Fast Food Nation

USA - 2006
Fast Food Nation
Don Anderson è uno dei manager della catena di fast food denominata Mickey's. Quando un giorno viene a sapere che la partita di carne di manzo destinata al nuovo prodotto di punta della casa, il "Big-One", è avariata, Don decide di andare a cercare di persona i responsabili. Nel suo viaggio verso il sud della California, Don si troverà ad affrontare il lato oscuro dell'industria dei fast-food americani che, nella catena di montaggio che trasforma il manzo in hamburger, utilizza gli immigrati clandestini messicani.
  • Altri titoli:
    Coyote
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Tratto da: libro omonimo di Eric Schosser
  • Produzione: HANWAY FILMS, RECORDED PICTURE COMPANY (RPC)
  • Distribuzione: DNC
  • Data uscita 20 Luglio 2007

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Affondo di Linklater contro multinazionali, miopia dell'amministrazione Bush e apatia degli americani. Materia e scopo simili a Super Size Me, ma strategia di gran lunga più intelligente: colpire allo stomaco con l'emozione del dramma e rifiutando l'attacco frontale. La terapia è d'urto e studiata con cura. Il risultato una storia avvincente che parte dall'ispezione del colletto bianco Greg Kinnear: le analisi dal mattatoio del Colorado che rifornisce la sua catena di fast-food rivelano preoccupanti tracce di sterco nelle carni. Bovini pronti al macello da una parte, manodopera clandestina dall'altra: nell'esibito parallelismo, due fasi della stessa fabbrica di perversioni: un identikit che va ben oltre il pianeta fast-food, per elevare l'hamburger a emblema di un sistema capace di uccidere nel nome del profitto e degli azionisti. I piani si intrecciano insieme alle storie di Greg Kinnear ed Ethan Hawke, Patricia Arquette e Bruce Willis. Impietoso il ritratto dell'America che ne risulta: repubblica fondata sugli hamburger, dove gli aromi dei panini si studiano in laboratorio, il menù più in voga viene insaporito con lo sterco di vacca e gli immigrati clandestini sono carne da macello.

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

CRITICA

"Naturalmente le buone cause non sempre fanno i bei film, anzi. Difatti 'Fast Food Nation' è un volantino forse utile ma certo frettoloso che sceneggia l'inchiesta di Schlosser distribuendola in una serie di vicende parallele risapute, benché di sicuro impatto e interpretate da un cast ricco di bei nomi anche in piccoli ruoli. Ogni personaggio un messaggio dunque, ogni scena una spiegazione. (...) Sarebbe anche bello che tutto suonasse vero, profondo e sfaccettato, oltre che documentato, come dovrebbe essere in un film. Ma forse pure Linklater ha fretta, così i suoi molti personaggi restano semplici portaparola di un film puramente illustrativo. Che qua e là scivola anche nel sensazionalismo facile: vedi la lunga sequenza finale nel mattatoio, con gli animali decapitati, squartati, sezionati, spellati, dissanguati etc. Immagini-choc, certo, ma come quelle di qualsiasi mattatoio, in ogni epoca e paese. Per non parlare dell'ingenuità dei personaggi, tutti, americani o messicani, novelli 'Candide' sguinzagliati a stupirsi e a soffrire per le brutture del mondo. D'accordo sul messaggio anticonsumista e filovegetariano, ci mancherebbe. Ma forse un film così stava meglio fuori concorso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 maggio 2006)

"'Fast Food Nation' dell'americano indipendente Richard Linklater, ispirato al bestseller di Eric Schlosser, mette sotto plurima e feroce accusa le multinazionali dell'hamburger. Questa è la prima, interessante notizia; la seconda, però, è che la commedia a metà strada tra il documentario e la finzione vale assai poco. (...) Il modesto regista d'avanguardia dimostra, a conti fatti, di non interessarsi più di tanto all'obesità dilagante tra la popolazione e di puntare, piuttosto, al solito anatema fazioso contro le leggi sull'immigrazione, i neoconservatori di Washington, le metropooli disumane, il carovita, l'aumento del costo del carburante, i centri commerciali, il consumismo come male assoluto e chi più ne ha più ne metta... S'accomodi chi gradisca, magari confortato dalle reboanti dichiarazioni di Linklater al termine del (poco) applaudito passaggio in concorso: 'Le industrie, con in prima fila la Mc Donald's, volevano controllare le immagini che stavamo girando, non ne erano certo contente'. Nel finale irrompono anche le sensazionalistiche immagini di un mattatoio e della morte scientifica (sic) di centinaia di animali terrorizzati: 'Sono scene forti, lo so, ma non potevamo non metterle e comunque credo nel potere del cinema e nel fatto che si debba mostrare alla gente quello che c'è dietro i prodotti'". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 maggio 2006)

"Linklater ha girato il film in segreto e a bassissimo costo, per non attirare l'attenzione dell'industria alimentare e delle autorità politiche: categorie di cui denuncia le connivenze senza giri di parole. (...) Il pamphlet di Richard, insomma, picchia sodo in più direzioni. E se è vero che 'siamo quel che mangiamo', sarà meglio, d'ora in avanti, pensarci bene prima di addentare un hamburger."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 maggio 2006)
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