Frenzy

GRAN BRETAGNA - 1972
Frenzy
Licenziato da Forsythe per gelosia della collega Barbara, l'ex capitano pilota Richard Barney si reca dalla ex moglie Brenda che ne prova compassione, gli offre la cena e gli nasconde del denaro nel cappotto, nonostante il burrascoso dialogo iniziale parzialmente udito dalla segretaria Monica. Quando un amico di Richard, certo Bob Rusk, aggredisce e strozza con la propria cravatta la stessa Brenda, la deposizione di Monica e le mosse del Barney inducono l'ispettore Oxford a ritenerlo quel sadico assassino che già si stava cercando. Ancora Bob aggredisce e uccide Barbara; quindi denuncia la presenza di Richard, rifugiatosi presso di lui, che viene catturato, processato e condannato, non potendo dimostrare il suo alibi nel corso del secondo delitto...
  • Altri titoli:
    Frenesí
    Frénésie
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo "Goodbye Pyccadilly, Farewell Leicestere Square" di Arthur La Bern
  • Produzione: ALFRED HITCHCOCK PER UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: CIC (1972) - CIC VIDEO, DE AGOSTINI - DVD: UNIVERSAL PICTURES (2001); BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2012); DVD E BLU-RAY (HITCHCOCK BOXSET): UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2013)
  • Riedizione 1980
  • Vietato 14

NOTE

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1972.

- NOMINATION AI GOLDEN GLOBES DEL 1973 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Raccontato in maniera diretta e piana, la vicenda è ben presto priva dei caratteristici segreti del 'giallo' e indica scopertamente i ruoli; il colpevole, il perseguitato ingiustamente, l'inquisitore. All'angoscia dell'inatteso o alla tensione della scoperta, il regista sostituisce così il 'suspense' psicologico, cioè l'interesse per le reazioni del protagonista contro il quale si accanisce il destino e che le tragiche vicende mettono a nudo. La sottile orchestrazione dei mezzi tecnici e diverse spruzzate di britannico humour danno però l'impressione che si tratti di un giuoco offerto alla pura curiosità e senza significati. In tal modo risultano assai negative alcune scene di efferata violenza e di spudorato nudismo. Piuttosto disumano e demoralizzante è il disprezzo per i personaggi - vittime o carnefici che siano - che nelle mani dell'autore giocoliere perdono valore e come oggetti vengono offerti all'occhio e all'animo dello spettatore." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 78, 1975)

"La recente scomparsa del Maestro del brivido e dell'angoscia merita una celebrazione anche mediante la riedizione delle sue opere più classiche e più significative. E' noto, infatti, come Hitchcock sia stato grande non solo come padrone e inventore dei mezzi tecnici più- adeguati alla resa degli effetti propri del genere a lui prediletto, ma anche per la sua capacità di immettere nelle vicende dei sottili significati e per la sua profondità nel delineare figure umane a tutto tondo, tratte vuoi dai servi del male, vuoi dagli apostoli del bene. 'Frenzy' (letteralmente: delirio, pazzia) è un'opera abbastanza caratteristica dei valori del Maestro come tecnico, anche se non delle più eccelse; non e, però, una di quelle che spicchino per la presenza di valori metafisici. Come era stato sottolineato in occasione della prima edizione (vedi Segnalazioni Cinematografiche, anno 1975), svelando sin dagli inizi del racconto chi sia il maniaco sessuale, il regista alla tradizionale curiosità dello spettatore che istintivamente si pone nell'atteggiamento di un investigatore a caccia del colpevole, sostituisce l'interesse per le reazioni del tipico terzetto: l'innocente accusato, il colpevole che imperversa, l'ispettore che ha il compito di smascherare le ingiustizie di una fatalità che ha sbagliato bersaglio. Il gioco è riuscito e la pellicola si lascia seguire. L'insieme, però, sa di artificioso e la freddezza adottata dall'autore assomiglia troppo a quel cinismo che diverrà poi una legge fissa nella pleiade degli imitatori. Ciò nonostante, abituati come siamo al sadismo e alla disumanità dei film moderni dello stesso genere, in questa pellicola oggi si nota una concezione sana dello spettacolo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 89, 1980)
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