Espiazione

Atonement

GRAN BRETAGNA - 2006
Espiazione
La giovane Bryoni Tallis a soli tredici anni ha già una forte passione per la scrittura e una vivida immaginazione. E questa passione la porterà a commettere un atto che rovinerà la vita di sua sorella Cecilia e del suo giovane innamorato Robbie Turner, figlio della governante, che verrà ingiustamente accusato di violenza sessuale. Nel corso della sua vita Bryoni cercherà di espiare la sua colpa scrivendo un romanzo per raccontare la verità sui fatti accaduti...
  • Altri titoli:
    Reviens-moi
    Abbitte
    Expiación, más allá de la pasión
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - DE LUXE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ian McEwan
  • Produzione: WORKING TITLE FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL, DVD: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT
  • Data uscita 21 Settembre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Il tempo fa il suo corso. Non risana le ferite. E se anche c'è un modo infinito per amare e per espiare le proprie colpe, le forze dell'amore, questa volta, non vincono quelle che tentano di distruggerlo. E' un viaggio nella coscienza degli opposti e nel turbine dei sentimenti, a diverse età e stati d'animo, il film che inaugura la Mostra veneziana, Espiazione, diretto da Joe Wright e ricavato, centellinando ottimamente parole e scene, dall'omonimo e difficile romanzo di Ian McEwan: l'età dell'innocenza, questa volta, è messa in seria discussione, perché l'adolescenza di Briony, immersa nella natura attonita e sensuale di un Surrey estivo nell'anno 1935, manifesta segni di crudeltà emotiva, di pregiudizio sociale, di invasiva gelosia per la sorella Cecilia, interpretata da Keira Knightley. Le due vivono due stagioni contemporanee cronologicamente, ma abissalmente opposte sul piano umano e questa drammatica divisione, scissione, che porta anche a interpretare la realtà in modo diverso - ed è un ottimo, avvincente e moderno accorgimento di regia - non troverà guarigione alcuna. La passione di entrambe per Robbie - aitante e appassionato è l'attore James McAvoy - le travolge come la guerra imminente travolgerà nazione, famiglia, benessere, vite e futuro: Briony, autoritaria, prolifica autrice di sogni e finzione che ha il volto magico e inquietante di Saoirse Ronan, inscenando con la menzogna una strategica e falsa accusa, offusca e distrugge la "stagione dei fiori" della loro vita bohémienne. Gli eventi precipitano, le armi ora sparano e in un superbo ingorgo di corpi e di follia sulla spiaggia di Dunkerque, descritto in un magistrale piano sequenza, Robbie sogna un ritorno che non avverrà. Non avverrà nulla di buono e di bene anche nella vita delle due sorelle, infermiere a Londra: i loro destini non si incroceranno mai più. E la travolgente, appassionata confessione di Briony invecchiata e romanziera famosa - magistrale la presenza di Vanessa Redgrave in questo finale inaspettato - non tradurrà il senso di rabbia in moto di pietà. Il peccato di ùbris (tracotanza) dell'adolescente Briony troverà la sua nemesi finale. Il ticchettio di una macchina da scrivere che batte il tempo dell'amore e della vendetta continuerà per molti, forse, oltre lo schermo.

NOTE

- FILM D'APERTURA ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

- GOLDEN GLOBES 2008 PER MIGLIOR FILM DRAMMATICO E MIGLIOR COLONNA SONORA. ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGIA, ATTRICE E ATTORE PROTAGONISTA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (SAOIRSE RONAN), SCENEGGIATURA.

- OSCAR 2008 PER MIGLIOR COLONNA SONORA A DARIO MARIANELLI. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER MIGLIOR FILM, ATTRICE NON PROTAGONISTA (SAOIRSE RONAN), SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA E COSTUMI.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

Dalle note di regia: "Questo film è incentrato sul potere distruttivo e redentivo della narrazione. Nel corso dei due anni necessari per portare 'Atonement' sullo schermo, lo spettacolare romanzo di Ian McEwan ha fatto emergere significati stratificati, inizialmente nascosti ai miei occhi. Pazzi che si buttano a capofitto lì dove gli angeli hanno paura di camminare. Proprio quando pensavo di aver compreso il significato del libro, un'altra sfaccettatura si rivelava, obbligandomi a ripensare nuovamente a tutto l'insieme. Un libro è un'illusione, una pagina con una serie di simboli che creano una storia nella mente del lettore. Esistono versioni diverse di un libro in base al numero di lettori che lo leggono. Io ho creato un adattamento di ciò che il libro mi comunicava mentre lo leggevo. Anche i film sono un'illusione: ventiquattro fotogrammi che si muovono solo nella propria testa. Questa storia, questo film, perciò, è vostro adesso, da immaginare per voi stessi."

"'Atonement' ('Espiazione') di Joe Wright è una buona trasposizione dell'omonimo romanzo di Ian McEwan, con una regia professionale, un'ottima prova d'attori e una sceneggiatura ambiziosa. (...) Lo scopo evidente è quello di interrompere la credibilità di chi guarda per costringerlo a tornare sempre sui suoi passi, a 'credere' un po' meno a quello che vede. Certo, perché l'effetto riesca bisogna forse essere un Karel Reisz (ricordate 'La donna del tenente francese'?). Wright è qualche spanna più sotto e nelle (troppo) lunghe scene di guerra il suo respiro si fa più affannoso. E il film più legnoso. Ma è anche vero che dopo l'esangue 'Orgoglio e pregiudizio', Wright trova qui una misura non disprezzabile e soprattutto indovina una direzione d'attori di grande livello, con l'acuto finale di una Vanessa Redgrave emozionante fino alla commozione." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 agosto 2007)

"Il film fedele, corretto e ben fatto non ha molto di particolarmente nuovo ma si vede con piacere: la bravura artigianale è notevole ed il senso di colpa che domina la storia è espresso bene." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 agosto 2007)

"Pensa e ripensa Zright non ha tenuto insieme la 'storia' che, da sempre, è l'asse di un racconto cinematografico. 'Atonement' non è un film di guerra, la meditazione su una dolorosa sconfitta. Non è neppure un film psicologico dato che le crudeltà della bambina che scrive di avventure della sorella inesistenti (o diversamente interpretabili) e si ravvede quando la frittata si è bruciata ed è capitato il peggio del peggio (...) alla lunga non reggono. Non è neppure una o cento storie d'amore con liti, scontri, promesse e riconciliazioni. E' un film 'così': probabilmente non meritava di inaugurare la 63ma Mostra d'arte cinematografica di Venezia." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 30 agosto 2007)

"Una struttura narrativa serrata: in tre tempi e in tre luoghi diversi, pronta a seguire, anche con rapidissimi ritorni all'indietro, le varie tappe dell'amore tra Cecilia e Robby e quelle di Briony, ormai diciottenne, diventata anche lei crocerossina per cominciare a espiare. Su questa struttura la regia di Joe Wright ha operato in modo addirittura travolgente nella prima parte, quella della colpa di Briony e delle sue funeste conseguenze. Ritmi ansiosi, immagini secche nonostante la cornice mondana in una bella villa. Gli affanni dosati con fortissime tensioni, musiche prima liriche, il "bel canto italiano", poi quasi funebri. Meno felice, forse, il seguito, ma basterebbe un lungo piano sequenza come pagina di guerra per lodare il regista. Cecilia è Keira Knightley (c'era già in 'Orgoglio e pregiudizio'), Briony invecchiata alla fine è la grande Vanessa Redgrave: riassume il dramma e lo sublima." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 agosto 2007)

"Troppa trama per un film solo. Il copione di Christopher Hampton fa i salti mortali e si inventa mille complicazioni spesso inutili, la regia esibizionista di Wright non lo salva dalla banalità. Il film è ben recitato (avete mai visto un inglese recitare male?) ma è il tipico prodotto british da esportazione, come lo Shakespare fatto a Stratford-on-Avon. Una bella tenuta psicologica nella prima mezz'ora (comunque scopiazzata da 'Messaggero d'amore' di Losey e da tutte le lady Chatterley della storia) non giustifica il tono magniloquente e macchiettistico delle scene di guerra. 'Espiazione' è un film da 6 meno meno basato su temi e idee che miravano, come minimo, al 10 e lode. McEwan ne parla bene, ma è produttore esecutivo e lo deve fare per contratto: in realtà - a parte 'Il giardino di cemento' di Andrew Birkin - è l'ennesimo film non all'altezza dei suoi libri, e prima o poi qualcuno dovrà chiedersi il perché." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 agosto 2007)

"Lussureggiante e un po' leccato nel primo movimento, quando la macchina da presa bracca e registra i primi, impalpabili sussulti e l'attrazione-repulsione ispirati dal sesso attraverso gli occhi febbricitanti di Briony, 'Espiazione' vola alto sull'inferno della guerra, sintetizzata da un memorabile piano-sequenza tra macerie fumanti, lacere truppe e lamenti di feriti oltre che dall'umanizzazione di tutti i protagonisti strappati per sempre al vizio della ricchezza. I1 tocco 'very british' dell'intrattenimento si giova, naturalmente, dell'impeccabile professionismo degli interpreti, dal virile McAvoy alla sensibile Romola Garay (Briony diciottenne) e alla Knightley, ancora più intensa (e anoressica) di come ha conquistato il cuore dei teenagers in 'Sognando Beckham' e la serie dei 'Pirati dei Caraibi'." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 agosto 2007)

"Com'è 'Espiazione'? Diretto dal trentaseienne e già premiatissimo londinese Joe Wright (sue le regie di 'Orgoglio e pregiudizio', di popolari serie tv e dell'ultimo spot 'Coco Mademoiselle' per Chanel), il film ha il passo tradizionale che aspira al classico col virtuosismo stilistico del giovane talento che esibisce la sua bravura, come nel lungo dolente piano sequenza sulla spiaggia di Dunkerque (fine maggio-inizio giugno 1940), con l'evacuazione di decine di migliaia di soldati britannici sconfitti dall'esercito di Hitler. Un paesaggio apocalittico di giostre in disarmo, di fantasmi in divisa, di cavalli uccisi dagli ufficiali, di uomini disperatamente in attesa di imbarcarsi, raccontato da Wright senza mai concedere una pausa di montaggio alla macchina da presa che si muove fluida fra cotanto disastro, reso perciò quasi 'bello'. Lontani i tempi in cui Godard, Chabrol
e Pontecorvo litigavano sull'essenza morale di una carrellata cinematografica, oggi la guerra sullo schermo rischia di prestarsi al manierismo. Nondimeno, anzi proprio per questo suo afflato ad elaborare qualsiasi trauma o lutto nell'affresco immaginifico, 'Espiazione' potrebbe piacere molto al pubblico e - vedrete - conquistare l'anno prossimo la sua dote di premi Oscar." (Oscar Jarussi, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 30 agosto 2007)

"In realtà, di 'Espiazione' basterebbe dire che è un bel fumettone d'amore, di quelli ben realizzati in cui il regista ha saputo puntare sui sentimenti, senza sparare ai personaggi e ai loro singoli percorsi. Del resto, Joe Wright era supportato da un best seller del calibro di 'Atonement' di Ian McEwan, storia "all british" di un amore tra due giovani (...) Tralasciata la tensione autopunitiva del romanzo, Wright punta tutto sull'amore ostacolato dal destino, facendosi forza di una buona fotografia, di un uso serrato del ritmo e delle facce pulite della fresca diva Keira Knightley (protagonista con Wright già in 'Orgoglio e Pregiudizio' e come lì, ben poco espressiva) e del giovane di belle speranze James McAvoy, che regge il film praticamente da solo. Gli effetti sono tutti scontati, ma non per questo meno irresistibili. Si piange quasi dall'inizio alla fine e si esce soddisfatti oltre che velocemente dimentichi." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 30 agosto 2007)

"Un racconto sul senso di colpa, sulle conseguenze nefaste della calunnia, su quello che sarebbe potuto essere e che non è stato; una storia sulla speranza che alla fine il pentimento possa in qualche modo risarcire di quanto ingiustamente tolto. Era una sfida impegnativa la trasposizione cinematografica del romanzo di Ian McEwan Espiazione, ma il regista Joe Wright ha indubbiamente del talento e il risultato - nonostante una sceneggiatura forse troppo ambiziosa - è tutto sommato apprezzabile. L'uso disinvolto della macchina da presa, sorretto da una robusta colonna sonora e da una recitazione all'altezza, soprattutto da parte di James McAvoy nei panni di Robbie Turner, copre in parte le cadute della narrazione. (...) Diviso in tre parti ambientate in luoghi e tempi diversi, il racconto risente di questi passaggi, oltre che di una narrazione a tratti troppo letteraria. Inoltre la parte ambientata durante il conflitto appare decisamente lunga e disomogenea rispetto al racconto principale. Così l'interminabile sequenza sulla spiaggia di Dunkerque finisce per essere una bella quanto inutile esibizione del regista. I continui spostamenti temporali e i cambi di punti di vista, che smontano non sempre linearmente le verità appena acquisite dallo spettatore, rendono comunque piacevole la visione, sino al colpo di scena finale, con una magnifica Vanessa Redgrave nei panni di un'anziana Briony intenta a sublimare la sua vita di espiazione: riscattarsi offrendo una possibilità ad un amore spezzato da un destino da lei così pesantemente influenzato." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 29 settembre 2007)
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