Doppio amore

L'amant double

FRANCIA - 2017
3,5/5
Doppio amore
La giovane e fragile Chloé (Marine Vacht) ha un dolore che non passa, somatizza un segreto che custodisce nel ventre e affronta in terapia. Frequenta lo studio di uno psicoterapeuta Paul (Jérémie Reiner) che improvvisamente decide di mettere fine alle loro sedute perché attratto da lei. Anche Chloé è innamorata di lui e accetta di traslocare nel suo appartamento. Ma un giorno scopre che il compagno le nasconde l'esistenza del suo gemello monozigote Louis, che svolge la stessa professione in un altro quartiere di Parigi. Incuriosita decide di prendere un appuntamento con lui....
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Lives of the Twins" di Joyce Carol Oates
  • Produzione: MANDARIN PRODUCTION, FOZ, MARS FILM, FILMS DISTRIBUTION, FRANCE 2 CINÉMA, SCOPE PICTURES
  • Distribuzione: ACADEMY TWO
  • Vietato 14
  • Data uscita 19 Aprile 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
François Ozon continua incessantemente a rileggere il cinema. La disinvoltura e lo stile con cui riesce a spaziare attraverso i generi lo dimostra questo suo ultimo lavoro, che arriva in concorso a Cannes solamente nove mesi dopo il passaggio veneziano di Frantz, suggestivo mélo in bianco e nero ambientato subito dopo la prima guerra mondiale.

Con L'amant double, Ozon torna ai giorni nostri, recupera la splendida (seppur emaciata) Marine Vacht (Giovane e bella) e la getta nelle grinfie dello psicoterapeuta Jérémie Renier. Che per l'occasione si sdoppia: il primo che conosce è il composto, educato, timido e fin troppo riservato Paul (con il quale finisce per fidanzarsi); il secondo è il suo gemello "cattivo", risoluto, virile, violento, con il quale finisce per stabilire una terapia a base di sesso intensivo. Ma, si sa, situazioni di questo tipo hanno i giorni contati...

Naturalmente tutto quello che avete appena letto è solamente l'incipit di un film che, sulle apparenze, gli specchi, i riflessi, i doppi, le proiezioni (di sé, e degli altri) costruisce tutto il suo impianto visivo e narrativo: che parte con un incipit memorabile, una seduta ginecologica in cui l'introspezione vaginale e quella dello sguardo coincidono, e si sviluppa in un saliscendi di situazioni al limite dell'impossibile, comunque sempre con senso del ritmo e della tensione.


Il rimando a Hitchcock ma, soprattutto, a Brian De Palma e, perché no?, a David Cronenberg (Inseparabili, tanto per dirne uno) è tanto dichiarato quanto divertito.

E pur continuando con il divertissment, Ozon non retrocede di un centimetro per quello che riguarda la suspense: in fondo, che si tratti di un film gemello, parassita (...), è chiaro sin dalla prima volta che vediamo Chloe, la protagonista, salire quell'infinita scala a chiocciola per arrivare nello studio dell'analista.

Da quel momento in poi, la rara anomalia del "fetus in fetu" prende vita... Buon divertimento.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ+, FRANCE TÉLÉVISION; IN ASSOCIAZIONE CON: A PLUS, IMAGE 7.

- IN CONCORSO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017).
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