Ethan Frome

USA - 1992
Ethan Frome
Un uomo chino, claudicante, si trascina stancamente su una terra desolata e coperta di neve, estraneo al fragore di un treno in arrivo che sta per fermarsi alla stazione di Starkfield, Massachussetts. Un giovane prete si affaccia dal finestrino del treno e vede l'uomo che va per la sua strada, conquistando a fatica ogni singolo passo. La vista di quell'anima indebolita e torturata turba il giovane prete. Qualche giorno dopo, il prete incontra il misterioso individuo all'ufficio postale. "Piacere, mi chiamo Smith, sono il nuovo parroco" - si presenta l'uomo. "Frome", è la sua brusca risposta. Gli abitanti del minuscolo villaggio di fine secolo rispondono a mezza bocca alle domande che il prete rivolge su Ethan Frome. Sembra che il loro sentimento dominante nei suoi confronti sia l'indifferenza. Deciso a scoprire qualcosa su quell'uomo per conto proprio, Smith lo assume come suo autista per farsi accompagnare a fare visita ai parrocchiani. Durante una di queste visite, Smith e Frome vengono colti da una violenta tempesta di neve che impedisce loro di continuare il viaggio e li obbliga a cercare riparo nel primo edificio che incontrano, la fattoria di Frome.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE / A COLORI
  • Tratto da: romanzo di Edith Wharton
  • Produzione: AMERICAN PLAYHOUSE THEATRICAL FILMS / STAN WLODKOWSKI
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1993) - PANARECORD

NOTE

- CASTING: BILLY HOPKINS E SUZANNE SMITH

- PRODUTTORE ASSOCIATO: JOHLYN DALE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: LINDSAY LAW E RICHARD PRICE

- PRODOTTO DA: STAN WLODKOWSKY

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1993.

CRITICA

Chi ha visto L'età dell'innocenza non stenterà a riconoscere temi e atmosfere della Wharton. Ma la materia letteraria è troppo complessa e sfumata per le acerbe capacità espressive di Madden che, seppur con dignità, concepisce un film imperdonabilmente inerte e impostato. Così la pudica geometria dei sentimenti scivola nell'aneddoto, l'infamante intreccio del destino scolora in un racconto un po' asettico e i protagonisti s'immiseriscono in espressività. L'emergente Liam Neeson, fragile e possente come un nuovo Harrison Ford, la nevrotica Patricia Arquette e Joan Allen appaiono come storditi, sgomenti, straniati. Mai sconvolti dalle "emozioni nascoste" che sono il prezioso segreto delle pagine della Wharton. (Il Messaggero Fabio Bo 25-10-93) Coraggiosamente, l'inglese John Madden ha scelto invece Ethan Frome per debuttare sul grande schermo dopo un'onorevole carriera televisiva. Ma nonostante la correttezza formale del film, a dispetto della bella fotografia di Bobby Bukowski e dei mezzi profusi per girare tra le nevi del Vermont, la fonte si è rivelata troppo alta perchè ne venisse fuori un film riuscito, e la realizzazione è troppo ben intenzionata e accurata per dare un film facile. (La Repubblica Irene Bignardi 24/ 25-10-93) Pur seccata che molti considerassero "Ethan Frome" il suo capolavoro, Edith Wharton (1862-1937) nella sua autobiografia racconta di non aver mai lavorato a un romanzo con più gioia. Dieci anni trascorsi nelle campagne del New England le avevano fatto conoscere la natura di quella popolazione aspra e chiusa, di quei villaggi rinserrati a lungo nella morsa della neve in cui la claustrofobia alimentava violente passioni. In tale contesto arcaico la scrittrice ambienta la vicenda di un amore non consumato come quello di "L'età dell'innocenza": con la differenza che nei salotti alto borghesi l'infelicità degli innamorati viene ammorbidita dalle buone maniere, mentre sulle montagne selvagge di "Ethan Frome" esplode il dramma. Nell'adattamento cinematografico scritto da Richard Nelson viene aggiunta la cornicetta inutile e manieristica del giovane prete che arriva di fresco nella sua nuova parrocchia e si incuriosisce di Ethan (Liam Neeson), sciancato, scorbutico e solitario, finché qualcuno non provvede a raccontargliene la storia. Molti anni prima l'uomo si era innamorato, riamato, della parente povera Mattie (Patricia Arquette), presa a servizio dalla moglie (Joan Allen) lamentosa e malata. Incapace di opporsi al destino e straziati all'idea di venir separati, i due avevano tentato un bizzarro suicidio su uno slittino lanciato in velocità contro un albero. Interpretato convenzionalmente e di stile illustrativo, il film dell'inglese John Madden si attiene per lo più al testo, ma le poche digressioni (Ethan e Mattie sullo schermo fanno l'amore, lei tenta una prima volta il suicidio con un veleno per topi) sono banalizzanti; e va perduto quel tono intenso e scarno di antica tragedia americana. (La Stampa Alessandra Levantesi 09-12-93)
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