GLI SCORPIONI

THE ROAD KILLERS

USA - 1994
GLI SCORPIONI
'Esplicito omaggio alla più celebre pellicola del padre Richard - 'Punto zero', una delle opere canoniche e canonizzate dell'on the road anni settanta - il film di Deran Serafian, mette in scena un incubo, una violenta apoteosi della distruttività. (...) Film teso e nichilista, molto duro nell'accostare la famiglia normale con quella impazzita, un po' 'Duel' di Spielberg un po' 'Ore disperate' di Cimino, 'Gli scorpioni' mostra anche un Christopher Lambert senza l'autorità dell'highlander, umano e sofferente padre di famiglia.' (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 2 luglio 1995)

'Erano anni che non si vedeva una simile immondizia. I film di Claude Van Damme, dove si corre per picchiare e si picchia per far correre e tutto finisce lì, hanno almeno una coerenza nella velocità. Deran Sarafian regista di un film della serie Van Damme e figlio del più abile Richard meriterebbe alcune delle legnate che si dispensano generosamente i suoi personaggi e che doveva dargli al momento giusto papà Sarafian, autore del mitico 'Punto zero', un road-movie degli anni Settanta memorabile almeno per una generazione (dev'essere un male di famiglia: la sceneggiatura è firmata da un altro Sarafian). (…) Alla violenza infondata, prevedibile e maldestra di istinti cinematografici rozzi e incontrollati, si aggiunge una violenza finale punitiva che francamente lascia esterefatti per la logica vendicativa che esalta e per la logica narrativa che manda in pezzi.' (Silvio Danese, 'Il Giorno', 29 giugno 1995)

'Tutti i luoghi comuni on the road sono raccolti, esasperati al massimo, in questo film di Sarafian che riprende due famigliole di amici in viaggio, su due auto, verso San Diego. Su una c'è un padre col figlio, sull'altra marito, moglie e figlia adolescente e carina. (…) Risaputo nel racconto, grezzo nello sbozzare i personaggi, violento per il gusto di esserlo, il film ha ben poco da far valere: la vastità scabra dei paesaggi e un montaggio ultrarapido che ha il merito di affrettare la conclusione.
E, se mai andremo verso San Diego, ci guarderemo bene dal fermarci in un griIl o in un motel. C'è il rischio di non portare più la pelle a casa.' (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 4 luglio 1995)
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: JOHN FLOCK
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP DISTRIBUZIONE - CECCHI GORI HOME VIDEO
  • Vietato 14

NOTE

REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1995

CRITICA

'Esplicito omaggio alla più celebre pellicola del padre Richard - 'Punto zero', una delle opere canoniche e canonizzate dell'on the road anni settanta - il film di Deran Serafian, mette in scena un incubo, una violenta apoteosi della distruttività. (...) Film teso e nichilista, molto duro nell'accostare la famiglia normale con quella impazzita, un po' 'Duel' di Spielberg un po' 'Ore disperate' di Cimino, 'Gli scorpioni' mostra anche un Christopher Lambert senza l'autorità dell'highlander, umano e sofferente padre di famiglia.' (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 2 luglio 1995)

'Erano anni che non si vedeva una simile immondizia. I film di Claude Van Damme, dove si corre per picchiare e si picchia per far correre e tutto finisce lì, hanno almeno una coerenza nella velocità. Deran Sarafian regista di un film della serie Van Damme e figlio del più abile Richard meriterebbe alcune delle legnate che si dispensano generosamente i suoi personaggi e che doveva dargli al momento giusto papà Sarafian, autore del mitico 'Punto zero', un road-movie degli anni Settanta memorabile almeno per una generazione (dev'essere un male di famiglia: la sceneggiatura è firmata da un altro Sarafian). (...) Alla violenza infondata, prevedibile e maldestra di istinti cinematografici rozzi e incontrollati, si aggiunge una violenza finale punitiva che francamente lascia esterefatti per la logica vendicativa che esalta e per la logica narrativa che manda in pezzi.' (Silvio Danese, 'Il Giorno', 29 giugno 1995)

'Tutti i luoghi comuni on the road sono raccolti, esasperati al massimo, in questo film di Sarafian che riprende due famigliole di amici in viaggio, su due auto, verso San Diego. Su una c'è un padre col figlio, sull'altra marito, moglie e figlia adolescente e carina. (…) Risaputo nel racconto, grezzo nello sbozzare i personaggi, violento per il gusto di esserlo, il film ha ben poco da far valere: la vastità scabra dei paesaggi e un montaggio ultrarapido che ha il merito di affrettare la conclusione.
E, se mai andremo verso San Diego, ci guarderemo bene dal fermarci in un griIl o in un motel. C'è il rischio di non portare più la pelle a casa.' (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 4 luglio 1995)
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