Faustina

ITALIA - 1968
Faustina
Faustina è una mulatta, figlia di un militare americano nero e di una romana. Essa vive con il marito, Quirino, il quale si arrangia ricercando in antiche tombe pezzi rari e rivendendoli ai turisti: sogna e crede sempre di fare il colpo grosso e di far diventare una vera signora la moglie ma, intanto, la picchia in ogni occasione. Un giorno Faustina conosce Enea, un giovane che suonava la chitarra nelle trattorie e che ora, perduto lo strumento in una rissa, vive in miseria sognando anche lui l'aiuto e il lavoro promessogli da un conte. La sua semplicità, la sua timidezza e la sua educazione conquistano la ragazza che, stanca delle lotte del marito, propone al giovane di fuggire con lei. Dopo averle suonate di santa ragione al marito, che si è fatto legare spontaneamente per evitare di menar le mani durante una discussione, i due iniziano la loro fuga. Ma la sera tornano delusi a casa: qui i carabinieri attendono Faustina, che è stata denunciata dal marito, e l'arrestano. Dopo sei mesi di carcere essa esce ed è in attesa di un figlio: Quirino crede che questi non sia suo e picchia Enea. Faustina, vedendo che il marito non ha perso il suo vizio e non volendo che il figlio abbia un padre manesco, prende Enea per la mano e va con lui.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: EASTMANCOLOR
  • Produzione: GIANNI BUFFARDI PER TESEO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CINERIZ

NOTE

- LE RIPRESE - ED E' UN CASO UNICO - SONO STATE EFFETTUATE TRA LE ROVINE DEL FORO ROMANO, DOVE ABITANO I PROTAGONISTI DEL FILM.

CRITICA

"Una esile vicenda fra la favola e il bozzetto diretta con un certo garbo ma senza molta fantasia ed estro, che si regge su situazioni e caratteri ben disegnati ma esteriori, e su un dialogo che se pur pesante, non arriva mai alla fastidiosa volgarità. Buona l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 65, 1968)

"Già dal suo esordio nel 1968, con 'Faustina', è possibile riconoscere 'in nuce' non solo tutti i suoi temi maggiori ma le ragioni stesse della sua originalità. Il film, secondo Tullio Kezich che all'epoca lo recensisce con favore, sembra rifarsi alla tipologia del triangolo felliniano e popolaresco de 'La strada': moglie, marito e amante fanno pensare a Gelsomina, Zampanò e il Matto. (...) Un film "senza tempo, ambientato nella Roma delle stampe di Pinelli, tra ruderi e verzura", ma che, a differenza de 'La strada', "ha un finale né tragico, né aperto a prospettive mistiche". (Elio Girlanda, "Primo piano sull'autore - Luigi Magni, Assisi 1997, ANCCI)
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