Hotel Rwanda

CANADA, GRAN BRETAGNA, ITALIA, SUDAFRICA - 2004
Hotel Rwanda
La storia vera di Paul Rusesabagina, direttore di un hotel a quattro stelle in Rwanda, che ha aiutato più di un migliaio di rifugiati Tutsi a nascondersi dalle milizie Hutu che negli anni '90 scatenarono il terrore nello stato africano. Allo scoppio del conflitto, non si limita a mettere in salvo i suoi familiari, ma, facendo leva sui suoi privilegi lavorativi, apre le porte dell'hotel a quanti rischiavano di essere uccisi nel terribile eccidio che ha provocato un milione di morti.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA
  • Produzione: KIGALI RELEASING LIMITED, LIONS GATE FILMS INC., UNITED ARTISTS
  • Distribuzione: MIKADO (2005)
  • Data uscita 11 Marzo 2005

RECENSIONE

di Davide Zanza
Uno dei temi portanti della 55ª edizione del Festival di Berlino è la politica, vista come profonda e sentita denuncia dei fatti. E' un interesse che accomuna molte pellicole in concorso e nelle sezioni collaterali. Politica come racconto di tante emergenze in giro per il mondo, ma anche testimonianza di molte battaglie. Come quella avvenuta nel Rwanda a metà degli anni '90 e che Terry George, sceneggiatore, produttore e già regista di Una scelta d'amore, racconta con un taglio da cronaca, aiutato dai protagonisti, Don Cheadle (Paul Rusesabagina) e Sophie Okomedo (Tatiana). Al centro della storia il conflitto che dal 1994, impera nel paese africano e che vede schierati due opposte fazioni: gli Hutu e i Tutsis. In quell'anno l'aereo con a bordo il presidente Habyarimana, esplode in quello che sembra assumere i contorni di un attentato. E' da quel momento inizia un enorme genocidio. Gli Hutu iniziano a massacrare i Tutsis. Li cercano, gli stanano, gli uccidono. Terry George, sceneggiatore tra l'altro di alcuni film di Jim Sheridan, in Hotel Rwanda racconta la storia di Paul, gestore di un grande albergo, Mille Collines, che cerca di salvare più vite possibili, rifugiando più di mille persone all'interno della struttura. La sua è una lotta difficile. Accanto a lui le truppe americane chiamate ad evacuare dalla zona, turisti e americani. In questa storia esistono numerosi paradossi legati alla figura di Paul. Primo fra i quali l'appartenenza alla fazione degli Hutu, che se da un lato gli permetterà di avere maggiore libertà di movimento, dall'altra lo porterà a prendere decisioni difficili per salvare la sua famiglia, la moglie infatti appartenente alla fazione dei Tutsis. All'interno del tessuto narrativo non c'è posto per la retorica. Il regista irlandese attraverso la figura di Paul, ci parla di quest'assurdo conflitto. L'hotel diventa il simbolo di una resistenza nei confronti dei sopprusi ma anche dell'impotenza diffronte alla macchina dei soccorsi. L'esercito americano, la stampa, sembrano non poter fare nulla rispetto a questa tragedia. Serviranno numerose telefonate, moltissimo denaro ma soprattutto molto coraggio, dettato dall'amore per gli altri. E se, alla fine, il Mille Collines, perderà il suo potere di roccaforte, questo non succederà alle persone che vi si sono rifugiate.

NOTE

- CANDIDATO A TRE GOLDEN GLOBE 2005: MIGLIOR FILM E MIGLIOR ATTORE (CATEGORIA FILM DRAMMATICI) E MIGLIOR CANZONE.
-TRE CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005 : MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (DON CHEADLE), MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (SOPHIE OKONEDO), MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE (TERRY GEORGE, KEIR PEARSON).
- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.
- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER LA MIGLIORE COLONNA SONORA (ANDREA GUERRA).

- UN'INDAGINE DEL GIORNALISTA ALFRED NDAHIRO E DELL'UNIVERSITARIO PRIVAT RUTAZIBWA, PUBBLICATA IN FRANCIA "HOTEL RWANDA OU LE GÉNOCIDE DES TUTSIS VU PAR HOLLYWOOD" (2008) DEMOLISCE LA LEGGENDA DI RUSESABAGINA CHE AVREBBE ACCOLTO I PERSEGUITATI NELL'HOTEL CHIEDENDO IN CAMBIO 80 DOLLARI A TESTA SOLO PER ENTRARE, POI GLI EXTRA PER CIBO E BEVANDE. I DUE AUTORI HANNO RICOSTRUITO I FATTI INTERROGANDO I TESTIMONI.

CRITICA

"Didattico, quasi didascalico, 'Hotel Rwanda' non brilla per originalità di regia, ma ha il merito di evitare lo spettacolo per rievocare con precisione l'intreccio di complicità e indifferenza che portò al genocidio (fin dal 1918 i belgi avevano favorito i Tutsi, etnia minoritaria, concedendo loro privilegi economici e sociali). Non un capolavoro ma un film sicuramente utile: un pro-memoria, un Abc del Ruanda, il primo tentativo di dar forma a un orrore così estremo da sfidare la rappresentazione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 marzo 2005)

"Il film di denuncia spesso non servono a niente, perché sciatti, didascalici e manichei. Quando, però, ci si trova immersi in due ore di cinema-cinema come quelle scolpite da 'Hotel Rwanda', il risultato è differente: anche perché tra i tanti massacri dell'era contemporanea, non ha mai suscitato indignazioni di massa la guerra civile che dieci anni orsono insanguinò il minuscolo stato africano del Rwanda (ex Congo belga). Il regista irlandese Terry George ricalca, infatti, la strada di film-culto come 'Un anno vissuto pericolosamente' o 'Urla dal silenzio', ispirandosi a una storia vera e ricostruendo con straordinari ritmo e intensità le vicende che costarono la vita a circa un milione di persone. (...) Così non mancano le accuse all'impotenza dell'Onu, ma il film non fa sconti alle selvaggerie tribali e stringe la presa sull'acme della mattanza, sul ruolo svolto dall'informazione, sulla mutevolezza dei caratteri indigeni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 marzo 2005)

"Se il cinema ha ancora un senso morale, il valore di una lezione di storia che insegna la materia della dignità, il film di Terry George è un capoclasse. Racconta l' eroismo casual di un manager di un hotel a 4 stelle, Schindler africano, che nel ' 94 salvò la vita a 1268 persone durante il genocidio al machete dei tutsi da parte degli hutu. Una follia etnica che l' Occidente guardava al tg continuando poi a mangiare. Ora dà vita a un film teso, appassionante, senza un attimo di tregua, dove la storia è così assurda che, nei risvolti narrativi, sembra scritta per il cinema e non accaduta in diretta. Strepitoso Don Cheadle, che si è preso l' anima dell' eroe che tiene famiglia: non basta commuoversi a un film infernale, bisogna imparare la lezione per domani." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 marzo 2005)
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