lavoro insieme a Cheryl Melhoff, una collega di cui è segretamente innamorato. Deciso a prendere finalmente il destino nelle proprie mani, Walter si imbarcherà in una incredibile avventura: un viaggio intorno al mondo più straordinario di qualsiasi cosa lui abbia mai immaginato...

CAST

NOTE

- DALLO STESSO RACCONTO E' TRATTO IL FILM "SOGNI PROIBITI" (1947) DI NORMAN Z. MCLEOD.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE GORE VERBINSKI.

CRITICA

"Volto affermato della commedia hollywoodiana, da 'Tutti pazzi per Mary' a 'Ti presento i miei' a 'Una notte al museo' (con i loro «inevitabili» sequel), Ben Stiller coltiva anche una vena più ambiziosa e personale di regista, dove ha cercato di coniugare, con esiti altalenanti, uno sguardo non conformista sulla realtà con una vena di simpatica surrealtà (a cui probabilmente non è estranea l'influenza di registi come Wes Anderson o Noah Baumbach con cui ha lavorato). Non stupisce allora il suo incontro con James Thurber e il suo fulminante racconto 'La vita segreta di Walter Mitty' (che per l'occasione è stato ripubblicato in italiano da Rizzoli col titolo del film, 'I sogni segreti di Walter Mitty') e che era già stato all'origine del film con Danny Kaye 'Sogni proibiti' (1947). Adattandolo ai tempi (il racconto era stato pubblicato la prima volta nel 1939 sul New Yorker, di cui Thurber era redattore), Stiller fa del suo protagonista il responsabile dell'archivio fotografico di 'Life' e ce lo fa conoscere proprio nel giorno in cui il celebre magazine fotografico passa di proprietà. Tutti si chiedono che fine farà la pubblicazione con i nuovi azionisti e soprattutto chi potrà mantenere il suo vecchio posto di lavoro, ma Mitty sembra più interessato nel cercare di instaurare un qualche legame con la collega Cheryl Melhoff (Kristen Wiig), a cui tenta invano di inviare la propria «amicizia» attraverso un sito di incontri chiamato eHarmony. Timido, riservato, rispettoso, sempre pronto ad assecondare voglie e desideri della madre (Shirley MacLaine) e della sorella (Kathryn Hahn), finisce per rifugiarsi nella propria fantasia immaginandosi quel superuomo che non è, capace di realizzare le più eroiche imprese, alla ricerca di un'attenzione che nessuno o quasi sembrano disposti a concedergli. (...) in questo continuo rimando tra vita immaginata e vita reale (perché tra i tanti problemi di Mitty c'è anche il malfunzionamento della sua casella eHarmony, con un solerte impiegato della società che gli telefona nei momenti più impensati per aiutarlo a costruire un «profilo» accattivante), in questo gioco di scambio tra avventure sognate e disavventure interpretate, la concretezza del quotidiano inizia a prendere sempre più spazio. Arrivando persino a rivelarsi ben più avventurosa e romantica di qualsiasi sogno segreto. Questa «rivincita» della realtà da una parte si rivela la più autentica lettura del messaggio di James Thurber che nei suoi scritti, e in particolare quello all'origine del film, aveva sempre cercato di ironizzare sul superomismo e sulla retorica molto americana del successo e del primeggiare. E dall'altra è il modo per ritrovare con più forza e coerenza l'ispirazione dei suoi film precedenti (penso soprattutto a 'Zoolander' o ''Tropic Thunder', ma anche - in negativo - a 'Giovani, carini e disoccupati') per mettere in evidenza come tutto ciò che è moderno (e virtuale) non è necessariamente migliore e più efficace. Lascio allo spettatore il piacere di scoprire come andrà l'inseguimento di Sean O'Connell e il destino professionale di Walter Mitty (oltre alle sue ambizioni romantiche nei confronti di Cheryl), ma vale la pena di sottolineare come uno dei volti più popolari della nuova commedia hollywoodiana finisca per firmare una specie di «elogio dello ieri», sospeso tra la malinconia e la coscienza dei propri limiti. Anche a rischio di dirigere un film che finisce per «disubbidire» alla dittatura del successo a ogni costo e rischi di spiazzare un po' le attese degli spettatori." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 17 dicembre 2013)

"Ben Stiller, regista e protagonista, doveva tenere molto a questo progetto. Che ha liberamente adattato all'oggi. Facendo del suo Mitty uno scrupoloso e appassionato ma anche timido e anonimo ingranaggio della grande macchina della gloriosa redazione fotografica di 'Life Magazine', alla vigilia della pubblicazione dell'ultimo numero cartaceo (2009) e del passaggio on line attraverso un doloroso sfoltimento dei dipendenti. Interlocutori privilegiati di questo piccolo uomo che rivela un cuor di leone sono una collega carina con la quale non ha il coraggio di farsi sotto, un giovane tagliatore di teste arrogante e incompetente, un mitico fotografo misantropo incarnato da Sean Penn. Purtroppo due caricature. Si sente un'anima, l'americanissima fiducia in se stessi che può fare di ognuno di noi un eroe, ma il film gira su se stesso senza bussola." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 19 dicembre 2013)

"Incredibile come le due smilze paginette del racconto 'I sogni segreti di Walter Mitty', scritto nel 1939 per The New Yorker da James Thurber, abbiano potuto ispirare due film tanto diversi fra loro e dal testo originale. Se nel 1947 Danny Kaye, innamorato di Virginia Mayo, aveva usato il filo dei sogni per esibire il suo clownesco istrionico talento comico; oggi Ben Stiller, anche regista (e di una certa finezza), inizia nello stesso registro assumendo i panni di un timido archivista di 'Life', che si immagina protagonista di eroiche imprese per conquistare il cuore della graziosa collega Kristen Wiig. Ma presto c'è una svolta in tutt'altra direzione, quando Ben per farsi dare dal grande fotografo Sean Penn lo scatto della foto di copertina dell'ultimo numero della storica rivista, brutalmente chiusa (in verità 'Life' è stata chiusa nel 2000) con licenziamenti a raffica, lo insegue avventurosamente dalla Groenlandia all'Islanda all'Afghanistan, inventandosi una nuova vita dove il sogno può diventare realtà. Ed è bello anche l'altro messaggio del film, cioè la rivincita contro la logica del successo di un lavoro compiuto con amore, serietà e competenza. Ce lo dicono Penn con il suo viso scavato dall'esperienza di scenari di guerra, e Stiller idealista nato." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 19 dicembre 2013)

"Il tramonto della carta stampata, il 'downsizing' degli impiegati di una compagnia, servizi per cuori solitari online e molto narcisismo: Ben Stiller (interprete e regista) «attualizza» ai giorni nostri uno dei classici dell'umorismo Usa, 'The Secret Life of Walter Mitty', in cui un grigio signore del New Jersey, schiavizzato dalla moglie, si immagina protagonista di imprese eroiche (pilota di guerra, chirurgo, persino killer..) mentre la accompagna dal parrucchiere. Pubblicato per la prima volta il 18 marzo del 1939 sul settimanale New Yorker, ripreso in moltissime collezioni di racconti celebri, il breve testo di James Thurber (2 pagine e mezzo di folgorante satira modernista) era diventato, in un adattamento molto libero, un musical con Danny Kaye (diretto in Technicolor da Norman McLeod, nel 1947) e, negli anni, Walter Mitty è entrato a far parte della cultura popolare, una figura retorica ricorrente, descritta sull'American Heritage Dictionary come «una persona ordinaria, spesso inetta, che si perde in fantasie di trionfo personale». E dal 1994 che Samuel Goldwyn (produttore del primo film, da cui Thurber prese le distanze) sogna un remake. Da allora si è parlato di Jim Carrey, Owen Wilson, Mike Mayers, Johnny Depp e Sacha Baron Cohen come possibili protagonisti, di Steven Spielberg, Ron Howard e Gore Verbinski alla regia. Il film è quindi il risultato di una gimcana di quasi dieci anni che ha coinvolto, oltre i nomi di sopra numerosi sceneggiatori diversi e, prima di arrivare alla Fox, almeno altri tre studios - Walt Disney, Paramount e New Line. Alla fine, il marchio autoriale di questo nuovo, iperpatinato, edificante,' I sogni segreti di Walter Mitty' non è quello di Thurber e nemmeno quello di Ben Stiller regista (era lui dietro alle ossessioni dark di 'Il rompiscatole', alla satira esplosiva di 'Tropic Thunder', alle iperboli di ridicolo in 'Zoolander') bensì lo sceneggiatore Steven Conrad. Chi si ricorda il film tratto da un altro dei suoi copioni, 'La ricerca della felicità' con Will Smith, riconoscerà il tocco di Conrad in quest'interpretazione lineare di Mitty in cui il surrealismo e la satira sociale della premessa cedono il posto a una lettura più banale, in cui le sequenze di fantasia sono usate in progressione decrescente, mano a mano che Walter «trova se stesso» come se stesse sottoponendosi a un trattamento di self help. (...) le manie di grandezza di questo Walter Mitty del terzo millennio sono molto addomesticate, al servizio di una storia che diventa presto una commedia romantica newyorkese alla 'C'è posta per te'. Addomesticata anche Kristin Wiig, grandissima ex di 'Saturday Night Live', e intenibile amica della sposa in 'Le amiche della sposa', qui costretta in un molo simpatico e insipido. Persino Shirley McLaine, nella parte della madre di Walter, è in sordina, una scelta di casting pregiato buttata al vento. Stiller è in genere un autore, e un attore, molto più interessante di così." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 19 dicembre 2013)

"Magari non si sentiva il bisogno di un remake del delizioso 'Sogni proibiti' con Danny Kaye del '47, ma Stiller raddoppia l'azzardo esibendosi come regista e protagonista di 'I sogni segreti di Walter Mitty' tratto dallo stesso racconto di James Thurber. (...) Un filmino accettabile per come coniuga elegantemente il surrealismo vintage con sentimenti neoromantici e antiretorici molto attuali." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 dicembre 2013)

"James Thurber (1894-1961) è pressoché sconosciuto in Italia, ma è molto amato in America: ha lavorato per trent'anni alla prestigiosa rivista «New Yorker» ed è considerato un grande scrittore e disegnatore satirico. 'I sogni segreti di Walter Mitty' è un raccontino di poche pagine (ora ripubblicato in un libro-miscellanea con lo stesso titolo, edito da Bur) che ha avuto una fortuna cinematografica persino esagerata. Nel 1947 ha dato origine a 'Sogni proibiti', con Danny Kaye; ora torna a nuova vita in questo bizzarro, affascinantissimo lavoro di Ben Stiller, regista e interprete. Entrambi i film si intitolano in originale 'The Secret Life of Walter Mitty' (in italiano, chissà perché, la «vita» si è sempre trasformata nei «sogni») e rielaborano con grande libertà il raccontino originale, che raccontava semplicemente le fantasie di un omino che evade dal quotidiano sognando di compiere gesti eroici. Nel nuovo film la parola «life» è più di un titolo: Mitty/Stiller lavora infatti alla rivista 'Life', e subisce in maniera violenta la trasformazione della testata da cartacea in pubblicazione online. Il film è quindi, anche, una parabola sull'informazione ai tempi di internet e della crisi: ma è un aspetto «sociologico» che non va sopravvalutato, anche se la dichiarazione d'amore di Stiller per la carta, l'edicola e le foto scattate in pellicola è, per chiunque lavori nel ramo, abbastanza toccante. (...) Il travet che sogna di essere un eroe, e poi è costretto a diventarlo sul serio, è la lettura apparente del film. In realtà 'I sogni segreti di Walter Mitty' è un film dalla struttura porosa, in cui sogno e realtà, ripresa dal vero ed effetto speciale si fondono continuamente gli uni negli altri. Stiller sembra affascinato dall'ambiguità della fotografia, documentazione «oggettiva» del reale ma anche mezzo espressivo squisitamente fantastico. Quando Mitty incontra O'Connell, questi sta facendo una cosa spiazzante: è sui monti dell'Afghanistan, fra guerriglieri e talebani, ma sembra interessato solo a fotografare finalmente il rarissimo leopardo delle nevi; e quando il felino compare finalmente nell'obiettivo, O'Connell decide di non scattare. Viene in mente la frase finale di Pasolini nel 'Decameron' (nei panni di Giotto): perché realizzare un'opera d'arte quando è così bello sognarla soltanto? Il film ha una tessitura visiva raffinatissima e stratificata, fin dai titoli di testa che compaiono come scritte urbane su paesaggi newyorkesi molto «realistici»; parla in modo molto sottile della compenetrazione fra reale e immaginario, e molti dei sogni di Mitty sono incredibilmente concreti, flagranti: come la meravigliosa sequenza in cui Cheryl appare per magia in Groenlandia, cantando 'Space Oddity' di David Bowie e spingendo Walter a un atto di coraggio fin lì inimmaginabile. Stiller è meno comico del solito, ma bravissimo come attore e qua e là geniale come regista. Questo film è la sua tesi di laurea per diventare cineasta a tutto tondo: 110 e lode." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 19 dicembre 2013)

"Libero remake de 'Sogni proibiti' (1947) con Danny Kaye, il quinto film da regista del popolare attore newyorchese può intendersi come un intelligente, ironico e poetico zoom sullo sconfinamento tra l'Era analogica e digitale, ovvero sul fondamentale e problematico passaggio tra l'immanente e il trascendente. Surreale, lieve ma senza banalità: da vedere senza pregiudizi." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 dicembre 2013)

"Piacerà lui puntualmente l'eroe delle storie che vengono pubblicate sul magazine. Ma un giorno i sogni si concretizzano nella bella personcina di una ragazza che gli fa sembrare bella anche la vita reale. Anche a chi ricorda il vecchio 'Sogni pribiti' con Danny Kaye (questo è un libero remake) e creder a di fare una certa fatica ad accettare Ben Stiller (che non è mai stato bravissimo né simpaticissimo) nei panni del sognatore. Per la verità non sollecita l'identificazione nemmeno qui (un nerd quarantenne sull'orlo della disoccupazione). In compenso come regista ci sa fare ('Tropic Thunder' non è stato una combinazione) e mette in scena bene le nevrosi dell'ultimo decennio (dove le fantasie sono l'unico possibile antidoto ai veleni quotidiani)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 dicembre 2013)

"Walter Mitty, che lavora allo sviluppo foto della rivista 'Life', è un uomo di natura gentile. E, soprattutto, è un sognatore molto fantasioso. Sarà che la sua vita è monotona, sarà che l'amore latita, tutto cambia quando un importante negativo, con la foto per l'ultima copertina del magazine, sparisce. Inizia un viaggio incredibile, tra vulcani in eruzione, squali, guerriglieri; con approdo a se stessi. Un gran bel film, dedicato a chi, oggi, è ancora capace di sognare a occhi aperti." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 dicembre 2013)

"È il tentativo di un celebre comico di cultura ebraica di interpretare e dirigere una commedia seria e generalista: come si sceglie un futuro. Le fughe fantastiche ricordano Spike Jonze. Il viaggio pittoresco e pittorico con incontri strambi ricorda Wes Anderson. Sfugge, però, proprio la morale della favola. Dal racconto (1945) del fumettista James Thurber, che diventò il musical con Danny Key 'Sogni proibiti'. Curioso." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 27 dicembre 2013)
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