Drive Me Home

ITALIA - 2018
2/5
Drive Me Home
Le scelte che vengono prese dai protagonisti di questo film rappresentano due modi opposti di affrontare la vita. Da un lato Antonio che deciderà di ritornare e piantare le proprie radici nella propria terra, dall'altro Agostino che invece sceglierà di continuare a vivere nel mondo dei camionisti. Proprio quest'ultimo non è stato scelto per caso, per certi versi incarna infatti l'estrema libertà, l'emancipazione da un luogo fisico per ritrovare casa in una comunità di persone itineranti. Una libertà impensabile per chi come loro è cresciuto in un piccolo paese siciliano mosso dalle tipiche dinamiche di una ridotta comunità. Inoltre è un immaginario poco raccontato dal cinema che contiene al suo interno tutto un mondo di peculiarità molto interessanti, come il linguaggio dei camionisti, il loro stile di vita, i loro ritmi e le loro abitudini. Tutto ciò verrà contrapposto allo stile di vita che prediligerà Antonio, fatto di terra e certezze che fino a quel momento non aveva considerato possibili. Il film non si schiera né da una né dall'altra parte, racconta semplicemente l'importanza di scegliersi il modo e il mondo in cui vogliamo trascorrere la nostra vita, sia essa in un casolare in Sicilia oppure su un Tir in giro per l'Europa.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: GIAMPIETRO PREZIOSA, MARCO S. PUCCIONI, MICHELE FORNASERO PER INTHELFILM, INDYCA, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: EUROPICTURES
  • Data uscita 26 Settembre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia "Casetta" Lucchini

Quella di Drive me home prima di tutto è una storia d’amicizia. Protagonisti di questo road movie sono infatti due amici, interpretati da Vinicio Marchioni e Marco D’Amore, che si ritrovano dopo anni di silenzio e incomunicabilità. 


Ma l’opera prima di Simone Catania (classe 1980) mette in campo anche molti altri argomenti: dall’emigrazione alla ricerca delle proprie origini e delle proprie radici fino alla crisi d’identità e all’Europa.


Non sono pochi, dunque, i temi e i vari sottotesti che il regista affronta lungo questo viaggio a due condotto a bordo di un grande camion nero che dal Belgio arriverà fino alla Sicilia, ed è proprio questo il motivo per cui la strada sarà tortuosa non solo per il camionista omosessuale (D’Amore) e il suo vecchio amico (Marchioni), ma (ahimè) per lo stesso regista. 


Di fatto Drive me home troppo volendo, nulla stringe. Ci prova con una fotografia un po’ cupa che spazia dalle aree di sosta dei Paesi Bassi e della Germania fino ai paesaggi e alle valli del Trentino, con le belle e suggestive musiche originali degli Air Kanada, e con i due attori protagonisti non privi di una bella alchimia. Ma tutto questo non basta a non deviare il tir verso territori impervi che non riesce ad attraversare senza cadere nella banalità e nella retorica.


Un viaggio che si conclude infine con una risoluzione che lascia il tempo che trova. Lontani da quel Tir di Alberto Fasulo che mostrava la vita “on the road” del suo protagonista, questo camion vira quindi verso la convenzione, perdendo di vista quello che era il suo fulcro iniziale, ben più interessante: il sentimento di un italiano all’estero. 


Alla ricerca dell’identità anche questo film la perde ed entra in crisi proprio come quell’Europa di cui vuole essere metafora con questo camionista che porta beni da un paese all’altro.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MIBACT, TRENTINO FILM COMMISSION, SICILIA FILM COMMISSION.

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE/FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE'.

CRITICA

"(...) al Torino Film Festival 'Drive Me Home', opera prima di Simone Catania. Protagonisti del road movie (...) sono Marco D'Amore e Vinicio Marchioni. 'Questo progetto è stato concepito anni fa a Londra - spiega il regista - Volevo raccontare quella condizione che molti giovani italiani si trovano a dover affrontare quando lasciano insoddisfatti la loro terra alla ricerca di un posto migliore e di riferimento. (...) In 'Drive Me Home' D'Amore ha dovuto stravolgere completamente l'immagine iconografica alla quale era abituato il pubblico. Ben lontano dal suo personaggio di Ciro Di Marzio della serie "Gomorra", qui ha i capelli biondi con le meches e interpreta un camionista gay. 'Avevamo bisogno di raccontare anche dal punto di vista fisico la trasformazione di Agostino - dice D'Amore - Questo film profondo è stato un viaggio nel viaggio. (...). 'Ognuno di noi ha delle radici, ma anche la libertà fisica di potersi sentire cittadino in qualsiasi luogo di questo pianeta. Anche se oggi non sempre è così purtroppo'." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 29 novembre 2018)
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