FEMMINA

ITALIA - 1997
FEMMINA
Sposata e madre di una bambina di sei anni, Silvia conduce una vita in apparenza tranquilla. Il marito fa un lavoro che lei non conosce bene ma ciò non la turba più di tanto. Passa le giornate in maniera pigra, finché una mattina, in un bar affollato, un giovane le rovescia sulla camicetta del caffè. Il giovane si scusa, cerca di rimediare, e Silvia all'improvviso sente scattare un'attrazione, di cui da tempo aveva perso il ricordo, una sensazione che non viveva da anni. Si rivedono e tra loro due comincia una relazione che si fa sempre più vitale, istintiva, selvaggia. S'incontrano in maniera clandestina, e lui una volta le chiede perché non divorzia. Lei risponde che il divorzio non è sufficiente, perché sente la necessità di cancellare completamente la vecchia immagine di sé stessa, e per farlo ha bisogno di un gesto estremo, uccidere il marito. Dopo qualche incertezza, i due mettono in atto un piano che però fallisce. Nella confusione, Alberto, il marito, uccide il giovane, poi nell'appartamento irrompono gli agenti del Servizio Segreto, di cui si scopre che fa parte il marito. A Silvia viene detto che tutto sarà messo a posto: il marito verrà inviato lontano in missione, e lei dovrà riprendere la vita di sempre. Vanno via, e Silvia rimane da sola sul divano di casa.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: UN'IDEA DI MONICA GUERRITORE
  • Produzione: CECCHI GORI GROUP - TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1998)

CRITICA

"Monica Guerritore ha preteso subito di differenziarsi dalla sua grande rivale in erotismo. Se la Parietti faceva la prima doccia dopo tre minuti, lei fa il bagno (nella vasca) allo scoccare del quarto d'ora, se l'Alba flirtava con un robusto macellaio Monica si lascia travolgere dalla passione per un bancario. Quando si dice i progressi della democrazia.
Prima di parlare della tanta aria fritta ideata da Peppino Patroni Grilli in 'Femmina', un'avvertenza per lo spettatore refrattario alle filosofia applicata allo schermo: l'invecchiata, ma ancora bella protagonista, si spoglia abbastanza da meritare il prezzo del biglietto. Che da ogni altro punto di vista andrebbe rimborsato con allegato biglietto di scuse. Perché la storia della signora insoddisfatta che improvvisamente s'accende per il baldo giovanotto pronto a infilarle premurosamente una mano nella camicetta, con la scusa di levarle un'immensa macchia di caffè, ha l'età del cucco". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 aprile 1998)

"Tornato alla sceneggiatura Giuseppe Patroni-Griffi ha scritto un pastiche, che mette assieme l'immarcescibile repertorio del 'Postino suona sempre due volte' con l'instant-movie su casi di cronaca tipo Guerinoni o Circe della Versilia, il tutto avvolto in un velo di thriller che si squarcia solo nell'epilogo. Però l'improbabile finale non si racconta: tanto vale, volendo andarselo a scoprire da soli per farsi una bella risata". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 aprile 1998)
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